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Macron: "Il sangue del protestantesimo scorre nelle vene della Francia"

26-09-2017 10:08 - News
Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron è intervenuto al municipio di Parigi all´evento organizzato dalla Federazione protestante di Francia in occasione del Cinquecentenario della Riforma di Lutero

Sono passate da poco le ore 21 di venerdì 22 settembre quando il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron prende la parola fra i velluti e gli ori del salone d´onore dell´Hôtel de Ville di Parigi. Davanti a lui una platea di 600 persone che dal primo pomeriggio ha assistito a dibattiti e tavole rotonde. Sono i delegati e i rappresentanti dei protestanti di Francia, ma anche i responsabili di culto di ogni religione, riuniti nel municipio della capitale per celebrare in grande stile i 500 anni della Riforma avviata da Martin Lutero a Wittenberg.

Bisogna tornare al 1985 per un incontro fra l´inquilino dell´Eliseo e gli evangelici transalpini. Allora fu François Mitterrand a ricordare i 300 anni dalla revoca dell´Editto di Nantes. Oggi tocca al suo giovane successore affermare che "500 anni dopo Lutero lo spirito della Riforma soffia ancora sulle chiese protestanti e sulla nostra società", e salutare "lo spirito di indipendenza, la libertà intellettuale, la fiducia nell´uomo che hanno costruito la storia del protestantesimo".

Fra 1 milione e mezzo e 2 milioni di donne e uomini, circa il 2% del totale degli abitanti, i protestanti francesi sono una minoranza, (ma non sono mai stati così numerosi, grazie soprattutto all´impetuosa crescita delle denominazioni evangelical e pentecostali) e per il presidente "il sangue del protestantesimo scorre nelle vene della Francia. Apprezzo che la vostra capacità di mostrare origini così diverse, tradizioni così varie, intonazioni talvolta distanti fra loro siano fonte di una fraternità riscoperta e non di divisione".

La coscienza individuale, la democrazia partecipativa: nell´elencare alcuni dei capisaldi dei protestanti il presidente ha una richiesta: "Abbiamo bisogno che voi continuiate a vigilare sulla nostra Repubblica, che siate sempre la sua avanguardia nelle dispute filosofiche, morali e politiche del nostro tempo. Penso al vostro contributo in tema di istruzione, di giustizia sociale e naturalmente oggi nell´accoglienza dei migranti".

La laicità, baluardo della Repubblica, occupa largo spazio nei 40 minuti di discorso: "Sarei tentato di salutare in primis l´operato laico dei protestanti per le libertà in Francia. Ma vorrebbe dire in qualche modo eludere il motivo per cui siete qui oggi e non dare il giusto spazio alla vostra fede. Possiamo approcciarci alle religioni con una visione interamente culturale. Ma la Riforma fu primo di tutto un atto di fede. E fu uno dei più grandi sconvolgimenti della spiritualità europea. Non renderei per questo un buon servizio alla laicità se mi approcciassi a voi come a un´associazione filosofica. La vostra identità di protestanti non è costruita nella secchezza di una sociologia, ma in un intenso dialogo con Dio ed è questo che la Repubblica rispetta. La laicità non è una religione di Stato, ma è la capacità di far vivere insieme le religioni". Fra una citazione di Jean Baubérot relativa allo "spirito critico quale peculiarità del protestantesimo" e un omaggio al filosofo Paul Ricoeur, di cui ha ricordato di esser stato assistente e allievo, Macron ha lasciato cadere queste parole: "il protestantesimo è nato a Lione": un omaggio in estensione a Pietro Valdo, che dalla città sul Rodano ha dato il via all´epopea valdese, 350 anni prima di Lutero?
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Un discorso evocativo, chiuso con un appello: "Per favore rimanete ciò che siete oggi. Non disertate il deserto". Un rimando al periodo di forti lotte clandestine e grandi sofferenze che va dalla revoca dell´Editto di Nantes del 1685 alla Rivoluzione francese del 1789, periodo noto appunto come il Désert, ad evocare l´esilio degli Ebrei durante l´Esodo.

