06 Maggio 2021
News

Messaggio del Pastore in occasione della visita della delegazione del Museo della Riforma di Ginevra

28-10-2013 16:21 - Bibbia e attualità
Culto del 10/10/2013
Lettura del brano: Matteo 5,13-16 - Il sale della terra; la luce del mondo

Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta,e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.

Messaggio:
Care sorelle e cari fratelli,
Con questo culto si conclude la vostra visita a Lucca, volgendo lo sguardo a Colui che ha così congiunto in un vincolo storico e fraterno le nostre due città e soprattutto le nostre comunità.
Se torniamo con il pensiero al Cinquecento scopriamo due città piccole, nelle loro mura, una in riva ad uno splendido lago, l´altra posta ai piedi dei monti. Da protestante quale sono e studioso della riforma, non posso pensare a Ginevra del Cinquecento, senza avere in mente la parabola centrale di questo brano: "Voi siete la luce del mondo, una città posta sul monte non può essere nascosta." La Ginevra di Farel e di Calvino, che attirò a sé i Turrettini, i Mcheli, i Diodati e più di altri 70 gruppi familiari lucchesi, fu nel Cinquecento il luogo dove respirare lo spirito evangelico, studiare la Parola di Dio ed offrire uno spazio di libertà spirituale a chi si sentiva oppresso da una tradizione religiosa che pareva aver perso quell´ "Evangelium sine glossa" , di cui aveva tre secoli prima parlato Francesco d´Assisi.
Nel cuore del Seicento, durante le Pasque Piemontesi del 1655 e la revoca dell´editto di Nantes, Valdesi ed Ugonotti hanno trovato a Ginevra, e in altri cantoni svizzeri, la loro città rifugio.
Anche nel Novecento dopo la Prima Guerra Mondiale le nazioni del mondo hanno guardato a Ginevra come alla città della pace dove far sorgere la Società della Nazioni e dopo la Seconda Guerra Mondiale, protestanti e ortodossi l´hanno scelta come sede del Consiglio Mondiale delle Chiese.
Nell´Ottocento da Ginevra sono venuti in Italia i pedagogisti, formati alla scuole del Pestalozzi e prima fra tutti Matilde Calandrini di origine lucchese e gli evangelizzatori come Gaspar Von Orelli, anche lui di origine lucchese, ad aprirci la via della Riforma. Pur in un apparente distacco, da quell´esperienza la città di Lucca fu tra le prime ad accettare anche nell´Ottocento, entro le sue mura, la presenza di una piccola fiamma di fede riformata e per tutto questo ringraziamo il Signore.
Nella Lucca del Novecento due vescovi, Bartoletti e Agresti, protagonisti del post-concilio, avviarono un processo di comunione con le chiese della Riforma ed aiutarono nella diffusione della Bibbia e nella riscoperta della traduzione del Diodati nel sogno di un legame Lucca-Ginevra.
Siamo riconoscenti al passato, ma insieme siamo turbati della stato in cui è la nostra società, particolarmente in Italia, ma più generalmente nel mondo, in un momento in cui l´equilibrio ecologico è messo in crisi dalle scelte della nostra società, la corruzione e l´avidità sono in terribile crescita e le diseguaglianze tra gli uomini sono sempre maggiori.
E´ quindi necessario che anche noi facciamo un esame di coscienza. Noi stessi, le nostre chiese siamo veramente lampade che risplendono in luogo oscuro? Il ricordo del nostro passato, la riconoscenza per i nostri padri, richiedono un esame di noi stessi, proprio mentre, dopo un lungo inverno ecumenico, vediamo segni vigorosi di un cammino di testimonianza cristiana e di rinnovamento nella stessa chiesa cattolica.
Gesù paragona i suoi credenti al sale ed a una lampada posta in luogo oscuro. Il sale dà sapore, la lampada dà luce, ma Gesù ci avverte che se il sale diventa insipido non è più buono, e se rimaniamo senza olio la lampada si spegne. Come possiamo evitare questo duplice rischio?
In primo luogo cercando nella comunione con Dio e nello studio intelligente e spirituale della Parola di Dio. Gesù ci dice che il sale lo possiamo trovare dentro di noi. ( Marco 9, 50) E´ un frutto del perdono e della grazia che il Signore ci dà( Colossesi 4,6) e che è condito con il sale. La gioia che viene dalla gratitudine per il nostro passato ha sempre bisogno di un esame di coscienza sul nostro presente, certi come siamo che la Riforma è "semper reformanda" ed applicata al nostro tempo ed alla nostra realtà. Mai come in questo tempo l´umanità ha avuto bisogno di una testimonianza attiva al Vangelo ed un cammino unitario dei Cristiani, che avvenga alla sequela del Cristo. La testimonianza del Museo della Riforma è preziosa, ma va unita ad un´analisi del presente ed a una proiezione verso il futuro. Noi speriamo che questa "full immersion" nella nostra storia comune sia stata per voi come per noi anche una ricerca di vincoli sempre più stretti tra noi, chiamati ad un´unica vocazione. Le tre parabole contenute nel brano che abbiamo esaminato ci richiamano a tre valori apparentemente contraddittori, ma in realtà, indispensabili alla vita cristiana.
Il primo è l´ unità necessaria tra cristiani e che è rappresentata dalla città posta sul monte; il secondo è l´ individualità della testimonianza del credente, raffigurata dalla lampada che non può essere nascosta, ma deve essere tenuta alta per illuminare le tenebre circostanti; il terzo trova la sua espressione nel sale che deve sciogliersi nella pasta per darle sapore e che invita il discepolo di Gesù a non personalizzare la propria testimonianza perché il messaggio del Vangelo possa permeare di sé la società.
Si tratta, insomma, di un programma di vita per il credente; e noi, oggi, nella gioiosa comunione di questo incontro fraterno, siamo chiamati a rinnovare la nostra fede. Amen



