26 Novembre 2020
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Origine, senso e attualità della PASQUA

26-03-2013 23:33 - News
Sabato 30 Marzo 2013
Piccolo Teatro Mauro Bolognini
Via del Presto 5, Pistoia


16.30 / Conferenza / Prof. Domenico Maselli
17.30 / Concerto Corale / Coro Coreano "Chan-Yang"
(di Milano e Piacenza)

INGRESSO LIBERO


La ricorrenza o festa denominata Pasqua ha assunto numerosi valori e significati diversi per ognuno di noi a seconda del senso che diamo alla nostra vita.
Senza dubbio la Pasqua assume un carattere non solo religioso ma anche culturale all´interno di una famiglia, società e nazione.
Si può dire però che questa festa ha un carattere sostanzialmente religioso per chi è credente. Per i cristiani la Pasqua è uno dei momenti fondamentali della propria fede. Un momento in cui si realizza il significato più intenso e più profondo del proprio credo.
Secondo un sondaggio fatto sulla domanda "Cos´è la Pasqua per te?" è interessante notare che "per altri, che improntano la propria vita su valori lontani dalla religione, la Pasqua può essere considerata la festa della primavera, in cui si assiste ad un importante momento di passaggio dalla stagione invernale alla rinascita della natura e delle forze cosmiche che regolano la fertilità e la fecondità del mondo. Per altri ancora la Pasqua è un momento di vacanza, di relax, di divertimento, un momento per riunirsi con i familiari o con gli amici o per dedicarsi ai piaceri della buona tavola. Non è detto che un significato escluda l´altro..."
Non togliendo nulla a tutto ciò, vogliamo comunque riflettere sulla sua origine, di come nasce questa festa, come si evolve nel tempo e cosa può dirci ancora oggi.
Lo faremo ascoltando l´intervento del Prof. Domenico Maselli
e il concerto del Coro "Chan - Yang" della Chiesa Presbiteriana
Prof. Domenico Maselli:
già docente di storia del cristianesimo presso l´università di Firenze, accademico di San Carlo Borromeo nonché deputato alla Camera tra il 1994 e 1996, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia dal 2006 al 2009 e pastore della Chiesa Valdese di Lucca.
Coro "Chan - Yang" della Chiesa Presbiteriana:
Composto da giovani artisti della Corea del Sud e del Giappone, residenti prevalentemente nelle province di Milano e Piacenza, già laureati nel loro paese, che si trovano in Italia per perfezionarsi nel canto lirico. Il coro dedica la propria attività, tra le altre, a raccogliere fondi per le popolazioni bisognose, tra questi: i terremotati del Giappone e il concerto organizzato in collaborazione con la Protezione Civile e la province la provincia di Piacenza a favore delle popolazioni terremotate dell´ Abruzzo.
INFO:Jaime Castellanos 349 42 96 358 • jaime.castellanos@ucebi.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126



Giovedì 26 Novembre

Dio nostro, noi ti ringraziamo, e celebriamo il tuo nome glorioso (I Cronache 29,13)
Ringraziate continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore Nostro Gesù Cristo (Efesini 5,20)

Per ringraziare Dio dei suoi benefici bisogna investire almeno altrettanto tempo di quanto si è impiegato a chiederglieli.
Vincenzo de’ Paoli

I Tessalonicesi 5, 9-15; II Pietro 3, 10-18




Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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