07 Maggio 2021
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Oltre il mistero pasquale

23-03-2018 08:42 - Fede e spiritualità
La Pasqua come passaggio dalla schiavitù alla libertà

«Servirsi di Dio come di una risposta alla domanda sull´origine delle leggi (dell´universo) equivale semplicemente a sostituire un mistero con un altro». Si tratta di una delle frasi più celebri di Stephen Hawking, matematico e astrofisico inglese scomparso da pochi giorni, volto simbolo della scienza del nostro tempo. Una mente visionaria, la sua, che ha saputo unire le più complesse teorie e ricerche in campo fisico e astronomico a una vita pubblica che lo ha fatto conoscere anche alle generazioni più giovani e ai non addetti ai lavori.

La dimensione del mistero, messa in evidenza dallo scienziato inglese, avvolge non di rado la nostra percezione dei contenuti centrali delle festività pasquali. Il tempo della Passione, detto anche Quaresima, pone al centro della nostra riflessione la croce di Gesù. Di conseguenza emerge con tutta la sua pre-potenza il problema della morte. Affrontando questo problema si è tentati di abusare della parola mistero oppure di fare ricorso a un Dio "tappabuchi".

La Pasqua tuttavia non è un mistero impenetrabile. Il senso della Pasqua, tanto di quella ebraica quanto di quella cristiana, è il passaggio dalla schiavitù alla libertà, dalla morte alla vita. Nella prospettiva cristiana non si può comprendere l´annuncio della risurrezione senza passare attraverso il sentiero della croce. Non si può sperare nella risurrezione se non si accetta l´inevitabilità della morte. Per questo motivo nella prassi liturgica delle chiese protestanti la celebrazione del Venerdì Santo assume un significato particolarmente importante. Si tratta di celebrare non tanto la morte di Gesù quanto la nostra individuale e/o collettiva metanoia nei confronti della vita e della morte.

La bellissima parola italiana "ravvedimento" esprime molto meglio delle altre (pentimento, conversione, rinascita, nel senso di born again) il senso del termine greco "metanoia". Ravvedersi significa accogliere una diversa, assolutamente nuova percezione della realtà. Tale accoglienza inizia con la meditazione della Parola ma la forza che la rende possibile non si trova nelle possibilità umane. Qui non contano intenzioni né propositi. Soltanto la Grazia rende possibile una nuova percezione della realtà. Nella prospettiva evangelica si tratta della realtà trasformata dalla Grazia, la realtà che è proprio sotto il dominio del Re dei re, la realtà in cui l´unica legge è l´amore-agape.

Si ha tuttavia l´impressione che l´appello al ravvedimento il più delle volte cada nel vuoto. Non di rado siamo convinti di essere già fuori dalle dinamiche del peccato e di vivere pienamente nella dimensione dell´agape. Altre volte ci sembra invece di sprofondare nel peccato. La verità è tuttavia diversa. Viviamo sempre sospesi tra peccato e Grazia. Abbiamo la certezza che nel momento della nostra morte corporea sperimenteremo pienamente la liberazione dal peccato ma finché ci troviamo nell´al-di-qua, assai spesso il nostro agire è lontanissimo da qualunque manifestazione dell´agape. Il passo necessario dunque è quello di prendere atto della "nostra totale incapacità di fare il bene" (Giovanni Calvino). Solo a questa condizione le nostre azioni potranno essere guidate e dominate dalla Grazia affinché l´agape di Dio si manifesti pienamente per togliere dai nostri occhi ogni velo del mistero.
di Pawel Gajewski


Fonte: Chiesavaldese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 45

Venerdì 7 Maggio

Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in te ogni giorno (Salmo 25,5)
Sappiamo che egli ci esaudisce (I Giovanni 5, 15)


Non voglio allontanarmi da Dio, perché lui non si allontana da me. In ogni strada Egli mi è di guida, perché io non mi perda. Mi porge la sua mano e, sera e mattina, provvede a me, in qualsiasi luogo io mi trovi.
Ludwig Heimbo
ld

Apocalisse 5, 6,14; Proverbi 25, 11-28


Prendersi cura dei fratelli e delle sorelle nel bisogno
commento a:
Non siate in ansietà per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il corpo di che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi: non seminano, non mietono; non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. E voi quanto più degli uccelli valete! Luca 12, 22-24
“Black lives matter”: le vite dei neri contano. È il motto del movimento attivista internazionale, originato all interno della comunità afroamericana, impegnato nella lotta contro il razzismo, in particolare contro gli omicidi delle persone nere da parte della polizia, riportato all attenzione dei media di tutto il mondo a seguito dell uccisione a Minneapolis più di un anno fa dell’afroamericano George Floyd, soffocato da un poliziotto che gli tenne un ginocchio premuto sul collo.
Tutte le vite contano. Non solo quelle dei “neri” d America che da oltre 150 anni dovrebbero avere pari diritti e pari opportunità dei “bianchi”. Contano le vite dei diversi popoli, conta la vita di ogni singolo essere umano che nasce sulla terra. Ma il rispetto della vita dovrebbe estendersi ad ogni essere animato, ad ogni creatura di Dio: siamo tutti figli e figlie del Signore dell universo, padre e madre di tutto ciò cui il suo amore ha dato l esistenza.
Anche in questo campo la Chiesa ha tradito rovinosamente la visione di Dio e l azione di accoglienza e di uguaglianza di Gesù, che diceva “Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli... uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli” (Matteo 23, 8-9). Dio che ha creato tutto e tutti “vuole che tutti siano salvati e vengano alla conoscenza della verità”, ribadisce la Prima lettera a Timoteo (2, 4).
Ci sono centinaia di milioni di persone che vivono in ansietà per sé e per i propri cari perché le condizioni di vita – spesso provocate da altre persone – li mettono in gravi difficoltà e pericoli.
Si può a queste persone dire “Andate in pace, scaldatevi e saziatevi”? chiede Giacomo nella sua lettera (cap. 2 vers. 6). No – ci dice Gesù in un grande racconto che Matteo ci riporta (cap. 25) – sta a te, sta a voi, che vi dite miei discepoli, condividere interessamento, impegno, vita con i fratelli e le sorelle che si trovano nel bisogno.
Questo è compito della Chiesa, questo è compito dei credenti in Cristo: far sì che nessuno debba essere in ansietà per la propria vita.
Oggi tocca a me, a te, alla mia e ad ogni chiesa prendere sul serio la sfida che il nostro tempo ci rivolge. Allora si realizzerà la promessa di Gesù: il Padre ci aiuterà e ci concederà quello che gli chiediamo (Matteo 18, 19).
Emmanuele Paschetto






Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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