09 Maggio 2021
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«O cresci o muori»?

13-07-2018 08:38 - News
Sono queste le uniche possibilità per una piccola chiesa? Se l´è chiesto una pastora presbiteriana statunitense alle prese con la sua esperienza in una comunità che a prima vista sembrava «morente»

Sue Washburn, pastora della Reunion Presbyterian Church di Mount Pleasant, Pennsylvania racconta:

Lavoravo nella comunità da circa tre mesi quando arrivò il momento della prima riunione con il consiglio di chiesa, i diaconi, i responsabili delle varie attività. Era la prima volta che venivo assegnata a una piccola comunità, ed ero abbastanza "vecchia" da ricordare com´erano le chiese negli anni Settanta, quando le scuole bibliche estive erano un evento comunitario e Natale e Pasqua significavano sedie da aggiungere nel tempio. La chiesa nella quale ero stata chiamata non si riempiva nemmeno nelle feste più grandi.

Così mi presentai all´incontro armata del mio titolo di Reverend, di dati e statistiche, e forte anche della mia precedente occupazione nel mondo della comunicazione. Sapevo che le chiese dovrebbero crescere per avere successo e, accidenti, era proprio questo che dovevamo fare!

Andai a quella riunione con tutta la mia paura e l´ansia riguardo al servire in una chiesa morente. L´incontro cominciò puntualmente e io procedevo spedita presentando le mie grandi idee. Parlai di nuove strategie di comunicazione, di mission e di vision, di cambiamento adattivo, di come attrarre i giovanissimi, i millennials, e probabilmente di un centinaio di altre cose che in quel momento mi sembrava fossero vitali.

Molti dei presenti sedevano tranquillamente. Che cosa stava succedendo? Mi chiesi. Perché non si dimostravano eccitati all´idea di provare tutte quelle novità? Come potevano essere così apatici di fronte a ciò che i loro bassi numeri stavano mostrando? Per caso volevano scomparire?

Nel corso dell´anno successivo imparammo a conoscerci (con le rispettive idiosincrasie) e apprezzarci gli uni gli altri. Eppure il successivo incontro non fu molto diverso dal precedente. Mi presentai con il mio PowerPoint e le mie statistiche e loro sopportarono pazientemente — di nuovo. Verso la fine, una diacona alzò la mano. «Non voglio sembrare scortese» disse, «ma sembra che facciamo la stessa cosa ogni anno e non cambia nulla, sembra che questo non faccia alcuna differenza».

Un altro anziano respinse l´idea che ci fosse bisogno di un qualsiasi cambiamento. Io dichiarai, piuttosto duramente, che non ero il pastore di un ospizio. Dovevamo far crescere i nostri numeri. Un altro anziano, che era (ed è) più saggio di me, osservò che sentiva le stesse storie e statistiche catastrofiste sul loro declino da diversi anni, ma ogni anno Dio era riuscito a trascinarli avanti, spesso con un piccolo numero di nuovi membri. Non abbastanza per mostrare una crescita nelle statistiche, dal momento che molte persone anziane stavano morendo, ma abbastanza per mantenere in vita la comunità.

Dopo un altro anno o giù di lì, abbiamo avuto il battesimo di un ragazzo. Rivolgendomi alle persone presenti nel tempio, ho chiesto a chi era stato battezzato di alzarsi, e ho invitato il giovane a guardare la nuova famiglia in cui stava per entrare. Poi ho chiesto a tutti di sedersi, tranne quelli che erano stati battezzati in quella chiesa. Mi aspettavo che più o meno metà dell´assemblea sarebbe rimasta in piedi, pensando che essendo quella una piccola cittadina, la maggior parte di loro fosse stata battezzata in quella chiesa. Ma mi sbagliavo, e parecchio.