Fonte: Luccavaldese
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 45

Giovedì 6 Maggio


Gli occhi di tutti sono rivolti a te, e tu dai loro cibo a suo tempo. Tu apri la tua mano, e dai cibo a volontà a tutti i viventi (Salmo 145, 15-16)
Non siate in ansia per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il corpo, di che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi: non seminano, non mietono; non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. E voi, quanto più degli uccelli valete!


O Creatore della vita, ti rendiamo grazie per tutto ciò che riceviamo, per ciò ciò che mangiamo e per ciò che beviamo. Noi abbiamo cibo non solo nel momento giusto, ma in ogni tempo; abbiamo nutrimento non solo per saziarci, ma oltre il necessario. Preservaci dunque dall essere insaziabili

I Corinzi 14, 6-19; Daniele 12, 1-13

Riprendere il messaggio della salvezza per ogni essere umano
commento a:
Non c è distinzione tra Giudeo e Greco, essendo esso lo stesso Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano (Romani 10,12)


La distinzione tra Giudeo e Greco riflette la mentalità ebraica che, nell’ambito dell Impero romano, vedeva negli Ebrei il popolo eletto e in tutti gli altri, definiti anche Gentili, coloro che non erano oggetto delle benedizioni di Dio.
L apostolo Paolo, dopo aver combattuto quei Giudei che avevano accettato Gesù come Messia di Israele, con la conversione sulla via di Damasco non solo lo riconosce come tale, ma comprende che la sua opera è in favore di tutta l’umanità.
“Gli stranieri sono eredi con noi, membra come noi di un medesimo corpo e con noi partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù mediante il Vangelo” è scritto in Efesini 3, 6.
Questa, nella chiesa della prima generazione, è la grande svolta che Paolo difende a spada tratta, allargando nella lettera ai Galati (3, 28), l abolizione delle categorie divisive che caratterizzano l umanità: “...non c è né schiavo né libero, non c è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo”.
La storia del Cristianesimo ci mostra che purtroppo la Chiesa ha quasi sempre disatteso questo messaggio.
Nell odierno mondo globalizzato è ancora più importante vivere e annunciare questo messaggio universalistico. “Il Signore è ricco verso tutti quelli che lo invocano”, dice Paolo. Ma giustamente aggiunge che, per invocare il Signore, occorre conoscerlo, e per conoscerlo bisogna che qualcuno lo presenti, lo annunci, spieghi chi è.
Tocca a noi dunque – se non vogliamo venir meno al mandato che il Signore Risorto ci ha lasciato – riprendere il messaggio dell accoglienza e della salvezza per ogni essere umano, per ogni popolo. E la chiesa non può limitarsi alla predicazione, ma – come dice Giacomo nella sua lettera (1, 22) - deve vivere coerentemente “mettendo in pratica la Parola e non ascoltandola soltanto.”
Emmanuele Paschetto




Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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