29 Maggio 2020
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Oltre il mistero pasquale

23-03-2018 08:42 - Fede e spiritualità
La Pasqua come passaggio dalla schiavitù alla libertà

«Servirsi di Dio come di una risposta alla domanda sull´origine delle leggi (dell´universo) equivale semplicemente a sostituire un mistero con un altro». Si tratta di una delle frasi più celebri di Stephen Hawking, matematico e astrofisico inglese scomparso da pochi giorni, volto simbolo della scienza del nostro tempo. Una mente visionaria, la sua, che ha saputo unire le più complesse teorie e ricerche in campo fisico e astronomico a una vita pubblica che lo ha fatto conoscere anche alle generazioni più giovani e ai non addetti ai lavori.

La dimensione del mistero, messa in evidenza dallo scienziato inglese, avvolge non di rado la nostra percezione dei contenuti centrali delle festività pasquali. Il tempo della Passione, detto anche Quaresima, pone al centro della nostra riflessione la croce di Gesù. Di conseguenza emerge con tutta la sua pre-potenza il problema della morte. Affrontando questo problema si è tentati di abusare della parola mistero oppure di fare ricorso a un Dio "tappabuchi".

La Pasqua tuttavia non è un mistero impenetrabile. Il senso della Pasqua, tanto di quella ebraica quanto di quella cristiana, è il passaggio dalla schiavitù alla libertà, dalla morte alla vita. Nella prospettiva cristiana non si può comprendere l´annuncio della risurrezione senza passare attraverso il sentiero della croce. Non si può sperare nella risurrezione se non si accetta l´inevitabilità della morte. Per questo motivo nella prassi liturgica delle chiese protestanti la celebrazione del Venerdì Santo assume un significato particolarmente importante. Si tratta di celebrare non tanto la morte di Gesù quanto la nostra individuale e/o collettiva metanoia nei confronti della vita e della morte.

La bellissima parola italiana "ravvedimento" esprime molto meglio delle altre (pentimento, conversione, rinascita, nel senso di born again) il senso del termine greco "metanoia". Ravvedersi significa accogliere una diversa, assolutamente nuova percezione della realtà. Tale accoglienza inizia con la meditazione della Parola ma la forza che la rende possibile non si trova nelle possibilità umane. Qui non contano intenzioni né propositi. Soltanto la Grazia rende possibile una nuova percezione della realtà. Nella prospettiva evangelica si tratta della realtà trasformata dalla Grazia, la realtà che è proprio sotto il dominio del Re dei re, la realtà in cui l´unica legge è l´amore-agape.

Si ha tuttavia l´impressione che l´appello al ravvedimento il più delle volte cada nel vuoto. Non di rado siamo convinti di essere già fuori dalle dinamiche del peccato e di vivere pienamente nella dimensione dell´agape. Altre volte ci sembra invece di sprofondare nel peccato. La verità è tuttavia diversa. Viviamo sempre sospesi tra peccato e Grazia. Abbiamo la certezza che nel momento della nostra morte corporea sperimenteremo pienamente la liberazione dal peccato ma finché ci troviamo nell´al-di-qua, assai spesso il nostro agire è lontanissimo da qualunque manifestazione dell´agape. Il passo necessario dunque è quello di prendere atto della "nostra totale incapacità di fare il bene" (Giovanni Calvino). Solo a questa condizione le nostre azioni potranno essere guidate e dominate dalla Grazia affinché l´agape di Dio si manifesti pienamente per togliere dai nostri occhi ogni velo del mistero.
di Pawel Gajewski


Fonte: Chiesavaldese.org

UN GIORNO UNA PAROLA

M A G G I O
Versetto del mese:
“Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio,
ciascuno secondo il dono che ha ricevuto,
lo metta al servizio degli altri”
(I Pietro 4,10)


Salmo della Settimana 131

Venerdì 29 Maggio

La mia lingua celebrerà la tua giustizia, esprimerà la tua lode per sempre (Salmo 45, 28)
I discepoli tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio, benedicendo Dio (Luca 24, 52-53)

Non guardiamo noi stessi le nostre opere, la gioia che abbiamo in te, Signore, è la nostra forza. Non farci diventare oziosi nella nostra via: fa che condividiamo la nostra gioia con tanti.
Lindolfo Weingärtner

Efesini 1, 15-23; II Timoteo 2,1-13


















Preghiera


Signore non ti prego di avere una vita serena,
sazia e gradevole, priva di scosse e di affanni.

Ti prego invece di rimanere sulla mia barca.

> l'altra sponda si avvicina <
e con lei anche la tempesta e la paura.
Paul Roth





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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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