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Nel XII secolo la prima visita dei valdesi a Roma?

29-03-2016 15:00 - Documenti
La visita è raccontata anche nel film del 1924

In occasione del recente incontro in Vaticano di una delegazione di chiese evangeliche guidata dal moderatore della Tavola valdese, molti giornalisti – come già era successo in occasione della visita del papa nel tempio valdese di Torino – hanno parlato di fatto storico e di «prima volta» per i valdesi.

A dire il vero una delegazione, probabilmente con Valdo e alcuni «Poveri di Lione», era già stata accolta in Vaticano. Nel vecchio film muto sui valdesi, Fedeli per secoli, prodotto dalla Tavola valdese nel 1925, recentemente restaurato (e disponibile in dvd), tutta la prima parte è dedicata alla storia di Valdo, compresa la visita in Vaticano. Siamo nel 1179 e un gruppo di valdesi si mette in viaggio verso la città eterna, per esporre ai Padri riuniti in Concilio e a Gregorio VII la loro situazione e chiedere di poter predicare. I vescovi della Liguadoca e di Provenza denunciano l’ avanzata minacciosa degli eretici càtari, che da movimento evangelico si stavano trasformando in una sorta di setta dei «puri».

A Roma si sta svolgendo il III Concilio lateranense che sanzionerà il nuovo corso della politica papale, iniziato da Gregorio VII. I Poveri sono ben ricevuti e c’ è anche un abbraccio tra uno di loro (Valdo stesso?) e il papa. Gli consegnano la loro Bibbia e chiedono che sia concessa a tutti la libertà di predicare. Vi erano anche donne che predicavano. Nell’ interrogatorio dottrinale alcune domande mettono un po’ in difficoltà i Valdesi (in particolare quelle su Maria), ma comunque non sono scomunicati e, per quanto riguarda la predicazione, il papa rimanda l’ autorizzazione ai vescovi locali. I valdesi rifiutano di obbedire e Valdo risponde con le parole di Pietro e Giovanni: giudicate voi se è giusto, nel cospetto di Dio, di ascoltare voi anzi che Dio» (Atti 4, 19). Parole che anticipano il «Qui sto. Non posso altrimenti» di Lutero, davanti all’ imperatore Carlo V, alla Dieta di Worms (1521).

Tornando all’ attualità e considerando gli incontri del papa con i protestanti italiani, quello con il patriarca ortodosso, quello avvenuto pochi giorni fa con il presidente della Federazione delle chiese protestanti in Svizzera, quelli previsti in ottobre in Svezia con i luterani, riflettendo sul Giubileo indetto proprio quest’ anno, senza il tradizionale preavviso, è chiaro che siamo in presenza di una attenta strategia di papa Bergoglio in vista di un suo ruolo nelle celebrazioni del 1517, i 500 anni della Riforma protestante. Siamo abituati alle fotografie simboliche di molti incontri ecumenici nelle quali il papa si colloca al centro dell’ emiciclo formato dai rappresentanti delle altre chiese. Possiamo immaginare quanto ci sarà di inevitabile (perché ecclesiastically correct) nell’ organizzazione dei vari «eventi» (tutto ormai si chiama così, non importa il contenuto.) Vorremmo però che ci si ricordasse, specie da parte riformata e luterana, che si tratta di festeggiare la Riforma (quella di Lutero, non anche del Concilio di Trento).

Non è stato Lutero a volere la divisione nella chiesa cattolica, ma è stato certamente Lutero ad affermare che è solo la grazia di Dio che ci salva in Gesù Cristo, che la presenza di Cristo risorto rende superfluo un suo vicario, sulla terra; che l’ esistenza di uno Stato Vaticano e del potere temporale che esso esercita non va d’ accordo con la sobrietà evangelica, che tra altro il papa raccomanda. I fondamenti dottrinali cattolici sono oggi gli stessi del Concilio di Trento. Nell’ essenziale non è cambiato nulla.

Il che non ostacola l’ ecumenismo, ma previene la confusione e impedisce che il 2017 si concluda con la convinzione che siamo tutti salvati con un po’ di fede, un po’ di grazia, un po’ di opere, un po’ di Scrittura, un po’ di tradizione... et voilà.

Fonte: Riforma.it
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G I U G N O


Versetto del mese
Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini

(Atti degli apostoli 5,29)




Salmo della settimana: 12

Venerdì 25 Giugno

La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza (Salmo91,4)
Gesù dice: «Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Giovanni 8,31-32)

Il cristiano è mandato allo scoperto, dove «deve restare saldo» con l unico «scudo della fede» e «l elmo della salvezza» e «la spada dello Spirito, che è la parola di Dio, con ogni sorta di preghiere e di supplica» come armi di difesa e di offesa.
Hans Urs Von Balthasar


Matteo 10, 26-33; Atti degli apostoli 13, 13-25


















Preghiera

Signore siamo deboli, timorosi, piccoli.
Ma forse tu vuoi servirti ugualmente di noi.
Facci entrare nel tuo lavoro, non permetterci di aver vissuto per niente.
Conosci quello che siamo, sai che abbiamo, tutti, sete di te,
della vita, della salvezza che ci offri.
Concedici di essere forti in te. Amen


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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