25 Settembre 2020
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Musulmani e cristiani contro i luoghi comuni

26-06-2017 18:18 - News
Ieri è stata festeggiata in tutta Italia la festa di chiusura del Ramadan Eid al-fitr, la festa di tutti i musulmani

138 intellettuali musulmani alcuni anni fa sottoscrissero un appello: «Insieme musulmani e cristiani formano oltre metà della popolazione mondiale. Senza pace e giustizia tra queste due comunità religiose, non potrà esserci pace nel mondo. Il futuro dipende dalla pace tra musulmani e cristiani».

Ieri è stata celebrata in tutta Italia la chiusura del Ramadan «Eid al-fitr», festa per i tutti musulmani uniti nel ringraziamento «all´unico Dio per le benedizioni ricevute nel mese di ramadan, nell´augurio di saperle mettere a frutto. Una giornata della famiglia, della pace e dell´armonia – ha ricordato a Riforma.it il presidente dell´Unione delle comunità islamiche in Italia (Ucoii), Izzedin Elzir –, all´insegna dell´integrazione e dell´inclusione. Ieri – prosegue Elzir –, abbiamo festeggiato con gioia la fine del ramadan, un mese, per ognuno di noi, del cambiamento, dell´autodisciplina, della pazienza, della solidarietà e della quotidianità che condividiamo all´interno delle nostre comunità».

Quest´anno «il mese benedetto ramadan si è sovrapposto con una parte del periodo scolastico. In tale periodo il digiuno giornaliero è stato molto lungo e difficile da affrontare e per questo motivo – prosegue Elzir –, come Ucoii, abbiamo diffuso alcune linee guida preparate dai nostri imam e alcuni consigli, come ad esempio, che il digiuno non è obbligatorio per bambini e gli adolescenti e che Dio non obbliga nessuno a digiunare. Chi non se la sentiva di farlo, per patologie, malattie, gravidanza o semplice anzianità, non era tenuto a sostenere questo "sforzo individuale", proprio perché è lo stesso Dio a ordinare di evitare ogni cosa che possa portare una persona a stare male o ad un possibile esaurimento psico-fisico».

Una Giornata, quella di ieri, che si è svolta nel segno della solidarietà. Istituzioni religiose, politiche, culturali e sociali non hanno fatto mancare la propria vicinanza, come ha ricordato a Riforma.it il coordinatore della Commissione Dialogo interreligioso della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), Pawel Andrzej Gajewski: «sorelle e fratelli delle chiese valdesi, battiste e metodiste hanno partecipato attivamente con le comunità musulmane per tutto il mese di ramadan e ieri, alla chiusura di Eid al-fitr, sono stati numerosi gli incontri e i momenti di condivisione. Tante le testimonianze in questo senso e a dimostrazione che sul territorio nazionale sono diffusi e frequenti i rapporti di amicizia e di fraternità tra le chiese rappresentate dalla Fcei e le comunità islamiche. Occasioni, queste, che fanno comprendere quanto il dialogo promosso tra protestanti italiani e comunità islamiche sia reale, concreto, un dialogo che magari non si sofferma sui temi di carattere dottrinale, ma che quotidianamente affronta questioni reali e che toccano temi quali la convivenza nei centri urbani, l´insegnamento, l´inclusione; relazioni che dovremo proseguire nella prospettiva e nella direzione già intrapresa, quella di un dialogo vero e di pratica sul territorio. Come Commissione Fcei – prosegue Gajewski – abbiamo intenzione di potenziare gli strumenti già utilizzati come la rete internet, grazie alla nostra nostra pagina sul sito della Federazione, e promuovere nuovi momenti di incontro e di dialogo con le comunità musulmane per ampliare la rete di contatti e di competenze e poter offrire, a chi lo desideri, nuovo materiale e testi utili per l´approfondimento sulle relazioni intercorse, che ritengo essere molto buone, ma che dovranno progredire verso un costante miglioramento».

