26 Gennaio 2020

News

Messaggio del Pastore in occasione della visita della delegazione del Museo della Riforma di Ginevra

28-10-2013 16:21 - Bibbia e attualità
Culto del 10/10/2013
Lettura del brano: Matteo 5,13-16 - Il sale della terra; la luce del mondo

Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta,e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.

Messaggio:
Care sorelle e cari fratelli,
Con questo culto si conclude la vostra visita a Lucca, volgendo lo sguardo a Colui che ha così congiunto in un vincolo storico e fraterno le nostre due città e soprattutto le nostre comunità.
Se torniamo con il pensiero al Cinquecento scopriamo due città piccole, nelle loro mura, una in riva ad uno splendido lago, l´altra posta ai piedi dei monti. Da protestante quale sono e studioso della riforma, non posso pensare a Ginevra del Cinquecento, senza avere in mente la parabola centrale di questo brano: "Voi siete la luce del mondo, una città posta sul monte non può essere nascosta." La Ginevra di Farel e di Calvino, che attirò a sé i Turrettini, i Mcheli, i Diodati e più di altri 70 gruppi familiari lucchesi, fu nel Cinquecento il luogo dove respirare lo spirito evangelico, studiare la Parola di Dio ed offrire uno spazio di libertà spirituale a chi si sentiva oppresso da una tradizione religiosa che pareva aver perso quell´ "Evangelium sine glossa" , di cui aveva tre secoli prima parlato Francesco d´Assisi.
Nel cuore del Seicento, durante le Pasque Piemontesi del 1655 e la revoca dell´editto di Nantes, Valdesi ed Ugonotti hanno trovato a Ginevra, e in altri cantoni svizzeri, la loro città rifugio.
Anche nel Novecento dopo la Prima Guerra Mondiale le nazioni del mondo hanno guardato a Ginevra come alla città della pace dove far sorgere la Società della Nazioni e dopo la Seconda Guerra Mondiale, protestanti e ortodossi l´hanno scelta come sede del Consiglio Mondiale delle Chiese.
Nell´Ottocento da Ginevra sono venuti in Italia i pedagogisti, formati alla scuole del Pestalozzi e prima fra tutti Matilde Calandrini di origine lucchese e gli evangelizzatori come Gaspar Von Orelli, anche lui di origine lucchese, ad aprirci la via della Riforma. Pur in un apparente distacco, da quell´esperienza la città di Lucca fu tra le prime ad accettare anche nell´Ottocento, entro le sue mura, la presenza di una piccola fiamma di fede riformata e per tutto questo ringraziamo il Signore.
Nella Lucca del Novecento due vescovi, Bartoletti e Agresti, protagonisti del post-concilio, avviarono un processo di comunione con le chiese della Riforma ed aiutarono nella diffusione della Bibbia e nella riscoperta della traduzione del Diodati nel sogno di un legame Lucca-Ginevra.
Siamo riconoscenti al passato, ma insieme siamo turbati della stato in cui è la nostra società, particolarmente in Italia, ma più generalmente nel mondo, in un momento in cui l´equilibrio ecologico è messo in crisi dalle scelte della nostra società, la corruzione e l´avidità sono in terribile crescita e le diseguaglianze tra gli uomini sono sempre maggiori.
E´ quindi necessario che anche noi facciamo un esame di coscienza. Noi stessi, le nostre chiese siamo veramente lampade che risplendono in luogo oscuro? Il ricordo del nostro passato, la riconoscenza per i nostri padri, richiedono un esame di noi stessi, proprio mentre, dopo un lungo inverno ecumenico, vediamo segni vigorosi di un cammino di testimonianza cristiana e di rinnovamento nella stessa chiesa cattolica.
Gesù paragona i suoi credenti al sale ed a una lampada posta in luogo oscuro. Il sale dà sapore, la lampada dà luce, ma Gesù ci avverte che se il sale diventa insipido non è più buono, e se rimaniamo senza olio la lampada si spegne. Come possiamo evitare questo duplice rischio?
In primo luogo cercando nella comunione con Dio e nello studio intelligente e spirituale della Parola di Dio. Gesù ci dice che il sale lo possiamo trovare dentro di noi. ( Marco 9, 50) E´ un frutto del perdono e della grazia che il Signore ci dà( Colossesi 4,6) e che è condito con il sale. La gioia che viene dalla gratitudine per il nostro passato ha sempre bisogno di un esame di coscienza sul nostro presente, certi come siamo che la Riforma è "semper reformanda" ed applicata al nostro tempo ed alla nostra realtà. Mai come in questo tempo l´umanità ha avuto bisogno di una testimonianza attiva al Vangelo ed un cammino unitario dei Cristiani, che avvenga alla sequela del Cristo. La testimonianza del Museo della Riforma è preziosa, ma va unita ad un´analisi del presente ed a una proiezione verso il futuro. Noi speriamo che questa "full immersion" nella nostra storia comune sia stata per voi come per noi anche una ricerca di vincoli sempre più stretti tra noi, chiamati ad un´unica vocazione. Le tre parabole contenute nel brano che abbiamo esaminato ci richiamano a tre valori apparentemente contraddittori, ma in realtà, indispensabili alla vita cristiana.
Il primo è l´ unità necessaria tra cristiani e che è rappresentata dalla città posta sul monte; il secondo è l´ individualità della testimonianza del credente, raffigurata dalla lampada che non può essere nascosta, ma deve essere tenuta alta per illuminare le tenebre circostanti; il terzo trova la sua espressione nel sale che deve sciogliersi nella pasta per darle sapore e che invita il discepolo di Gesù a non personalizzare la propria testimonianza perché il messaggio del Vangelo possa permeare di sé la società.
Si tratta, insomma, di un programma di vita per il credente; e noi, oggi, nella gioiosa comunione di questo incontro fraterno, siamo chiamati a rinnovare la nostra fede. Amen



