06 Luglio 2020
News

Matteo 21, 9 di Paolo Ribet

19-03-2016 09:04 - Fede e spiritualità
«Le folle che precedevano e quelle che seguivano, gridavano: “Osanna al Figlio di Davide!...”»

C’è un fatto che mi ha sempre colpito, nella narrazione della “settimana santa”: l’evangelo di Matteo ci dice che, quando Gesù entrò a Gerusalemme, “la folla” lo osannava. Però, qualche capitolo più tardi, lo stesso Matteo afferma (27,20) che i sacerdoti e gli anziani persuasero “la folla” a richiedere Barabba e a far morire Gesù, per cui, alla richiesta di Pilato, tutti gridavano «sia crocifisso!».

È uno strano personaggio, “la folla”, che si muove ora in una direzione ora nell’altra, a seconda degli umori e delle circostanze. Ed è uno strano personaggio, perché è composto da molte persone, ognuna delle quali, presa singolarmente, può essere buona o cattiva come tutti gli altri. Ma quando questi singoli sono messi in gruppo e diventano “la folla”, ecco che la massa indistinta diventa un soggetto operante nella storia, assume una forza e una personalità sua propria, tanto da far paura anche alle persone più potenti – come Pilato.

Si potrà obiettare che non è detto che “la folla” che si stringe entusiasta intorno a Gesù fosse formata dalle stesse persone che poi ne chiedono la morte. Non credo, però, che questo sia importante nella narrazione di Matteo. Ambedue, infatti, rappresentano il popolo che ora acclama il Messia e poco dopo lo respinge.

«Osanna» è certamente un’espressione di gioia; ma il suo primo significato è: «Signore, salvaci!». Nella Domenica delle Palme, dunque, il popolo, pur nell’entusiasmo di quel momento, esprime la sua ansia e cerca una via d’uscita da una situazione disperata e disperante. Ma non ha la pazienza di aspettare – Gesù non promette, come Barabba, la lotta per la libertà, una vittoria immediata. E dunque: viva Barabba e che Gesù sia crocifisso!

Non è cambiata, “la folla”, nel corso della storia: ora acclama e domani maledice. Anche credenti molto seri si sono lasciati trascinare in questo vortice a cui è difficile sottrarsi. Ma solo tenendo lo sguardo fisso alla croce di Cristo, i suoi discepoli potranno restare saldi, senza farsi portare «qua e là da ogni vento di dottrina» (Ef. 4,14).

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Fonte: Chiesavaldese.org

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 24-48

Lunedì 6 Luglio

Come è lontano l’oriente dall’occidente, così ha egli allontanato da noi le nostre colpe (Salmo 103,12)
Dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata (Romani 5,20)

Buon Signore Gesù Cristo, io avverto i miei peccati, essi mi mordono, mi danno la caccia e mi atterriscono; dove me ne andrò? Guardo a te, Signore Gesù Cristo, e, sebbene debolmente, credo a te. Comunque mi stringo a te e sono certo che tu hai detto «chi crede in me avrà vita eterna»; sebbene la mia coscienza sia aggravata e il peccato mi atterrisca e mi faccia tremare il cuore, pur tuttavia tu hai detto «figlio mio, sii consolato, i tuoi peccati ti sono perdonati» e «tu avrai la vita eterna e io ti risveglierò nel giorno finale».
Martin Lutero

Galati 6, 1-5; I Re 14, 1-20




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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