18 Ottobre 2021
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Matteo 21, 9 di Paolo Ribet

19-03-2016 09:04 - Fede e spiritualità
«Le folle che precedevano e quelle che seguivano, gridavano: “Osanna al Figlio di Davide!...”»

C’è un fatto che mi ha sempre colpito, nella narrazione della “settimana santa”: l’evangelo di Matteo ci dice che, quando Gesù entrò a Gerusalemme, “la folla” lo osannava. Però, qualche capitolo più tardi, lo stesso Matteo afferma (27,20) che i sacerdoti e gli anziani persuasero “la folla” a richiedere Barabba e a far morire Gesù, per cui, alla richiesta di Pilato, tutti gridavano «sia crocifisso!».

È uno strano personaggio, “la folla”, che si muove ora in una direzione ora nell’altra, a seconda degli umori e delle circostanze. Ed è uno strano personaggio, perché è composto da molte persone, ognuna delle quali, presa singolarmente, può essere buona o cattiva come tutti gli altri. Ma quando questi singoli sono messi in gruppo e diventano “la folla”, ecco che la massa indistinta diventa un soggetto operante nella storia, assume una forza e una personalità sua propria, tanto da far paura anche alle persone più potenti – come Pilato.

Si potrà obiettare che non è detto che “la folla” che si stringe entusiasta intorno a Gesù fosse formata dalle stesse persone che poi ne chiedono la morte. Non credo, però, che questo sia importante nella narrazione di Matteo. Ambedue, infatti, rappresentano il popolo che ora acclama il Messia e poco dopo lo respinge.

«Osanna» è certamente un’espressione di gioia; ma il suo primo significato è: «Signore, salvaci!». Nella Domenica delle Palme, dunque, il popolo, pur nell’entusiasmo di quel momento, esprime la sua ansia e cerca una via d’uscita da una situazione disperata e disperante. Ma non ha la pazienza di aspettare – Gesù non promette, come Barabba, la lotta per la libertà, una vittoria immediata. E dunque: viva Barabba e che Gesù sia crocifisso!

Non è cambiata, “la folla”, nel corso della storia: ora acclama e domani maledice. Anche credenti molto seri si sono lasciati trascinare in questo vortice a cui è difficile sottrarsi. Ma solo tenendo lo sguardo fisso alla croce di Cristo, i suoi discepoli potranno restare saldi, senza farsi portare «qua e là da ogni vento di dottrina» (Ef. 4,14).

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Fonte: Chiesavaldese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
O T T O B R E
Versetto del mese:
Facciamo attenzione gli uni agli altri
per incitarci all’amore e alle buone opere

(Ebrei 10, 24)



Salmo della settimana: 62


Lunedì 18 Ottobre

Dio dice: «Invocami nel giorno della sventura; io ti salverò, e tu mi glorificherai» (Salmo50, 15)
Gettate su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi (I Pietro 5, 7)

Signore, nella nostra stanchezza poni su di noi la tua mano che ridona vigore; Fà soffiare il tuo Spirito che dona vita nuova. Non lasciare che la nostra esistenza si spezzi in mille frammenti e disperda il suo senso in mille incombenze quotidiane. Con te, Signore, c’è sempre una parola nuova da imparare, una nuova speranza in cui porre fiducia. Amen
Luca Baratto

II Tessalonicesi 3, 6-13; Luca 12, 35-48























































Preghiera



Rivelaci, o Dio,
l itinerario che ci hai preparato,
il cammino sul quale vuoi
che siamo in marcia.
Non lasciarci immobili,
ma scuotici e spingici avanti.
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di pace
affinché possiamo osare la pace.
Liberaci dalle false paure e dai
sospetti, rendici la semplicità
dell amore affinché sappiamo
forgiare gli strumenti della
giustizia, della dignità,
del cibo per tutti e
dell amore fraterno -
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di raddrizzarci e di
fortificarci affinché
gli zoppi camminino senza pena,
affinché i reietti siano accolti,
affinché gli esclusi siano reintegrati
nella famiglia umana,
ed affinché tu sia tutto in tutti
Amen

(Maurice Hammely)
dal quaderno della Cevaa
Riforma 20 agosto 2021
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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