01 Agosto 2021
News

Messaggio del Pastore in occasione della visita della delegazione del Museo della Riforma di Ginevra

28-10-2013 16:21 - Bibbia e attualità
Culto del 10/10/2013
Lettura del brano: Matteo 5,13-16 - Il sale della terra; la luce del mondo

Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta,e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.

Messaggio:
Care sorelle e cari fratelli,
Con questo culto si conclude la vostra visita a Lucca, volgendo lo sguardo a Colui che ha così congiunto in un vincolo storico e fraterno le nostre due città e soprattutto le nostre comunità.
Se torniamo con il pensiero al Cinquecento scopriamo due città piccole, nelle loro mura, una in riva ad uno splendido lago, l´altra posta ai piedi dei monti. Da protestante quale sono e studioso della riforma, non posso pensare a Ginevra del Cinquecento, senza avere in mente la parabola centrale di questo brano: "Voi siete la luce del mondo, una città posta sul monte non può essere nascosta." La Ginevra di Farel e di Calvino, che attirò a sé i Turrettini, i Mcheli, i Diodati e più di altri 70 gruppi familiari lucchesi, fu nel Cinquecento il luogo dove respirare lo spirito evangelico, studiare la Parola di Dio ed offrire uno spazio di libertà spirituale a chi si sentiva oppresso da una tradizione religiosa che pareva aver perso quell´ "Evangelium sine glossa" , di cui aveva tre secoli prima parlato Francesco d´Assisi.
Nel cuore del Seicento, durante le Pasque Piemontesi del 1655 e la revoca dell´editto di Nantes, Valdesi ed Ugonotti hanno trovato a Ginevra, e in altri cantoni svizzeri, la loro città rifugio.
Anche nel Novecento dopo la Prima Guerra Mondiale le nazioni del mondo hanno guardato a Ginevra come alla città della pace dove far sorgere la Società della Nazioni e dopo la Seconda Guerra Mondiale, protestanti e ortodossi l´hanno scelta come sede del Consiglio Mondiale delle Chiese.
Nell´Ottocento da Ginevra sono venuti in Italia i pedagogisti, formati alla scuole del Pestalozzi e prima fra tutti Matilde Calandrini di origine lucchese e gli evangelizzatori come Gaspar Von Orelli, anche lui di origine lucchese, ad aprirci la via della Riforma. Pur in un apparente distacco, da quell´esperienza la città di Lucca fu tra le prime ad accettare anche nell´Ottocento, entro le sue mura, la presenza di una piccola fiamma di fede riformata e per tutto questo ringraziamo il Signore.
Nella Lucca del Novecento due vescovi, Bartoletti e Agresti, protagonisti del post-concilio, avviarono un processo di comunione con le chiese della Riforma ed aiutarono nella diffusione della Bibbia e nella riscoperta della traduzione del Diodati nel sogno di un legame Lucca-Ginevra.
Siamo riconoscenti al passato, ma insieme siamo turbati della stato in cui è la nostra società, particolarmente in Italia, ma più generalmente nel mondo, in un momento in cui l´equilibrio ecologico è messo in crisi dalle scelte della nostra società, la corruzione e l´avidità sono in terribile crescita e le diseguaglianze tra gli uomini sono sempre maggiori.
E´ quindi necessario che anche noi facciamo un esame di coscienza. Noi stessi, le nostre chiese siamo veramente lampade che risplendono in luogo oscuro? Il ricordo del nostro passato, la riconoscenza per i nostri padri, richiedono un esame di noi stessi, proprio mentre, dopo un lungo inverno ecumenico, vediamo segni vigorosi di un cammino di testimonianza cristiana e di rinnovamento nella stessa chiesa cattolica.
Gesù paragona i suoi credenti al sale ed a una lampada posta in luogo oscuro. Il sale dà sapore, la lampada dà luce, ma Gesù ci avverte che se il sale diventa insipido non è più buono, e se rimaniamo senza olio la lampada si spegne. Come possiamo evitare questo duplice rischio?
In primo luogo cercando nella comunione con Dio e nello studio intelligente e spirituale della Parola di Dio. Gesù ci dice che il sale lo possiamo trovare dentro di noi. ( Marco 9, 50) E´ un frutto del perdono e della grazia che il Signore ci dà( Colossesi 4,6) e che è condito con il sale. La gioia che viene dalla gratitudine per il nostro passato ha sempre bisogno di un esame di coscienza sul nostro presente, certi come siamo che la Riforma è "semper reformanda" ed applicata al nostro tempo ed alla nostra realtà. Mai come in questo tempo l´umanità ha avuto bisogno di una testimonianza attiva al Vangelo ed un cammino unitario dei Cristiani, che avvenga alla sequela del Cristo. La testimonianza del Museo della Riforma è preziosa, ma va unita ad un´analisi del presente ed a una proiezione verso il futuro. Noi speriamo che questa "full immersion" nella nostra storia comune sia stata per voi come per noi anche una ricerca di vincoli sempre più stretti tra noi, chiamati ad un´unica vocazione. Le tre parabole contenute nel brano che abbiamo esaminato ci richiamano a tre valori apparentemente contraddittori, ma in realtà, indispensabili alla vita cristiana.
Il primo è l´ unità necessaria tra cristiani e che è rappresentata dalla città posta sul monte; il secondo è l´ individualità della testimonianza del credente, raffigurata dalla lampada che non può essere nascosta, ma deve essere tenuta alta per illuminare le tenebre circostanti; il terzo trova la sua espressione nel sale che deve sciogliersi nella pasta per darle sapore e che invita il discepolo di Gesù a non personalizzare la propria testimonianza perché il messaggio del Vangelo possa permeare di sé la società.
Si tratta, insomma, di un programma di vita per il credente; e noi, oggi, nella gioiosa comunione di questo incontro fraterno, siamo chiamati a rinnovare la nostra fede. Amen



Fonte: Luccavaldese
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
A G O S T O
Versetto del mese
Signore, porgi l orecchio,e ascolta!
Signore, apri gli occhi e guarda!
(II Re 10,16)



Salmo della settimana: 14


Domenica 1° Agosto
A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà (Luca 12,48)

Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze (Deuteronomio 6,5)
Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo (I Giovanni 4,19)


E’ possibile amare Dio con mezzo cuore? E’ possibile provare un sentimento con solo un pezzo di cuore? Si può immaginare che il cuore sia composito. Effettivamente la tradizione rabbinica dà un suggerimento per certi versi sconcertante: si deve amare Dio sia con l isinto del bene, sia con l istinto del male. Infatti nell’uomo vi è una natura doppia, nel profondo, che lo costringere perennemente a scegliere. Ora, se è chiaro che cosa vuol dire amare Dio con la componente positiva, bisogna capire che cosa significhi amare Dio con quella negativa. Suggerisco che io pratico una forma di amore verso Dio nel momento in cui domino l’istinto del male, indirizzando verso Dio la capacità di dominare la tendenza malvagia.
Benedetto Carucci Viterbi


Matteo 13, 44-46; Filippesi 3, 4b-14; Geremia 1, 4-10









Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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