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Musulmani e cristiani contro i luoghi comuni

26-06-2017 18:18 - News
Ieri è stata festeggiata in tutta Italia la festa di chiusura del Ramadan Eid al-fitr, la festa di tutti i musulmani

138 intellettuali musulmani alcuni anni fa sottoscrissero un appello: «Insieme musulmani e cristiani formano oltre metà della popolazione mondiale. Senza pace e giustizia tra queste due comunità religiose, non potrà esserci pace nel mondo. Il futuro dipende dalla pace tra musulmani e cristiani».

Ieri è stata celebrata in tutta Italia la chiusura del Ramadan «Eid al-fitr», festa per i tutti musulmani uniti nel ringraziamento «all´unico Dio per le benedizioni ricevute nel mese di ramadan, nell´augurio di saperle mettere a frutto. Una giornata della famiglia, della pace e dell´armonia – ha ricordato a Riforma.it il presidente dell´Unione delle comunità islamiche in Italia (Ucoii), Izzedin Elzir –, all´insegna dell´integrazione e dell´inclusione. Ieri – prosegue Elzir –, abbiamo festeggiato con gioia la fine del ramadan, un mese, per ognuno di noi, del cambiamento, dell´autodisciplina, della pazienza, della solidarietà e della quotidianità che condividiamo all´interno delle nostre comunità».

Quest´anno «il mese benedetto ramadan si è sovrapposto con una parte del periodo scolastico. In tale periodo il digiuno giornaliero è stato molto lungo e difficile da affrontare e per questo motivo – prosegue Elzir –, come Ucoii, abbiamo diffuso alcune linee guida preparate dai nostri imam e alcuni consigli, come ad esempio, che il digiuno non è obbligatorio per bambini e gli adolescenti e che Dio non obbliga nessuno a digiunare. Chi non se la sentiva di farlo, per patologie, malattie, gravidanza o semplice anzianità, non era tenuto a sostenere questo "sforzo individuale", proprio perché è lo stesso Dio a ordinare di evitare ogni cosa che possa portare una persona a stare male o ad un possibile esaurimento psico-fisico».

Una Giornata, quella di ieri, che si è svolta nel segno della solidarietà. Istituzioni religiose, politiche, culturali e sociali non hanno fatto mancare la propria vicinanza, come ha ricordato a Riforma.it il coordinatore della Commissione Dialogo interreligioso della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), Pawel Andrzej Gajewski: «sorelle e fratelli delle chiese valdesi, battiste e metodiste hanno partecipato attivamente con le comunità musulmane per tutto il mese di ramadan e ieri, alla chiusura di Eid al-fitr, sono stati numerosi gli incontri e i momenti di condivisione. Tante le testimonianze in questo senso e a dimostrazione che sul territorio nazionale sono diffusi e frequenti i rapporti di amicizia e di fraternità tra le chiese rappresentate dalla Fcei e le comunità islamiche. Occasioni, queste, che fanno comprendere quanto il dialogo promosso tra protestanti italiani e comunità islamiche sia reale, concreto, un dialogo che magari non si sofferma sui temi di carattere dottrinale, ma che quotidianamente affronta questioni reali e che toccano temi quali la convivenza nei centri urbani, l´insegnamento, l´inclusione; relazioni che dovremo proseguire nella prospettiva e nella direzione già intrapresa, quella di un dialogo vero e di pratica sul territorio. Come Commissione Fcei – prosegue Gajewski – abbiamo intenzione di potenziare gli strumenti già utilizzati come la rete internet, grazie alla nostra nostra pagina sul sito della Federazione, e promuovere nuovi momenti di incontro e di dialogo con le comunità musulmane per ampliare la rete di contatti e di competenze e poter offrire, a chi lo desideri, nuovo materiale e testi utili per l´approfondimento sulle relazioni intercorse, che ritengo essere molto buone, ma che dovranno progredire verso un costante miglioramento».

