26 Novembre 2020
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Metodisti britannici. E´ l´ora di prendere dei rischi nel nome dell´evangelo

05-07-2017 08:25 - Fede e spiritualità
"So di far parte di una chiesa, che al momento, è in declino numerico, ma sono anche legata a un evangelo che in declino non è di certo. Dobbiamo quindi chiederci: non è forse arrivato il momento di essere più radicali nella nostra fede, di prenderci dei rischi nel nome dell´evangelo?" Così ha esordito la pastora Loraine Mellor, nel suo primo discorso da neoeletta presidente della Conferenza metodista britannica.

Quest´anno i metodisti d´oltremanica, riuniti a Birmingham dal 22 al 29 giugno, si sono confrontati in modo schietto e diretto con le statistiche che vedono la storica denominazione protestante perdere ogni anno il 3.5% dei propri membri di chiesa, arrivando al numero attuale di 188 mila fedeli in tutta la Gran Bretagna.

"Sono numeri che rappresentano una sfida che va al di là delle statistiche ma che riguarda il nostro verso essere chiesa– ha detto il segretario della Conferenza, Gareth Powell –. Dobbiamo riprendere sul serio la nostra responsabilità di comunità che esprime quell´amore di Dio che porta ad avere attenzione per le altre persone e guida a Cristo".

Il rapporto sulle statistiche ha dunque aperto un dibattito che, al di là dei numeri, riguarda molti aspetti della testimonianza metodista. "La consistenza numerica delle nostre chiese da sola, non racconta tutta la storia – ha precisato il pastore Doug Swanney che ha presentato alla Conferenza il rapporto -. In base alle stesse statistiche risulta che ogni settimana nelle chiese metodiste della Gran Bretagna passano non meno di mezzo milione di persone" in relazione ad attività interne ed esterne alle chiese stesse, come gruppi giovanili, caffè, iniziative aperte alla società. Questi "modi alternativi di essere chiesa" vanno analizzati e condivisi.

Un´altra caratteristica emersa dal rapporto è che i metodisti sono sempre più una realtà multiculturale. "Nell´area di Londra, per esempio, il 66% dei metodisti non è di origine britannica", sottolinea il pastore Stephen Poxon, presidente del Comitato per l´Eguaglianza, la diversità e l´inclusione (EDI) nella chiesa. A questo riguardo, la Conferenza ha votato una mozione nella quale impegna la chiesa a raggiungere al proprio interno maggiore eguaglianza ed inclusione, non solo tra persone provenienti da altri continenti, ma anche riguardo alla giustizia di genere, al rendere le chiese luoghi ospitali anche per le persone disabili e all´accoglienza delle persone omosessuali.

Infine, alla Conferenza è stato presentato un importante documento congiunto con alcune proposte concrete per il raggiungimento di una più profonda comunione tra La Chiesa metodista britannica e la Chiesa d´Inghilterra. In particolare, il documento, intitolato "Patto per la missione e il ministero", prevede l´introduzione della figura di un "Vescovo presidente" che sovrintenderebbe alla Conferenza metodista britannica. Questa figura potrebbe aprire la strada a un completo riconoscimento dei ministeri e dei sacramenti delle due chiese.

Dall´Italia alla Conferenza ha partecipato la pastora Mirella Manocchio, presidente dell´Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia (OPCEMI).


Fonte: NEV - Notizie Evangeliche
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126



Giovedì 26 Novembre

Dio nostro, noi ti ringraziamo, e celebriamo il tuo nome glorioso (I Cronache 29,13)
Ringraziate continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore Nostro Gesù Cristo (Efesini 5,20)

Per ringraziare Dio dei suoi benefici bisogna investire almeno altrettanto tempo di quanto si è impiegato a chiederglieli.
Vincenzo de’ Paoli

I Tessalonicesi 5, 9-15; II Pietro 3, 10-18




Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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