21 Agosto 2019

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Lutero e la Riforma. Intervista a Paolo Ricca

16-09-2017 21:30 - Documenti
"Lutero non è stato scomunicato perché era riformatore, è diventato riformatore perché è stato scomunicato"

"Francesco fa il papa senza esibire i poteri papali"

Quando suono il campanello di casa, all´ora fissata per l´appuntamento, sento dei passi avvicinarsi dall´interno dell´abitazione. È una donna ad aprirmi e farmi entrare nell´anticamera, dove si affaccia lo studio del professore al quale va ad annunciarmi. Te ne eri dimenticato? Sono occupato da altri pensieri. Non ho guardato l´agenda. L´imbarazzo di avere disturbato viene sciolto dalla stretta di mano e dal sorriso bonario con cui Paolo Ricca, professore e pastore valdese, accoglie la mia presenza e si rende disponibile all´intervista. Ci accomodiamo e inizio a domandare.

Prof. Ricca, lei è nato in una famiglia di religione valdese e ha abbracciato quella tradizione in modo per così dire "naturale". Quando ha maturato la consapevolezza di appartenere a quella fede?
Mio padre è stato pastore della chiesa valdese, nella valle torinese del Pellice, dal 1932 al 1950; era anche laureato in Lettere e per un anno ha insegnato al collegio di Torre Pellice in una scuola media, e in quell´anno sono nato io. Poi preferì continuare ad essere pastore e non insegnante e quindi ci trasferimmo a Bobbio Pellice, l´ultimo paese della valle prima degli alpeggi e della frontiera con la Francia alla quale si può accedere anche a piedi. Lì sono vissuto fino ai 12 anni, poi sono stato due anni a Torre e nel ´50 ci siamo trasferiti a Firenze dove ho fatto il liceo. Sono diventato membro della Chiesa a Firenze, ma la consapevolezza del significato di appartenere a una Chiesa e di professare una fede l´ho maturata quando ho cominciato gli studi teologici a Roma, nel 1954. Studiando la teologia ho preso coscienza del significato e della portata della fede e dell´annuncio della fede, avendo già chiaro l´idea di diventare pastore.

Qualcuno dei suo professori è stato particolarmente significativo negli anni della sua formazione?
Sono stato fortunato, perché nella piccola facoltà teologica valdese, l´unica in Italia a livello universitario, ho avuto dei professori di primissimo piano: Valdo Vinay, Vittorio Sibilia e Giovanni Miegge. Questi ottimi professori mi hanno aiutato a capire la serietà della fede, la responsabilità immensa dell´osare parlare di Dio. La seconda fortuna è stata che in quegli anni veniva nella nostra facoltà un grande professore di Basilea, Oscar Cullmann, il quale mi propose di andare con lui a Basilea a fare un dottorato. A Basilea ho avuto Karl Barth come insegnante, e anche altri che mi hanno dato molto.

Si può dire che tutta la sua vita sia stata sostenuta dallo studio.
Ho studiato molto, ho scritto, ma soprattutto ho predicato. Ho sempre detto agli studenti che è più importante leggere che scrivere, bisogna leggere pochi libri ma giusti: leggete Lutero, Agostino, quelli sono i libri importanti, non quelli che potrebbe scrivere un pastore qualunque.. .

Oltre a predicare, l´altra sua attività è stata l´insegnamento.
Ho insegnato alla Facoltà valdese e alla Pontificia università S. Anselmo, che è l´università dei benedettini. È stata un´esperienza molto bella, anche perché i benedettini nascono nel VI secolo e sono precedenti alla vicenda drammatica della Riforma e della Controriforma. Questo dà loro uno sguardo più libero di quello che abbiamo noi che siamo nati dentro questa polemica, questa guerra, questa dialettica, questa alternativa, che oggi è naturalmente in una fase nuova. Io per esempio ho conosciuto il cattolicesimo soltanto con il Vaticano II.

