02 Luglio 2020
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"Nessun motivo per festeggiare la Riforma"

08-04-2016 13:54 - Ecumenismo
Il nuovo libro del cardinale Müller entra a piedi uniti sulle imminenti celebrazioni per i 500 anni dalle 95 tesi di Lutero

«Noi cattolici non abbiamo alcun motivo per festeggiare il 31 ottobre 1517, la data considerata l’inizio della Riforma che portò allo scisma della cristianità occidentale». Ha il pregio di non usare giri di parole il cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto della congregazione della Fede, per sintetizzare il proprio pensiero sulle imminenti celebrazioni del cinquecentenario dell’affissione delle 95 tesi sul portone della chiesa di Wittenberg da parte di Martin Lutero, che con Müller condivide la terra d’origine, e null’altro evidentemente.
Nella sua ultima fatica letteraria appena pubblicata, “Rapporto sulla speranza”, il cardinale renano, già presidente della commissione ecumenica ai tempi della conferenza episcopale tedesca, dedica spazio a riflessioni sull’impatto avuto dalla Riforma sul cristianesimo del 1500, cattolicesimo in particolare, con conclusioni che però paiono assai distanti da quelle, ad esempio, di papa Francesco, solo per citare le ultime in ordine di tempo e forse le più significative.
«La protestantizzazione della Chiesa cattolica basata su una visione secolare priva di riferimenti alla trascendenza non solo non ci può riconciliare coi protestanti, ma ci impedisce anche di penetrare il mistero di Cristo, perché è in Lui che siamo depositari di una rivelazione soprannaturale cui tutti noi dobbiamo obbedienza dell’intelletto e della volontà». E’ il relativismo, la secolarizzazione il primo male che secondo Müller segna un solco difficilmente colmabile fra le parti in causa.
«Se siamo realmente convinti che la rivelazione divina viene preservata integra e immutata tramite la Scrittura e la Tradizione e nella dottrina della fede, nei sacramenti, nella struttura gerarchica della Chiesa basata sul diritto divino, fondata sul sacramento degli ordini sacri, non possiamo ammettere che esistano ragioni valide per separarsi dalla Chiesa».
Dichiarazioni forti che paiono in contraddizione con molti segnali che giungono da oltre Tevere, come dimostra la risoluta volontà di Bergoglio di recarsi a Lund in Svezia il 31 ottobre di quest’anno per presenziare all’apertura dell’anno consacrato alla Riforma. In Germania celebrazioni, dibattiti, tavole rotonde si sono aperte già con l’inizio del 2016, e le parole del cardinale non mancheranno di fare rumore una volta tradotte, dal momento che Il libro è stato pubblicato per ora solo in Spagna, ma sono imminenti le versioni nelle altre lingue, fra cui l’italiano.
Gli anni post Concilio vaticano II hanno visto compiere degli impensabili balzi in avanti sul sentiero stretto del dialogo, del reciproco riconoscimento, dell’ecumenismo insomma.
Il 17 giugno 2013 è stato pubblicato il documento “Dal conflitto alla comunione. La commemorazione comune luterana-cattolica della riforma nel 2017” che già dal titolo rende evidente lo spirito che ha animato la commissione congiunta, che ha lavorato a fondo per redigere un ampio testo che ha il pregio di non nascondere le cause delle differenze teologiche esistenti, ma che preferisce comunque insistere con tenacia sulla strada del confronto, dell’ecumenismo quale inevitabile processo di crescita comune, come ricordato fin dalle prime righe:
«Nel 2017 i cristiani luterani e cattolici commemoreranno congiuntamente il quinto centenario dell’inizio della Riforma. Oggi tra luterani e cattolici stanno crescendo la comprensione, la collaborazione e il rispetto reciproci. Gli uni e gli altri sono giunti a riconoscere che ciò che li unisce è più di ciò che li divide: innanzitutto la fede comune nel Dio uno e trino e la rivelazione in Gesù Cristo, come pure il riconoscimento delle verità fondamentali della dottrina della giustificazione».
Non vengono qui taciuti i motivi che hanno portato a dolorose fratture e incomunicabilità, ma si vuole andare oltre: «il conflitto del XVI secolo è finito» e vengono proposti cinque imperativi ecumenici considerati ineludibili alla luce del 2017; il primo di questi «cattolici e luterani dovrebbero sempre partire dalla prospettiva dell’unità e non dal punto di vista della divisione, al fine di rafforzare ciò che hanno in comune, anche se è più facile scorgere e sperimentare le differenze» segna la via da seguire, la strada maestra della parola e dell’ascolto.
Le affermazioni del cardinale mostrano come il dialogo sia un fiore da innaffiare sempre con cura per evitare rapidi appassimenti, tanto rapidi quanto lenta e delicata ne è la crescita.

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 1-23


Giovedì 2 Luglio

O Signore, Signore nostro, quant’è magnifico il tuo nome in tutta la terra! (Salmo 8, 1)
Maria disse:«Grandi cose mi ha fatte il Potente. Santo è il suo nome» (Luca 1, 49)

Rallegratevi e risuoni il vostro canto a Dio, nostro sommo bene, il corno proclami al di sopra di ogni grande opera i suoi prodigi!
Paul Gerhardt

Matteo 18, 14-20; I Re 12, 20-33




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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