13 Luglio 2020
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«Milano capitale ecumenica d´Italia»

31-01-2018 08:46 - Ecumenismo
"Milano capitale ecumenica d´Italia": è questo l´augurio del pastore Paolo Ricca a conclusione delle celebrazioni, di chiusura della Settimana di Preghiera per l´unità dei cristiani (SPUC) che si è svolta il 25 gennaio a Milano. L´incontro ha avuto luogo nel tempio valdese dove venti anni prima, anche grazie alla volontà del Cardinal Martini, ricordato da più voci, era iniziato questo interessante e unico percorso ecumenico.

Daniela Di Carlo, pastora della chiesa valdese, nel saluto di benvenuto ha ripreso il discorso che l´arcivescovo di Milano ha indirizzato alla città lo scorso dicembre nel quale ha dichiarato che «contro la tendenza a lamentarsi sempre di tutto e di tutti» occorre fare «l´elogio delle istituzioni». La pastora Di Carlo ha allora fatto l´elogio delle donne e degli uomini che hanno creduto nel cammino ecumenico anche senza avere un sostegno dalle loro comunità locali. L´elogio di coloro che non si sono arresi alla sfiducia e alle critiche ma hanno creato un linguaggio comune con il quale parlare di Dio.

Sara Comparetti, presidente del Consiglio delle Chiese cristiane, ha ripercorso la storia del CCCM, nato dalla necessità di riconciliazione tra le Chiese cristiane, per «confessare il nostro Signore Gesù Cristo come Dio e Salvatore» con un´unica voce. Ecumenismo significa «imparare a pregare gli uni per gli altri ascoltando le grida di invocazione di chi soffre».

Nell´omelia l´arcivescovo Mario Delpini, si è rivolto al Consiglio per chiedere: «di fare memoria dei nostri peccati che hanno provocato la divisione, a ricordarci – abbiamo appena terminato la celebrazione del V centenario della Riforma – che il seme della divisione è dentro di noi ed è più contorto e insidioso di quanto la buona volontà possa decifrare e rimediare. Ma allo stesso tempo possiamo raccontarci che l´egoismo può essere vinto, che la comunione è realizzabile almeno parzialmente già oggi e non soltanto nel futuro del Regno di Dio».

Potente è la tua mano, Signore (Esodo 15,6): sul testo guida della SPUC 2018 si è sviluppata la riflessione del pastore valdese Paolo Ricca. «Come è bella l´unità e come è bella la diversità - ha detto -, ma la Chiesa è radicalmente una. Chi è più potente: Dio che vuole l´unità o noi che perseveriamo nella divisione? In questi vent´anni abbiamo scoperto di avere lo stesso Dio e, allora, non ci vergogniamo di essere ancora divisi? Vorrei che Milano diventasse la capitale ecumenica d´Italia. Questo è l´augurio che faccio al Consiglio delle Chiese Cristiane». Secondo Ricca fare ecumenismo significa entrare in un´ottica di crescita e cambiamento costante. In questo senso va colto il riferimento a papa Francesco nell´Esortazione apostolica Evangelii gaudium: «La diversità è bella quando accetta di entrare costantemente in un processo di riconciliazione [...] Si tratta di raccogliere quello che lo Spirito ha seminato gli uni negli altri come un dono anche per noi. Ma come, Dio non può darlo a me direttamente? Un´immagine paolina risolve la questione: l´occhio non può dire alla mano: non ho bisogno di te! Il cattolico non può dire al protestante: non ho bisogno di te! Il protestante non può dire all´ortodosso: non ho bisogno di te. Affinché nessuno creda di essere autosufficiente».

L´incontro si è svolto in un clima di grande fraternità e altrettanta intensità spirituale. Hanno accompagnato la liturgia la corale valdese di Milano, il coro del Duomo e il coro del Patriarcato russo. Il Tempio valdese era stracolmo. Il tutto è avvenuto sotto l´impeccabile regia del concistoro valdese che ha gestito l´accoglienza.



Fonte: Chiesavaldese.org

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 73


Lunedì 13 Luglio

Dissodatevi un campo nuovo, poiché è tempo di cercare il Signore, finché egli non venga, e non spanda su di voi la pioggia della giustizia (Osea 10, 12)
Rivestito l’uomo novo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità (Efesini 4, 24)

Signore, tu conosci il mio cuore, il cuore ansioso che non osa nulla, il cuore orgoglioso che non vuole nulla, il cuore che sopporta, che non si muove, che è pieno di amor proprio. Ti prego, non lasciarmi così come sono, dammi una nuova mente, insegnami a chiedere la tua volontà, insegnami a essere ubbidiente a te.
Maria Hüsing

Galati 1, 11-24; I Re 19, 1-18


Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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