Quando è arrivato a Roma, nel 1954, quali rapporti aveva con il mondo cattolico?
Fino al Concilio per me il cattolicesimo è stato qualcosa di totalmente estraneo. Qualcosa che non mi riguardava e con cui non avevo niente da condividere. C´era un fossato, una mancanza totale di comunicazione positiva. Il Vaticano II ha portato una mutazione profonda nella Chiesa cattolica: pur con tante lentezze, con tante contraddizioni, la mutazione è passata. L´ecumenismo è entrato nell´orizzonte del cattolico "medio", nella misura in cui frequenta un po´ la Chiesa. Oggi poi, con papa Francesco la situazione è migliorata molto. Questo papa è diverso dagli altri, nel senso che non fa valere i poteri che la dottrina cattolica gli attribuisce. È una cosa molto importante.

Lei lo ha incontrato?
L´ho incontrato a Torino quando è venuto al Tempio valdese, ma non ho mai avuto l´occasione di un dialogo vero. Quella visita è stata notevole da vari punti di vista, ma il più importante è che ha chiesto perdono – e io me lo sono segnato interiormente – "a nome della mia chiesa". Tutti gli altri papi, che avevano già chiesto perdono, uno dopo l´altro, lo avevano sempre fatto a nome di "quei cattolici che avevano deviato", ma non della chiesa. Invece questo papa ha pronunciato parole che cambiano totalmente il significato: perché vuol dire che la chiesa in quanto tale si assume la responsabilità delle persecuzioni, dell´odio, di tutto quello che è successo.

Questa sua convinzione è condivisa nella Chiesa valdese?
Sì, credo di sì.

Si aspetta dei passi in avanti importanti?
Il riconoscimento delle differenze è pregiudiziale. Non si fa nessuna unità se non si riconosce il valore delle differenze, e difatti il progetto che oggi viene più comunemente proposto negli ambienti ecumenici è quello della "diversità riconciliata". Questo è un concetto elaborato dall´assemblea mondiale della federazione luterana, che ebbe luogo in Brasile nel 1990, a Curitiba: lanciarono questa formula della diversità riconciliata. Io credo che l´unità cristiana si possa configurare come diversità riconciliata cioè come riconoscimento reciproco di tutte le chiese come parte dell´unica chiesa di Cristo, a certe condizioni che devono essere fissate.

Quali sono le difficoltà principali che si pongono oggi?
Oggi vi sono alcune difficoltà importanti sul piano ecclesiologico: la prima riguarda il papato, cui la dottrina cattolica riconosce poteri "divini", che non sono accettabili né dagli ortodossi né dai protestanti; la seconda, conseguente, riguarda il rapporto tra papa e concilio di tutte le chiese cristiane. Sono problemi grossi, perché per modificare i poteri del papa bisogna che il papa stesso sia d´accordo. Solo lui può modificare il papato, perché la logica dell´istituzione papale è stata impostata in questo modo: lo può fare, ma nessuna altra istanza interna né tanto meno esterna alla Chiesa cattolica può nulla. L´interesse di questo papa rispetto a tutti gli altri, che erano convinti della centralità del papa rispetto al mondo, è che fa il papa senza esibire i suoi poteri di papa.

Non sappiamo ancora come evolverà questo pontificato, ma potrebbe segnare una svolta al pari di quella impressa da Lutero?
Sì, si può fare questo accostamento. L´istituzione papale ha svolto un ruolo immenso nella storia della chiesa, indiscutibilmente. Per avere un futuro ecumenico – cioè per essere una istituzione con cui le chiese ortodosse e protestanti si possano sentire in rapporto – deve morire e resuscitare. Non c´è altra via. La morte e la resurrezione sono un passaggio biblico fondamentale, l´istituzione cristiana deve morire per salvarsi, altrimenti resterà una istituzione cattolica romana, che le altre chiese non potranno mai riconoscere come rilevante. Questo vorrebbe dire che il papa fino ad oggi ha servito la chiesa cattolica, ora si metta al servizio di tutta la chiesa. Credo che molti cattolici sarebbero d´accordo.