Un messaggio importante di vicinanza alle comunità islamiche è giunto dal presidente della Repubblica, dice ancora Izzedi Elzir: «Mattarella ha voluto ricordare i tempi difficili che stiamo vivendo, caratterizzati da un crescendo di radicalismo e di intolleranza e che il "pluralismo dei suoi cittadini arricchisce il senso di appartenenza al progetto di società fondato sugli ideali che ispirano e animano la nostra Costituzione". Messaggio, questo, condiviso dalle comunità religiose che con noi hanno preso parte ai festeggiamenti: dai fratelli valdesi, ai battisti ai metodisti, con i quali condividiamo attività e gesti di solidarietà diffusa, ai fratelli induisti, buddhisti, ebrei che non hanno fatto mancare la loro vicinanza; una vera festa del dialogo interreligioso. Purtroppo – ricorda Elzir –, non possiamo dimenticare che in Italia manca una legge quadro per la libertà religiosa».

Solidarietà e amicizia sono state espresse «nei confronti delle comunità islamiche – ricorda ancora Gajewski –. Parole chiave che hanno echeggiato dal sud al nord Italia ieri; non dobbiamo dimenticarci che le prime vittime degli attentati terroristici "di matrice islamica", sono proprio i musulmani. Il pregiudizio è un macigno difficile da portare sulle spalle. Solo restando uniti, cristiani e musulmani, potremo vincere la battaglia per la giustizia e la verità».


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

F E B B R A I O
Versetto del mese:
“Siete stati riscattati a caro prezzo; non diventate schiavi degli uomini”
(I Corinzi 7, 23)


Salmo della Settimana: 128

Venerdì 21 Febbraio

Dio, il Signore, avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli del cielo, li condusse all’uomo per vedere come li avrebbe chiamati. L’uomo diede dei nomi a tutto il bestiame (Genesi2, 19-20)
Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono,, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto di più di loro? (Matteo 6, 26)

Ci hai fatti tu così, di questa terra anima e cuore. Mantienici nella grazia, fedeli al tuo creato. Fa’ che con gratitudine, con esultanza riconosciamo sempre che tutto è buono ciò che tu hai fatto.
Huub Oosterhuis


II Timoteo 3, 10-17; I Corinzi 10,23 – 11,1


Ascoltare e mettere in pratica la Parola di Dio
commento a Luca 11, 28
“Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica!”

Ricordo che dalle mie parti, vicino a Milano, si usava dire dei figli disubbidienti, riprendendo direttamente dal dialetto: “Non ascolta!”. In effetti quei monelli sentivano, ma non ascoltavano; la parola della mamma o del papà li lasciava come li aveva trovati. Inutile precisare che ciabatta e/o battipanni colmavano il vuoto educativo lasciato da quelle esortazioni e da quei rimproveri inascoltati. Spesso anche noi, a prescindere dall’età siamo, un po’ come quei monelli, impermeabili alla Parola di Dio; leggiamo la Bibbia o ascoltiamo la predicazione, senza metterci, però, veramente in ascolto. Ma cosa vuol dire ascoltare e mettere in pratica la Parola di Dio? Il pensiero corre subito al comandamento e al criterio fondante, dato da Gesù, per un agire coerente e rispettoso del precetto o del divieto in questione: amare Dio con tutto se stesso, amare il prossimo come se stesso. A questo aggiunge una massima di valore universale: essere e agire verso gli altri, come si vorrebbe che gli altri fossero e agissero verso di noi; è la regola aurea. La Bibbia, però, non è solo comandamento, ci offre anche una prospettiva sulla realtà saldamente fondata sulla consapevolezza che Dio c’è e non è spettatore passivo di quanto accade nel mondo. Ascoltare e mettere in pratica la Parola di Dio è, quindi, orientare il nostro atteggiamento e la nostra visione della vita e del mondo a partire da ciò che la Bibbia ci svela di Dio, della vita, di noi stessi. Si tratta di riconoscere, come prima cosa, che Dio, come ci testimonia la Scrittura, ha giudicato, è intervenuto nella storia, per punire e per salvare, di essere fermamente consapevoli che Dio non è lontano né indifferente alla storia del mondo e a quella, pur piccola, di ognuno e ognuna di noi. Dio ha fatto, Dio farà; secondo il suo giudizio, certo, non secondo il nostro! Viviamo, allora, come persone che si nutrono di ciò che la Parola di Dio, letta e meditata, predicata ed ascoltata può dare alla nostra esistenza. Ascoltare e mettere in pratica la Parola di Dio è, in fondo, lasciare che essa ci trasformi e trasformi il nostro sguardo sul mondo, sulla storia, sugli altri e su noi stessi. Amen
Stanislao Calati




Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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