18 Marzo 2019

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Migranti, corridoi umanitari: cosa sono e quanto costano

27-06-2018 15:19 - News
Il progetto pilota ha già portato 1.300 profughi in Italia. Senza spese per lo Stato. Cecilia Pani della Comunità di Sant´Egidio: «È l´unica soluzione per applicare quanto prevede il diritto d´asilo».

Dal 1993 oltre 34 mila migranti sono morti nel tentativo di raggiungere l´Europa: 3.915 solo nel 2017. Numeri che ci aiutano a capire come quella che ci ostiniamo a definire "emergenza migranti" sia un fenomeno a cui assistiamo, senza trovare soluzioni umanitarie, da almeno 25 anni. Ma c´è chi sta sperimentando un modello che permette ai profughi di arrivare a destinazione in sicurezza. «I corridoi umanitari sono l´unica soluzione non solo per applicare quanto prevede il diritto di asilo, ma anche per entrare regolarmente in Italia», dice a Lettera43.it Cecilia Pani, capo-progetto per i corridoi umanitari dall´Etiopia per la Comunità di Sant´Egidio.

I CORRIDOI UMANITARI. Regolati da un protocollo firmato a dicembre 2015 con il ministero dell´interno e quello degli Affari esteri, fino a oggi hanno permesso l´arrivo legale di quasi 1.300 profughi dai campi di Libano e Etiopia, Paesi che ospitano circa 1 milione di rifugiati ciascuno. E tutto a spese della Comunità di Sant´Egidio, della Chiesa Valdese e della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia che a loro volta si finanziano attraverso l´8 per mille. Un modello che è stato già replicato in Francia e Belgio e che, sperano i promotori, potrebbe essere adottato da tutti i Paesi dell´area Schengen. Il prossimo 27 giugno arriveranno regolarmente e in sicurezza dall´Etiopia altri 139 profughi. Si tratta del primo corridoio umanitario che si apre con il governo Conte.

DOMANDA. Quanto costa l´arrivo dei profughi e la loro accoglienza?
RISPOSTA. L´accoglienza base prevede 15 euro al giorno a persona, a cui va aggiunto il biglietto aereo (tra i 300 e i 600 euro), più spese extra per casi delicati. Ovviamente sto indicando una cifra indicativa. Come si può immaginare un profugo accolto a Bolzano costa circa il doppio di uno accolto in Sicilia.

D. Facendo un calcolo sommario sono 5.800 euro a migrante all´anno...
R. Sì, ma ci appoggiamo a una rete di volontari piuttosto consistente. Quasi la totalità dei locali sono offerti gratuitamente da parrocchie, congregazione religiose, strutture Sprar che non sono state riempite ma sono già state organizzate... E poi ci sono le famiglie che offrono l´ospitalità nelle loro case.

D. E come scegliete i beneficiari del progetto?
R. Il criterio di selezione è soprattutto la vulnerabilità: famiglie con un solo genitore, o con figli malati o disabili, singoli vittime di tortura o che hanno già tentato il viaggio ma sono finiti nelle prigioni del Sudan o dell´Egitto. Ma ci assicuriamo anche che almeno un membro del nucleo familiare sia in grado di emanciparsi economicamente entro uno o due anni. Abbiamo scelto di tenere il più possibile unite le famiglie e di non prendere in consegna minori non accompagnati.

D. I singoli casi sono valutati nel Paese d´origine?
R. No, sarebbe un processo troppo lungo. Stiamo parlando di Paesi che ospitano circa 1 milione di rifugiati. I loro campi profughi sono grandi come città.

D. E allora come fate?
R. Lavoriamo su liste di potenziali beneficiari. Abbiamo una rete locale costituita da Ong internazionali, Unhcr e congregazioni religiose. Poi, visto che sono anni che lavoriamo nell´accoglienza, possiamo contare anche sulle segnalazioni di parenti già in Italia. I nominativi vengono anche trasmessi alle autorità consolari italiane dei Paesi coinvolti per permetterne il controllo.

D. E quando arriva il via libera?
R. Prenotiamo loro un posto su un volo di linea. L´arrivo è sempre all´aeroporto di Roma Fiumicino dove il Viminale fa arrivare una task force di esperti per formalizzare le domande di asilo e mandare alla questura impronte digitali e registrazione. Una procedura che sveltisce di molto i tempi di attesa per i documenti.

D. E poi?
R. Il progetto prevede l´accompagnamento del profugo per circa un anno, ma di fatto si interrompe con l´arrivo dei documenti. Le persone che arrivano sono accompagnate nell´apprendimento della lingua e nella ricerca del lavoro e quindi dell´autonomia. Forniamo anche un appoggio psicologico se, come spesso accade, nel loro percorso i migranti hanno subito violenze. Bisogna dire che nella maggior parte dei casi raggiungono la piena autonomia entro due anni.

D. L´arrivo del 27 giugno sarà il primo sotto il nuovo governo. Temete intoppi?
R. Non al momento. Ma il prossimo novembre dovremmo rinnovare il protocollo per altri 500 profughi dall´Etiopia. Speriamo che ce lo accordino rapidamente e senza intralci.

D. Il Viminale ha mai riscontrato criticità?
R. No, anzi. Il suo timore, come quello di altri Stati europei, era quello degli spostamenti secondari. Ovvero la possibilità che i profughi utilizzassero il passaggio verso l´Italia per andare a chiedere asilo altrove. Abbiamo dimostrato che nella stragrande maggioranza dei casi questo non è avvenuto.

D. E la Comunità di Sant´Egidio, ne a riscontrate?
R. Avremmo bisogno di maggiori finanziamenti. Ma d´altra parte l´autofinanziamento permette il coinvolgimento della società civile. Un momento importante per non cadere vittime di paure dettate dall´ignoranza e favorire la piena integrazione.

D. Pensa che i corridoi umanitari possano essere un modello?
R. Esattamente questo è lo spirito. Stiamo parlando di un progetto pilota. Noi ci possiamo permettere solo un numero limitato di profughi per ragioni economiche, ma l´idea è proprio quella che diventi modello per l´accoglienza in Europa. Al momento, per altro, è l´unica forma di ingresso regolare in Italia.

Intervista di CECILIA ATTANASIO GHEZZI




Fonte: Lettera 43

UN GIORNO UNA PAROLA

Salmo della settimana: 10

Lunedì 18 Marzo

Guai a quelli che mettono per iscritto sentenze ingiuste, per negare giustizia ai deboli, per spogliare del lo diritto i poveri (Isaia 10, 1-2)
Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà (Romani 12, 2)

Signore amorevole, liberaci da quell’atteggiamento difensivo che troppo rapidamente ci spinge a rifiutare e respingere, da quell’arroganza che troppo rapidamente ci porta a giudicare, da quella meschinità d’animo che ci impedisce di scoprire il bene presente nell’altro. Liberaci, Signore, affinché possiamo amare ed imparare
Dal Consiglio Ecumenico delle Chiese

Genesi 37, 3-36; I Samuele 14, 1-15




PREGHIERA

E’ buio, Signore, dentro di me, ma presso di te c’è la luce.
Sono solo, ma tu non mi abbandoni.
Sono impaurito, ma presso di te c’è l’ aiuto.
Sono inquieto, ma presso di te c’è la pace.
In me c’è amarezza, ma presso di te c’è pazienza.
Io non comprendo le tue vie, ma tu conosci la mia via.

Ravasi


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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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