29 Settembre 2020
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Matteo 10,40-42

25-11-2015 20:22 - Fede e spiritualità
di Marco Di Pasquale

«Chi riceve voi, riceve me; e chi riceve me, riceve colui che mi ha mandato. Chi riceve un profeta come profeta, riceverà premio di profeta; e chi riceve un giusto come giusto, riceverà premio di giusto. E chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d´acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è un mio discepolo, io vi dico in verità che non perderà affatto il suo premio».

C´era una volta un re, esiliato dal suo regno, che vagava ramingo e solo, di villaggio in villaggio. Se veniva alloggiato malamente e malamente sfamato, ma accolto da re, parlava con quelli di casa con tale confidenza come neppure quand´era a corte con i suoi più intimi. Così fa anche Dio, da quando è in esilio.

Questa breve storiella ebraica sembra spiegare molto bene il significato delle frasi di Gesù. Gesù invia i dodici apostoli in missione, esortandoli e incoraggiandoli, e termina con le parole che abbiamo letto. Perché mai questa missione? Forse per fare propaganda? La risposta di Gesù è un´altra: perché «chi riceve voi, riceve me; e chi riceve me, riceve colui che mi ha mandato». Gesù stesso è inviato in missione per portare l´evangelo; è questa la prima cosa che ci accomuna a lui, come cristiani. Ricevere qualcuno che porta l´evangelo, perché porta l´evangelo, significa ricevere Gesù stesso, e anzi Dio stesso: significa accogliere Dio presso di sé.

Quando diciamo che l´evangelo è Parola di Dio, non intendiamo semplicemente che "sta scritto nella Bibbia". La Bibbia è un libro, che può restare muto come qualsiasi altro libro, se non se ne coglie il messaggio. Intendiamo dire invece che, quando accogliamo l´evangelo, Dio sta realmente parlando con noi, proprio con noi - così familiarmente, come un tempo a corte neanche con i suoi più intimi. Ci sta parlando come alle persone a lui più a care, da lui più stimate. Accogliere chi porta l´evangelo, perché porta l´evangelo, significa accogliere Gesù come il Cristo; e accogliere Gesù Cristo, significa accogliere Dio come Dio: come desidera essere accolto.

Le parole di Gesù ci dicono anche di più. Egli sta dicendo, in sostanza: "Chi accoglie me, accoglie Dio come Dio; e chi lo accoglie in tal modo, partecipa della sua gloria". Quando accogliamo Gesù Cristo nella nostra vita, in noi stessi, siamo resi partecipi della gloria stessa di Dio. E la prima cosa che accade è che Dio ci parla, tanto intimamente, come solo ai profeti e ai giusti. Cosa? Ma se ciascuno e ciascuna di noi, guardandosi dentro, non può considerarsi più di un miserabile?! Eppure, Dio parla a noi, e ci associa alla sua gloria, già ora!

E in che consisterebbe questa gloria, a cui Dio ci associa? Questo premio, paragonabile a quello dei profeti e dei giusti? La gloria di Dio è visibile, ancora una volta, in Gesù Cristo: è una gloria che attraversa la sofferenza, e fin la morte e l´infamia, e su di esse s´innalza, dopo averle vinte. Ma la buona notizia è che il caro prezzo di quella gloria, alla quale veniamo associati, è stato pagato, interamente, dalle sofferenze di Gesù, che egli ha vinto.

Ecco perché, nell´ultimo versetto, si parla non dei grandi e dei giusti ma dei minimi, dei piccoli. La gloria di Dio è quella di Gesù Cristo, abbassato e umiliato, eppur vittorioso; la gloria di colui che era grande e si è fatto piccolo - la gloria di un re in esilio, come quello della storiella ebraica.

Ecco: noi cristiani e cristiane siamo piccoli, sofferenti, tutt´altro che giusti e grandi. Ma portiamo un messaggio di gloria e di salvezza, portiamo agli altri una persona che è la gloria e la salvezza di Dio. E se qualcuno ci dà un piccolo, misero bicchier d´acqua perché in qualche modo ha riconosciuto in noi quella persona, Gesù Cristo, quegli ha accolto il re in esilio, come re, e non perderà il suo premio.

Fonte: Chiesavaldese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

S E T T E M B R E
Versetto del mese:
“Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo”
(II Corinzi 5,19)




Salmo della settimana : 125


Lunedì 28 Settembre

Ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i cattivi giorni e giungano gli anni dei quali dirai: «Io non ci ho più alcun piacere» (Ecclesiaste 12,3)
Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella legge e i profeti: Gesù da Nazaret, figlio di Giuseppe», Natanaele gli disse: «Può forse venir qualcosa di buono da Nazaret?» Filippo gli rispose: «Vieni a vedere» (Giovanni 1,45-46)

O Dio, Creatore e Signore dell’universo, anima del mondo e fonte della vita, ti lodiamo e ti ringraziamo per tutto ciò che esiste. Tutto è un segno della tua grandezza, della tua potenza, di una genialità che l’uomo può solo completare stupito. Veramente, Signore, tutto è molto bello e noi ci sentiamo avvolti nel mistero infinito della tua presenza.
Sergio Carrarini

Romani 6, 16-23; II Corinzi 10, 12-18




Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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