Fonte: Luccavaldese

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 133


Sabato 25 Gennaio

Non lo sai tu? Non l’hai mai udito? Il Signore è Dio eterno, il creatore degli estremi confini della terra; egli non si affatica e non si stanca; la sua intelligenza è imperscrutabile (Isaia 40, 28)
Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo (Romani 15, 30)

Non potremo mai comprendere a fondo il giorno, la vita, la morte, la notte, possiamo solo annunciare colui che su tutto vigila, possiamo solamente onorarlo raccontando le meraviglie compiute dal Signore del mondo e affidarci a colui che sorregge terra e cielo
Arno Pötzsch

Deuteronomio 33, 1-16; I Corinzi 2, 10-16


Il buon combattimento della fede
Commento a I Timoteo 6, 12
Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni

Questo versetto della prima epistola a Timoteo sembra essere scritto per noi: da giovani abbiamo fatto la confermazione, per la quale abbiamo scritto al Consiglio di Chiesa una bella confessione di fede, piena di forza e di entusiasmo. Oppure siamo entrati da adulti in una chiesa nuova, e ci hanno chiesto di motivare il nostro ingresso: e noi lo abbiamo fatto pieni di orgoglio per la scelta fatta, ma anche pieni di gioia e di fiducia. O ancora, abbiamo scoperto il Signore che da molto tempo non incontravamo più e abbiamo ripreso ad andare in chiesa e a pregare. Tutti momenti intensi, ricchi anche di emozioni e di convincimento. Spesso anche ricchi di fede, profonda, vera, genuina.
Ma poi? Poi la vita quotidiana riprende, ci sono le preoccupazioni sul lavoro, la famiglia e la casa da gestire, i momenti di svago da organizzare e da vivere. Le nostre vite sono mediamente pienissime di impegni, di “cose da fare”, di persone da incontrare e cosa resta della nostra fede? Cosa rimane della nostra bella confessione di fede? Probabilmente non abbiamo abbandonato la chiesa e se ce lo chiedono continuiamo ad affermare di essere uomini e donne di fede. Anzi spesso non ci viene neppure chiesto, perché tutti vedono che, sia pur con i limiti imposti dalla “vita moderna” siamo comunque presenti, a differenza di altri, che sono spariti. O addirittura abbiamo degli incarichi nella nostra chiesa. Incarichi a cui ci dedichiamo con impegno.
Ma se ci fermiamo per un momento a riflettere con serietà, stiamo combattendo sul serio il “buon combattimento”? Il faro della nostra esistenza, di ogni suo attimo, di ogni sua decisione, è davvero la fede in Dio? Conduciamo una vita trasformata e illuminata da questo? Abbiamo sul serio afferrato la vita eterna alla quale siamo stati chiamati e abbiamo costruito tutta la nostra esistenza intorno a questa speranza con fiducia sempre rinnovata e nutrita continuamente con la lettura della Parola, con il canto, con la preghiera?
Non è una riflessione facile, al Signore, ovviamente, la risposta, ma ognuno di noi potrebbe da oggi cominciare a interrogarsi sulla qualità del proprio combattimento e pregare il Signore di ricevere la forza e il coraggio per essere davvero fedeli servitori. Amen!
di Erica Sfredda


Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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