Delle trenta persone, suppergiù, presenti quel giorno, solo due sono rimaste in piedi. In quel momento ho compreso che la chiesa in cui avevo servito per più di tre anni, la chiesa che pensavo non fosse mai cambiata, si era in effetti trasformata continuamente. Anche se non si vedevano mai 50 persone riunite, per 15 anni avevano accolto una piccola folla che aveva sentito la presenza di Gesù in quel tempio e avevano scelto di tornare, settimana dopo settimana, per incontrarlo lì.

Ed è stato a quel punto che ho capito che la parola d´ordine data ai responsabili di piccole comunità è semplicistica: falla crescere o chiudila. Oggi, so che questa è una falsa dicotomia. C´è una terza opzione: le piccole chiese possono vivere e prosperare. Ma queste piccole chiese fiorenti non vengono descritte come storie di successo, i loro pastori non vengono invitati a parlare nelle grandi assemblee e consultazioni. Non ci sono molte risorse destinate a loro. Eppure queste piccole congregazioni continuano a incontrare Gesù e ad accogliere coloro che si uniscono a loro. Restano grati, come Dio rimane fedele.



Fonte: Presbyterian Mission (https://www.presbyterianmission.org/story/pt-0618-small/)

traduzione a cura di Sara Tourn


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 1

Domenica 9 Maggio
Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua grazia (Salmo 66,20)


Il Dio eterno è il tuo rifugio (Deuteronomio 33,27)
La sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono (Luca 1,50)


Ancora prima del sorgere del giorno e della fine della notte, ancora prima che si formassero i monti, per dividere il mare dalla terraferma, sei tu, Signore, il nostro Dio, il rifugio per generazioni. Noi per te viviamo, per te moriamo. Da te veniamo e a te ritorniamo
Eugen Eckert



Luca 11, 1-13; I Timoteo 2, 1-6a; Esodo 32, 7-14

Sperare in Dio fino alla fine

Un commento a:
"Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in Te ogni giorno" (Salmo 25, 5)

Man mano che si va avanti nella vita e i giorni si accumulano uno sull altro diventando mesi, anni, decenni, aumentano i momenti in cui vengono in mente, come in un filmato, le immagini della propria vita, le occasioni felici e le difficoltà affrontate, e soprattutto le persone conosciute, specialmente quelle amate, il cui numero si assottiglia sempre più, lasciando un senso di grande nostalgia.
E nel contempo cresce la coscienza che il tempo che resta per giungere allo scorrere dei titoli di coda del nostro film si riduce rapidamente.
Spesso si paragona la vita ad una maratona. E quando ci si rende conto che la corsa – come scrive l apostolo Paolo a Timoteo – sta per finire, è bello potersi rendere conto che, anche nei momenti più faticosi del percorso, la forza per continuare ti è venuta dalla fede. Anche nell ultimo miglio, dunque, che precede l entrata nello stadio, “corriamo con perseveranza la gara fissando lo sguardo su Gesù” il nostro trainer. Quando giungeremo nello stadio una gran schiera di testimoni ci accoglierà dagli spalti, incitandoci a tagliare il traguardo per ricevere la corona di giustizia.
“Tu sei il Dio della mia salvezza”, afferma il salmista ripassando la sua vita e riconoscendo che ogni giorno la sua corsa è stata sorretta della speranza nel Signore.
In questi lunghi mesi di pandemia abbiamo imparato quante persone siano state tenute in vita dall ossigeno. L ossigeno di Dio è il suo amore. L’amore che ha creato e regge la vita dell’universo e di ogni creatura e che mai avrà termine, perché né morte né vita, nulla potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Romani 8, 38-39).
Questo intreccio di fede, speranza e amore è ciò che avvolge la nostra vita qui ed oltre.
Corriamo dunque la nostra maratona senza perderci d’animo, incitando tutti coloro che corrono con noi a riconoscere che è Dio che ci ha posto un giorno su questa strada, è Dio che ci aiuta nella nostra corsa ed è sempre Lui che ci accoglie sul traguardo.
Emmanuele Paschetto





Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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