24 Novembre 2020
News

Ora di religione per tutti?

10-10-2017 08:08 - Fede e spiritualità
Con l´avvio del nuovo anno scolastico si ripropone l´eterna questione dell´insegnamento delle religioni a scuola

Se c´è un argomento su cui è difficile e anche noioso addentrarsi è quello della religione a scuola. La questione è pasticciata, l´informazione non aiuta, anzi spesso confonde. Anche in numerose famiglie protestanti non ci sono le idee chiare, con la conseguenza che è più comodo seguire la massa ( non è semplice spiegare ai figli perché dovrebbero fare diversamente, ma, da parte dei genitori, ci vorrebbe anche un po´ di fermezza evangelica !).

"L´ora di religione è per tutti" ha titolato nei giorni scorsi il quotidiano La Stampa , raccontando che cosa succede in una scuola di Chiavazza (Biella), dove l´insegnante cerca di " educare gli alunni, mettendo in evidenza l´amore per il prossimo, la necessità di conoscere e dialogare con gli altri, sulla base dei fondamenti del cattolicesimo e delle altre religioni". Nessuno dovrebbe uscire dall´aula. La classe ha visitato una moschea, una sinagoga , una chiesa "cristiana"( probabilmente cattolica...)

In un momento in cui dominano le divisioni, i muri, i respingimenti e spesso l´odio, l´intenzione della maestra è del tutto condivisibile. Rimane tuttavia un equivoco, tipicamente italo-cattolico, che si riflette nel titolo: attraente, ma sbagliato.

Il Concordato, stipulato nel 1922 tra ussolini e la chiesa cattolica, poi revisionato nel 1984, presidente del Consiglio Craxi, assicura in tutti gli ordini di scuola l´insegnamento della religione cattolica ( Irc), non di altro, e gli alunni che intendono avvalersene lo devono dichiarare all´inizio dell´anno scolastico. Lasciamo stare per un momento il fatto che chi non intende avvalersi dell´Irc dovrebbe essere posto su di un piano di parità con gli altri, mentre la famosa materia "alternativa" è considerata di serie B e quasi sempre svolta superficialmente senza programmi chiari e docenti competenti ( per certi versi era meglio l´esonero ). Quello che invece è chiaro è che l´insegnante di Irc deve limitarsi al cattolicesimo, perché se invece invade l´area delle altre religioni, allora non si giustifica più l´approvazione del vescovo, attualmente necessaria per essere assunti nella scuola pubblica (con lo stipendio pagato dallo stato, anche se l´Italia dovrebbe essere una repubblica laica, non uno stato confessionale). Si dirà che con l´avanzare dell´ecumenismo queste distinzioni sono un po´ arcaiche... ma allora religione è come dire carità, amore del prossimo, solidarità... Cose ottime, per le quali però non c´è bisogno né di Gesù Cristo, né di Maometto, né di religione.

Invece , per lo meno noi protestanti, vorremmo che nella scuola pubblica gli alunni venissero adeguatamente informati sulle religioni nel mondo e sul loro intreccio con la storia delle diverse civiltà, non solo negli aspetti positivi ma anche parlando dell´odio religioso e dei massacri che continuano fino a oggi .

Per questo sono necessarie due cose : l´attuale Irc, fino a quando sarà in vigore il Concordato che lo assicura ( cioè per sempre ), dovrebbe essere collocato in orario scolastico non obbligatorio, ad esempio di pomeriggio (così lo frequenta solo chi vuole e si risolve la questione dell´alternativa o uscita da scuola o studio individuale per gli altri). Naturalmente la Conferenza episcopale si opporrebbe... ma allora si vedrebbe chi è laico non solo a parole.

Obbligatoria per tutti potrebbe essere un´ora settimanale sulla conoscenza delle principali religioni, nell´evolversi delle diverse civiltà. In questo caso gli insegnanti non dipenderebbero dall´ autorità ecclesiatica cattolica ( approvazione del vescovo) , l´impostazione dell´insegnamento dovrebbe essere laica e gli insegnanti assunti come tutti gli altri, con laurea e abilitazione. Come si vede, per fare questo non è necessario cambiare il Concordato. Piuttosto servirebbe un apposito titolo universitario per i docenti.

Al momento attuale ci sono poche speranze che la situazione si modifichi, anzi c´è il rischio di un ulteriore pasticcio perché, in nome del pluralismo e della multiculturalità, l´insegnamento di storia delle religioni, o simile, potrebbe anch´esso essere affidato agli attuali insegnanti di Irc, ( non essendocene altri di pronti), magari previo corso di aggiornamento in primo luogo sull´Islam , poi sugli ebrei , più difficilmente sul protestantesimo. Tra l´altro, non sarebbe male se, oltre a leggere un po´ di Corano e di Bibbia, a scuola si imparasse anche che cristiani non sono non soltanto i cattolici, ma anche i protestanti e gli ortodossi...Dunque che cattolicesimo non vuol dire cristianesimo!

Ai giornalisti ( spesso responsabili di errori e confusioni , a cominciare dallo scrivere sempre " la Chiesa italiana" ( che non esiste, ma che per tutti è quella cattolica) , li si potrebbe invitare a qualche corso di aggiornamento itinerante nelle nostre chiese e opere sparse per l´Italia. In passato qualcosa si era fatto in questa direzione, per iniziativa di Giorgio Peyrot, un credente laico, un giurista che sapeva guardare lontano... Perchè non riprovarci al tempo di internet...?

di Marco Rostan


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126


Martedì 24 Novembre

Tutte le estremità della terra hanno visto la salvezza del nostro Dio (Salmo 98,3)
Si prende forse la lampada per metterla sotto il vaso o sotto il letto? Non la si prende invece per metterla sul candeliere? (Marco 4,21)

Quando calano i raggi del sole, per portare luce a paesi lontani, là viene annunciata la tua misericordia, e la lode a te risuona mille volte. Perché, come la mattina va senza sosta per la terra a portare luce, così una preghiera ininterrotta in molteplici forme si schiude e risplende.
Raymund Weber



I Pietro, 13-21: II Pietro 2, 12-22


Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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