24 Novembre 2020
News
percorso: Home > News > Ecumenismo

«Milano capitale ecumenica d´Italia»

31-01-2018 08:46 - Ecumenismo
"Milano capitale ecumenica d´Italia": è questo l´augurio del pastore Paolo Ricca a conclusione delle celebrazioni, di chiusura della Settimana di Preghiera per l´unità dei cristiani (SPUC) che si è svolta il 25 gennaio a Milano. L´incontro ha avuto luogo nel tempio valdese dove venti anni prima, anche grazie alla volontà del Cardinal Martini, ricordato da più voci, era iniziato questo interessante e unico percorso ecumenico.

Daniela Di Carlo, pastora della chiesa valdese, nel saluto di benvenuto ha ripreso il discorso che l´arcivescovo di Milano ha indirizzato alla città lo scorso dicembre nel quale ha dichiarato che «contro la tendenza a lamentarsi sempre di tutto e di tutti» occorre fare «l´elogio delle istituzioni». La pastora Di Carlo ha allora fatto l´elogio delle donne e degli uomini che hanno creduto nel cammino ecumenico anche senza avere un sostegno dalle loro comunità locali. L´elogio di coloro che non si sono arresi alla sfiducia e alle critiche ma hanno creato un linguaggio comune con il quale parlare di Dio.

Sara Comparetti, presidente del Consiglio delle Chiese cristiane, ha ripercorso la storia del CCCM, nato dalla necessità di riconciliazione tra le Chiese cristiane, per «confessare il nostro Signore Gesù Cristo come Dio e Salvatore» con un´unica voce. Ecumenismo significa «imparare a pregare gli uni per gli altri ascoltando le grida di invocazione di chi soffre».

Nell´omelia l´arcivescovo Mario Delpini, si è rivolto al Consiglio per chiedere: «di fare memoria dei nostri peccati che hanno provocato la divisione, a ricordarci – abbiamo appena terminato la celebrazione del V centenario della Riforma – che il seme della divisione è dentro di noi ed è più contorto e insidioso di quanto la buona volontà possa decifrare e rimediare. Ma allo stesso tempo possiamo raccontarci che l´egoismo può essere vinto, che la comunione è realizzabile almeno parzialmente già oggi e non soltanto nel futuro del Regno di Dio».

Potente è la tua mano, Signore (Esodo 15,6): sul testo guida della SPUC 2018 si è sviluppata la riflessione del pastore valdese Paolo Ricca. «Come è bella l´unità e come è bella la diversità - ha detto -, ma la Chiesa è radicalmente una. Chi è più potente: Dio che vuole l´unità o noi che perseveriamo nella divisione? In questi vent´anni abbiamo scoperto di avere lo stesso Dio e, allora, non ci vergogniamo di essere ancora divisi? Vorrei che Milano diventasse la capitale ecumenica d´Italia. Questo è l´augurio che faccio al Consiglio delle Chiese Cristiane». Secondo Ricca fare ecumenismo significa entrare in un´ottica di crescita e cambiamento costante. In questo senso va colto il riferimento a papa Francesco nell´Esortazione apostolica Evangelii gaudium: «La diversità è bella quando accetta di entrare costantemente in un processo di riconciliazione [...] Si tratta di raccogliere quello che lo Spirito ha seminato gli uni negli altri come un dono anche per noi. Ma come, Dio non può darlo a me direttamente? Un´immagine paolina risolve la questione: l´occhio non può dire alla mano: non ho bisogno di te! Il cattolico non può dire al protestante: non ho bisogno di te! Il protestante non può dire all´ortodosso: non ho bisogno di te. Affinché nessuno creda di essere autosufficiente».

L´incontro si è svolto in un clima di grande fraternità e altrettanta intensità spirituale. Hanno accompagnato la liturgia la corale valdese di Milano, il coro del Duomo e il coro del Patriarcato russo. Il Tempio valdese era stracolmo. Il tutto è avvenuto sotto l´impeccabile regia del concistoro valdese che ha gestito l´accoglienza.



Fonte: Chiesavaldese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126


Martedì 24 Novembre

Tutte le estremità della terra hanno visto la salvezza del nostro Dio (Salmo 98,3)
Si prende forse la lampada per metterla sotto il vaso o sotto il letto? Non la si prende invece per metterla sul candeliere? (Marco 4,21)

Quando calano i raggi del sole, per portare luce a paesi lontani, là viene annunciata la tua misericordia, e la lode a te risuona mille volte. Perché, come la mattina va senza sosta per la terra a portare luce, così una preghiera ininterrotta in molteplici forme si schiude e risplende.
Raymund Weber



I Pietro, 13-21: II Pietro 2, 12-22


Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


Eventi
[<<] [Novembre 2020] [>>]
LMMGVSD
      1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30      
Foto gallery

Chiesa Evangelica Valdese di Lucca
Via Galli Tassi, 50 - Lucca (Lucca)
C.F 92042770468

MONTE dei PASCHI di SIENA
IBAN IT20 U01030 13707 000001369792

info@luccavaldese.it