19 Maggio 2021
News
percorso: Home > News > Ecumenismo

"Nessun motivo per festeggiare la Riforma"

08-04-2016 13:54 - Ecumenismo
Il nuovo libro del cardinale Müller entra a piedi uniti sulle imminenti celebrazioni per i 500 anni dalle 95 tesi di Lutero

«Noi cattolici non abbiamo alcun motivo per festeggiare il 31 ottobre 1517, la data considerata l’inizio della Riforma che portò allo scisma della cristianità occidentale». Ha il pregio di non usare giri di parole il cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto della congregazione della Fede, per sintetizzare il proprio pensiero sulle imminenti celebrazioni del cinquecentenario dell’affissione delle 95 tesi sul portone della chiesa di Wittenberg da parte di Martin Lutero, che con Müller condivide la terra d’origine, e null’altro evidentemente.
Nella sua ultima fatica letteraria appena pubblicata, “Rapporto sulla speranza”, il cardinale renano, già presidente della commissione ecumenica ai tempi della conferenza episcopale tedesca, dedica spazio a riflessioni sull’impatto avuto dalla Riforma sul cristianesimo del 1500, cattolicesimo in particolare, con conclusioni che però paiono assai distanti da quelle, ad esempio, di papa Francesco, solo per citare le ultime in ordine di tempo e forse le più significative.
«La protestantizzazione della Chiesa cattolica basata su una visione secolare priva di riferimenti alla trascendenza non solo non ci può riconciliare coi protestanti, ma ci impedisce anche di penetrare il mistero di Cristo, perché è in Lui che siamo depositari di una rivelazione soprannaturale cui tutti noi dobbiamo obbedienza dell’intelletto e della volontà». E’ il relativismo, la secolarizzazione il primo male che secondo Müller segna un solco difficilmente colmabile fra le parti in causa.
«Se siamo realmente convinti che la rivelazione divina viene preservata integra e immutata tramite la Scrittura e la Tradizione e nella dottrina della fede, nei sacramenti, nella struttura gerarchica della Chiesa basata sul diritto divino, fondata sul sacramento degli ordini sacri, non possiamo ammettere che esistano ragioni valide per separarsi dalla Chiesa».
Dichiarazioni forti che paiono in contraddizione con molti segnali che giungono da oltre Tevere, come dimostra la risoluta volontà di Bergoglio di recarsi a Lund in Svezia il 31 ottobre di quest’anno per presenziare all’apertura dell’anno consacrato alla Riforma. In Germania celebrazioni, dibattiti, tavole rotonde si sono aperte già con l’inizio del 2016, e le parole del cardinale non mancheranno di fare rumore una volta tradotte, dal momento che Il libro è stato pubblicato per ora solo in Spagna, ma sono imminenti le versioni nelle altre lingue, fra cui l’italiano.
Gli anni post Concilio vaticano II hanno visto compiere degli impensabili balzi in avanti sul sentiero stretto del dialogo, del reciproco riconoscimento, dell’ecumenismo insomma.
Il 17 giugno 2013 è stato pubblicato il documento “Dal conflitto alla comunione. La commemorazione comune luterana-cattolica della riforma nel 2017” che già dal titolo rende evidente lo spirito che ha animato la commissione congiunta, che ha lavorato a fondo per redigere un ampio testo che ha il pregio di non nascondere le cause delle differenze teologiche esistenti, ma che preferisce comunque insistere con tenacia sulla strada del confronto, dell’ecumenismo quale inevitabile processo di crescita comune, come ricordato fin dalle prime righe:
«Nel 2017 i cristiani luterani e cattolici commemoreranno congiuntamente il quinto centenario dell’inizio della Riforma. Oggi tra luterani e cattolici stanno crescendo la comprensione, la collaborazione e il rispetto reciproci. Gli uni e gli altri sono giunti a riconoscere che ciò che li unisce è più di ciò che li divide: innanzitutto la fede comune nel Dio uno e trino e la rivelazione in Gesù Cristo, come pure il riconoscimento delle verità fondamentali della dottrina della giustificazione».
Non vengono qui taciuti i motivi che hanno portato a dolorose fratture e incomunicabilità, ma si vuole andare oltre: «il conflitto del XVI secolo è finito» e vengono proposti cinque imperativi ecumenici considerati ineludibili alla luce del 2017; il primo di questi «cattolici e luterani dovrebbero sempre partire dalla prospettiva dell’unità e non dal punto di vista della divisione, al fine di rafforzare ciò che hanno in comune, anche se è più facile scorgere e sperimentare le differenze» segna la via da seguire, la strada maestra della parola e dell’ascolto.
Le affermazioni del cardinale mostrano come il dialogo sia un fiore da innaffiare sempre con cura per evitare rapidi appassimenti, tanto rapidi quanto lenta e delicata ne è la crescita.
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 27



Martedì 18 Maggio


Ha lasciato il ricordo dei suoi prodigi; il Signore è pietoso e misericordioso (Salmo 111, 4)
Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e diede loro. Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero (Luca 24, 30-31)


Signore Gesù Cristo, è una gioia mangiare e bere in silenzio alla tua mensa, dopo aver udito, capito e amato il senso di questa comunione. E’ una gioia non dover più parlare, spiegare, commentare, ma solo prendere e ricevere.
Andrè Dumas


I Giovanni 4, 1-6; Atti degli apostoli 1, 15-26


Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


Eventi
Foto gallery

Chiesa Evangelica Valdese di Lucca
Via Galli Tassi, 50 - Lucca (Lucca)
C.F 92042770468

MONTE dei PASCHI di SIENA
IBAN IT20 U01030 13707 000001369792

info@luccavaldese.it