LUTERO chi era costui? la sua vita è stato l´evangelo

Chi era Lutero?
Lutero era un monaco, un prete e ciò che ha animato e agitato tutta la sua vita è stato l´evangelo. Lutero avrebbe anche accettato il papa se il papa avesse concesso che nella Chiesa si predicasse la grazia di Dio "incondizionata, immeritata e gratuita". Questo era per lui l´evangelo ed era "per" la Chiesa, non contro, ma da ciò sono nate le premesse per un nuovo modello di Chiesa. Lutero non è stato scomunicato perché era riformatore, è diventato riformatore perché è stato scomunicato.

Perché viene scomunicato?
Nelle chiese si predicava sì la grazia, ma condizionata: Dio ti perdona ma devi fare questo e quello, Dio ti salva ma devi comportarti in un certo modo... La predicazione della grazia incondizionata tagliava l´erba sotto i piedi a questa costruzione che aveva una sua legittimità, serietà, coerenza ma che non corrispondeva al Dio della bibbia.

Quanto ha pesato la sua condanna della vendita delle indulgenze?
Naturalmente questa circostanza ha pesato, ma non è stato il fattore fondamentale. Determinante è stato lo studio assiduo della bibbia da parte di Lutero, lì è nata la Riforma. Lì ha visto che il Dio che veniva fuori non corrispondeva a quello che veniva predicato. Anche le 95 tesi sono un grido di allarme: la chiesa invece di portare le anime a Cristo le allontana con le sue dottrine e le sue pratiche.

Come nasce la chiesa di Lutero?
Seguire Lutero era un rischio, era uno scomunicato, messo al bando dall´Impero, socialmente fuori legge per i criteri dell´epoca. Ciò non di meno mezza Europa gli è andata dietro, e questo ha creato un nuovo modello di Chiesa. Mentre la chiesa secolare scende dall´alto in basso, quella di Lutero nasce dal basso e crea una comunità, una struttura assembleare a partire dalla Parola predicata.

a cura di Silvia Pettiti

(intervista apparsa sul Quaderno n. 9 – settembre 2017 – dell´Associazione "Ore Undici" [http://www.oreundici.org], che ringraziamo per la gentile concessione)


Fonte: www.oreundici.org

UN GIORNO UNA PAROLA

A G O S T O
Versetto del mese:
Andando, predicate e dite: «Il regno dei cieli è vicino» (Matteo 10,7)


Salmo della settimana: 70

Mercoledì 21 Agosto

Io sopporterò lo sdegno del Signore, perché ho peccato contro di lui (Michea 7, 9)
Umiliatevi davanti al Signore,ed egli v’innalzerà (Giacomo 4, 10)

Siamo solo dei servi, Signore, dei servi inutili, cioè senza un utile, un interesse, un secondo fine nel servizio che la vita ci chiede di compiere. Facciamo il nostro dovere verso le persone e la comunità, per amore tuo e dei fratelli, per seguire il tuo esempio ed essere fedeli al compito che ci hai affidato. Aiutaci, Signore, a rimanere – con gioia e verità – servi inutili per il potere, ma preziosi per te e per il tuo regno. Amen.
Sergio Carrarini
I Corinzi 10, 23-31; Matteo 10, 34-42



Preghiera

Signore nostro, la tua Parola
ci cerca, la tua voce desidera il
nostro cuore per prendere dimora
in noi e da lì poter risuonare
nel mondo. Accogli la nostra
disponibilità, anche se fragile,
anche se piena di contraddizioni,
e vieni ad abitare in noi. Dona
la forza del tuo Spirito, respiro
di vita, che ci sostenga quando
la tua Parola brucia, che ci dia
il coraggio di andare avanti
quando nulla è chiaro, quando senza
te il nostro passo sarebbe troppo
incerto.
Ascoltaci, Signore nostro, nel
nome del tuo figlio Gesù, e donaci
il respiro del tuo spirito Santo.
Amen
da Riforma
del 29 marzo 2019



Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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