Il presidente della Federazione protestante di Francia, pastore François Clavairoly, dal canto suo ha esortato la classe politica a "mantenere la promessa repubblicana sul tema dell´accoglienza degli stranieri, del prossimo", e nel ricordare la peculiarità della "pluralità singolare" dei protestanti ha garantito che essi sapranno "essere sempre presenti nel dibattito pubblico quale voce di confronto e dialogo". La Federazione raggruppa oltre 30 Unioni di chiese e più di 80 associazioni, sostanzialmente tutto il panorama riformato e evangelico transalpino.

Il lungo fine settimana di dialogo e celebrazioni aveva preso il via alle 14 di venerdì 22 settembre, con i saluti ufficiali della padrona di casa, la sindaca di Parigi Anne Hidalgo, e ha visto alternarsi sul palco un lungo elenco di intellettuali e rappresentanti religiosi e pubblici che hanno esaminato a 360° tutti gli aspetti storici, politici, culturali, artistici che la Riforma protestante ha veicolato e tutte le sfide che ancora i suoi eredi sono chiamati ad affrontare.
Quello di Parigi è stato il penultimo appuntamento di questo anno ricchissimo di eventi legati al Cinquecentenario della Riforma. Il gran finale sarà fra un mese a Strasburgo, dal 27 al 29 ottobre (quando anche gli evangelici italiani si riuniranno per le celebrazioni a Roma): sono attese 10mila persone al grande culto di "Protestants en fête", in agenda domenica 29 ottobre al Palazzo dei congressi "Zenith" della città alsaziana, che verrà trasmesso in diretta televisiva dall´emittente statale France2.



Fonte: NEV - notizie evangeliche
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Ludwig Heimbo
ld

Apocalisse 5, 6,14; Proverbi 25, 11-28


Prendersi cura dei fratelli e delle sorelle nel bisogno
commento a:
Non siate in ansietà per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il corpo di che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi: non seminano, non mietono; non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. E voi quanto più degli uccelli valete! Luca 12, 22-24
“Black lives matter”: le vite dei neri contano. È il motto del movimento attivista internazionale, originato all interno della comunità afroamericana, impegnato nella lotta contro il razzismo, in particolare contro gli omicidi delle persone nere da parte della polizia, riportato all attenzione dei media di tutto il mondo a seguito dell uccisione a Minneapolis più di un anno fa dell’afroamericano George Floyd, soffocato da un poliziotto che gli tenne un ginocchio premuto sul collo.
Tutte le vite contano. Non solo quelle dei “neri” d America che da oltre 150 anni dovrebbero avere pari diritti e pari opportunità dei “bianchi”. Contano le vite dei diversi popoli, conta la vita di ogni singolo essere umano che nasce sulla terra. Ma il rispetto della vita dovrebbe estendersi ad ogni essere animato, ad ogni creatura di Dio: siamo tutti figli e figlie del Signore dell universo, padre e madre di tutto ciò cui il suo amore ha dato l esistenza.
Anche in questo campo la Chiesa ha tradito rovinosamente la visione di Dio e l azione di accoglienza e di uguaglianza di Gesù, che diceva “Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli... uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli” (Matteo 23, 8-9). Dio che ha creato tutto e tutti “vuole che tutti siano salvati e vengano alla conoscenza della verità”, ribadisce la Prima lettera a Timoteo (2, 4).
Ci sono centinaia di milioni di persone che vivono in ansietà per sé e per i propri cari perché le condizioni di vita – spesso provocate da altre persone – li mettono in gravi difficoltà e pericoli.
Si può a queste persone dire “Andate in pace, scaldatevi e saziatevi”? chiede Giacomo nella sua lettera (cap. 2 vers. 6). No – ci dice Gesù in un grande racconto che Matteo ci riporta (cap. 25) – sta a te, sta a voi, che vi dite miei discepoli, condividere interessamento, impegno, vita con i fratelli e le sorelle che si trovano nel bisogno.
Questo è compito della Chiesa, questo è compito dei credenti in Cristo: far sì che nessuno debba essere in ansietà per la propria vita.
Oggi tocca a me, a te, alla mia e ad ogni chiesa prendere sul serio la sfida che il nostro tempo ci rivolge. Allora si realizzerà la promessa di Gesù: il Padre ci aiuterà e ci concederà quello che gli chiediamo (Matteo 18, 19).
Emmanuele Paschetto






Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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