26 Novembre 2020
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Marcelo Figueroa, protestante, guiderà l´«Osservatore Romano» argentino

26-07-2016 20:53 - News
Il papa continua a stupire: un evangelico, Marcelo Figueroa, guiderà la neonata edizione de L´Osservatore Romano argentino che aggregherà i contenuti all´edizione settimanale in lingua spagnola e porterà la «voce» di Francesco nel suo paese d´origine.
Una ulteriore spinta al carattere ecumenico del pontificato di Bergoglio proprio alla vigilia della viaggio in Svezia (31 ottobre – 1° novembre 2016) e a pochi mesi dalla ricorrenza del Cinquecentenario della Riforma luterana (1517-2017).
La novità più sorprendente – che ha suscitato qualche disappunto tra i cattolici conservatori, come rivelato dalle agenzie di stampa vaticane – è stata appunto la nomina di Marcelo Figuroea, giornalista radiofonico, biblista e teologo protestante e per venticinque anni direttore della Società biblica argentina, dunque, un collega di lungo corso di Valdo Bertalot, direttore responsabile per l´Italia della Società biblica britannica
e segretario generale della Società biblica in Italia.
«Mi rallegro per questa bella nomina – ha rilevato Bertalot –, una notizia che certamente avrà sorpreso a livello internazionale e nazionale molti evangelici e cattolici.
Tuttavia non mi sorprende, ricordo la lunga amicizia, più che decennale, intercorsa tra Bergoglio e Figueroa. Insieme – prosegue – Bergoglio, allora cardinale, e Figueroa, pastore della Chiesa presbiteriana di S. Andrea e direttore della Società biblica argentina, lavorarono a lungo per promuovere la diffusione del testo biblico
e lo fecero attraverso una trasmissione televisiva, "La Bibbia è una Parola efficace", per il Canale 21. Sebbene la nuova edizione dell´edizione argentina de L´Osservatore Romano sia una novità, non è tuttavia una sorpresa: Francesco e Figueroa, insieme, hanno fatto un cammino ecumenico intorno alla Parola di Dio».
L´edizione argentina dell´organo ufficiale di stampa della Santa Sede inizierà le pubblicazioni a settembre e si caratterizzerà per un numero di pagine da 4 a 8 interamente indirizzate ai lettori del paese latinoamericano, con firme scelte e autorizzate dal papa.
«Figueroa, oltre essere stato per tanti anni alla guida della Società biblica argentina è stato membro di molti Comitati internazionali dell´Alleanza biblica universale, spesso i nostri cammini si sono incrociati – prosegue Bertalot – molto è stato fatto per costruire e promuovere i rapporti interconfessionali, dunque con la chiesa cattolica.
Anche a Roma, in occasione di incontri ecumenici, nei quali partecipava in qualità di biblista, la nostra frequentazione è stata assidua».
L´edizione argentina de L´Osservatore Romano sarà supervisionata dalla Conferenza episcopale argentina e la commissione editoriale usufruirà dell´appoggio del rettore dell´Università Cattolica Argentina, monsignor Victor Manuel Fernandez, noto come il «teologo di fiducia» di Bergoglio.
«Il giornale non sarà semplicemente l´edizione de L´Osservatore tradotto in lingua spagnola – conclude Bertalot – sarà un giornale con la sua autonomia e dunque arricchito con contributi e riflessioni.
Dunque, sulla scia di questa nuova apertura ecumenica e interreligiosa del papa, potrebbero scaturire apprensioni in ambiti sia protestanti sia cattolici. Questa è la dimensione di sorpresa alla quale ci sta abituando papa Francesco, per citare la Bibbia: "A volte il Regno di Dio ci sorprende".
Papa Francesco continua a consegnarci segnali importanti, e proprio in occasione della ricorrenza del Cinquecentenario della Riforma protestante»

Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126



Giovedì 26 Novembre

Dio nostro, noi ti ringraziamo, e celebriamo il tuo nome glorioso (I Cronache 29,13)
Ringraziate continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore Nostro Gesù Cristo (Efesini 5,20)

Per ringraziare Dio dei suoi benefici bisogna investire almeno altrettanto tempo di quanto si è impiegato a chiederglieli.
Vincenzo de’ Paoli

I Tessalonicesi 5, 9-15; II Pietro 3, 10-18




Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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