03 Luglio 2020
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Marine Le Pen giustifica le persecuzioni dei protestanti, immediata la risposta

20-04-2017 08:59 - News
A pochi giorni dal primo turno delle presidenziali d´oltralpe la candidata del Front National ha azzardato una singolare interpretazione storica sulle persecuzioni degli ugonotti. La Federazione protestante di Francia: no a odio e divisioni

«Forse sotto Richelieu erano i protestanti ad avere delle esigenze che andavano contro la nazione...»: nel corso di un´intervista televisiva in diretta ieri sera su TF1, la candidata all´Eliseo del Front National Marine Le Pen ha giustificato così le persecuzioni degli ugonotti all´inizio del ´600. La risposta dei protestanti francesi a tanta audacia non si è fatta attendere: in una nota diffusa questa mattina la Federazione protestante di Francia (Fpf) parla di «parole irresponsabili» facendo notare come Marine Le Pen si erga a «pericolosa interprete della storia» e stigmatizzi una confessione.

«La Fpf non è sprovveduta – prosegue la nota – e capisce bene come attraverso il riferimento ai protestanti di ieri, citati con tanta malevolenza e mancanza di rispetto quando invece furono perseguitati e assassinati dal potere reale, "forse" oggi sul banco degli imputati è proprio l´islam».

In una recente intervista al quotidiano "Le Figaro" il presidente della Fpf, pastore François Clavairoly, aveva sottolineato come «il dovere di un autentico rappresentante politico non è quello di suscitare divisioni e odio, ma di unire».

A pochi giorni dal primo turno delle elezioni presidenziali la Fpf torna su questi stessi concetti. Nel comunicato diffuso oggi si legge: «L´estrema destra ancora una volta tiene discorsi che non possono che istigare odio e giustificare la violenza. La Fpf si augura che gli elettori non si facciano abbindolare da questi appelli alla divisione».

Lo scorso 6 aprile dalle colonne del quotidiano "La Croix" la Fpf a tutti i candidati alle presidenziali aveva lanciato l´appello intitolato "Politica, etica e società", affinché non snaturassero il dibattito politico attraverso atteggiamenti cinici che eludono le questioni di fondo, per offrire soltanto un triste spettacolo mediatico.


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 1-23

Venerdì 3 Luglio

Le tue mani mi hanno fatto e formato; dammi intelligenza e imparerò i tuoi comandamenti (Salmo 119, 73)
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo, Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri (I Giovanni 3,23)

Si può comandare di credere? Si può comandare di amare? A viste umane, la risposta è no a entrambe le domande. Nel primo caso, la fede deve essere una libera adesione a una parola che ci interpella e vogliamo con forza rivendicare la nostra possibilità di scelta, soprattutto quella di sottrarci e di dire no, la risposta che ci fa sentire autonomi e maggiorenni. Nel secondo caso, riteniamo forse ancora più assurdo ordinare di provare un sentimento, l’amore, il più alto dei sentimenti, che secondo noi sfugge addirittura al controllo della nostra razionalità, come il bambino capriccioso, Cupido, con cui lo rappresentavano gli antichi. Eppure la parola di Dio ci smentisce clamorosamente, riproponendoci sia il comandamento della fede in Cristo Gesù, sia il comandamento dell’amore per il prossimo. Quando Cristo Gesù ci afferra totalmente, saremo obbligati a divenire suoi schiavi, come successe fra tanti a Paolo di Tarso, servi suoi, privati del loro libero arbitrio, persone che non potranno non pregare quotidianamente «sia fatta la Tua volontà». E anche se il prossimo, magari ostile, o ributtante, antipatico, spregevole, odioso ci apparirà tutto meno che amabile, al nostro agire si imporrà perentorio l’ordine di amarlo, e non tanto a parole, ma a fatti, sull’esempio di Colui che fu capace di amare chi lo inchiodò sulla croce del Golgota.

Galati 3, 6-14; I Re 13, 1-10




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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