Un messaggio importante di vicinanza alle comunità islamiche è giunto dal presidente della Repubblica, dice ancora Izzedi Elzir: «Mattarella ha voluto ricordare i tempi difficili che stiamo vivendo, caratterizzati da un crescendo di radicalismo e di intolleranza e che il "pluralismo dei suoi cittadini arricchisce il senso di appartenenza al progetto di società fondato sugli ideali che ispirano e animano la nostra Costituzione". Messaggio, questo, condiviso dalle comunità religiose che con noi hanno preso parte ai festeggiamenti: dai fratelli valdesi, ai battisti ai metodisti, con i quali condividiamo attività e gesti di solidarietà diffusa, ai fratelli induisti, buddhisti, ebrei che non hanno fatto mancare la loro vicinanza; una vera festa del dialogo interreligioso. Purtroppo – ricorda Elzir –, non possiamo dimenticare che in Italia manca una legge quadro per la libertà religiosa».

Solidarietà e amicizia sono state espresse «nei confronti delle comunità islamiche – ricorda ancora Gajewski –. Parole chiave che hanno echeggiato dal sud al nord Italia ieri; non dobbiamo dimenticarci che le prime vittime degli attentati terroristici "di matrice islamica", sono proprio i musulmani. Il pregiudizio è un macigno difficile da portare sulle spalle. Solo restando uniti, cristiani e musulmani, potremo vincere la battaglia per la giustizia e la verità».


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

S E T T E M B R E
Versetto del mese:
“Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo”
(II Corinzi 5,19)




Salmo della settimana : 127


Giovedì 24 Settembre

Dal più piccolo al più grande, sono tutti quanti avidi di guadagno; dal profeta al sacerdote, tutti praticano la menzogna. Essi curano alla leggera la piaga del popolo; dicono: «Pace, pace», mentre pace non c’è (Geremia 6,13-14)
Ogni albero si riconosce dal proprio frutto; infatti non si colgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva dai rovi. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore tira fuori il bene (Luca 6, 44,45)

Mi piace / sa ascoltare/ il vento / sulla propria pelle / sentire / gli odori delle cose / Catturare l’anima. / Quelli che hanno la carne / a contatto con la carne del mondo. / Perché lì c’è verità / lì c’è dolcezza / lì c’è sensibilità / lì c’è ancora amore.
Alda Merini

Luca 10, 38-42; II Corinzi 9, 1-9


Siamo stati creati per la vita
Commento a: II Corinzi 5, 4
Noi che siamo in questa tenda gemiamo, oppressi; e perciò desideriamo non già di essere spogliati, ma di essere rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita


Lunedì e martedì i testi del Lezionario Un giorno una Parola ci hanno indotto a riflettere sulla sofferenza e sul dolore che la vita spesso ci impone, su quel senso di abbandono che ci induce talvolta a pensare che persino il Signore si sia allontanato da noi.
Oggi l’apostolo Paolo, però, ci costringe ad elevare il nostro sguardo, ad aprire i nostri cuori e le nostre menti. Spesso i nostri occhi sono fissi sulla fatica, sul dolore nostro come singoli e singole o sulle tragedie a cui assistiamo come umanità, ma qui Paolo ci aiuta ad alzare i nostri volti e ci spinge ad andare oltre. L’apostolo è consapevole che ora siamo oppressi e gemiamo, ma ci ricorda che il nostro desiderio più profondo non può che essere quello di essere rivestiti di una nuova Vita. Cioè afferma che quello che ci appartiene davvero, come uomini e donne creati a immagine di Dio, come fratelli e sorelle di Gesù, non è l’immobilismo stagnante che spesso ci costringe a fermarci al nostro presente, più o meno travagliato. La nostra vocazione più vera è guardare verso la direzione che Gesù ci ha indicato, Gesù che ha vinto la morte, Gesù in tutto e per tutto uomo e dunque modello per ognuno e ognuna di noi.
Noi che viviamo in un mondo di morte, che ci sentiamo destinati alla morte e attratti da quello che ci circonda, che è mortale e mortifero, in realtà siamo stati creati per la Vita e ad essa siamo destinati e destinate. E dunque pur nel dolore, nella fatica, nell’angoscia, la nostra preghiera può salire forte e chiara al Signore che ci ha creati: resta con noi e donaci dei cuori di carne, che sappiano sentire la Tua presenza, impedisci che la nostra speranza si offuschi e donaci una fede che sappia essere salda e forte, gioiosa e colma di amore. Amen.

Erica Sfredda



Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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