23 Luglio 2021
News

Matteo 22, 35-36

20-05-2016 18:18 - Il Vangelo ci parla
«E uno di loro, dottore della legge, gli domandò, per metterlo alla prova: "Maestro, qual è, nella legge, il gran comandamento?"»

Dopo aver viaggiato molto, Gesù giunge finalmente a Gerusalemme. Lungo il suo marciare ha spesso incontrato degli avversari, persone che hanno tentato di metterlo in difficoltà. Ma l´impressione che si ha leggendo i vangeli è che la maggior parte di avversari lo attenda a Gerusalemme, vicino al Tempio, dove egli e i suoi discepoli si intrattengono in diverse dispute. La domanda che prendiamo in esame oggi gli è rivolta da un fariseo, dottore della legge, dopo che Gesù ha appena risposto ad un altro gruppo di avversari.

Leggendo queste pagine e commentandole, noi credenti poniamo sempre l´accento sullo spirito provocatorio delle domande, quasi che l´oggetto stesso della domanda sia un pretesto, o poco più. La domanda del fariseo è sbagliata, insomma, perché tende a mettere in difficoltà Gesù e, di conseguenza, diventano sbagliate tutte le domande poste al Signore, in maniera diversa da come "noi" le porremmo. Sbagliate le preghiere degli "altri", sbagliate le risposte che un credente, qualsiasi credente diverso, cerca al di fuori del "mio" modo di rapportarmi a Dio.

La domanda del fariseo è una domanda serissima, invece, indipendentemente dallo spirito con la quale egli la presenta a Gesù. Egli cerca una sintesi della scrittura, della legge. Un vademecum che lo aiuti ad interpretare la Parola, una serie di scritti articolata in diversi generi letterari e a partire da interpretazioni teologiche plurali e talvolta contraddittorie. "Io ricerco la verità, Signore, ma come faccio a muovermi nel marasma della Scrittura senza un criterio, senza un punto di riferimento?" Altro che domanda provocatoria! Questa è la domanda di chi offre a Dio le proprie inquietudini.

Tutti e tutte noi ci rivolgiamo a Dio carichi di inquietudini e lo spirito con il quale preghiamo il Signore non è mai tranquillo o pacificato. Altrimenti non avremmo bisogno di pregare. Ma il Signore risponde, talvolta ironicamente, in altri casi in maniera criptica, ma non si prende mai gioco di noi, né ammette che giudichiamo con sufficienza o snobbismo le domande "mal poste" da chi è diverso da noi. Ci dia Egli la forza di continuare ad affidargli le nostre inquietudini e di essere pronti ad accogliere quelle del nostro prossimo!

di Francesco Sciotto
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
L U G L I O
Versetto del mese
Affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo,
come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi

(Atti degli apostoli 17, 27)


Salmo della settimana: 9


Venerdì 23 Luglio

Gli occhi miei prevengono le veglie della notte, per meditare la tua parola (Salmo 119, 148)
Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo (Luca 2,19)

La parola giusta viene dal silenzio e il silenzio giusto viene dalla Parola
Dietrich Bonhoeffer


Luca 22, 14-20; Atti degli apostoli 23, 1-11














Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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