12 Luglio 2020
News

Lutero e la Lettera ai Romani

28-12-2015 22:47 - Bibbia e attualità
In vista del quinto centenario della riforma protestante, un focus sul prossimo numero della Civiltà Cattolica

Fra due anni ricorrerà il quinto centenario della riforma protestante e già sin da ora si può osservare un rinnovato interesse verso Lutero e i temi della riforma protestante. Alla luce di ciò, anche sul prossimo numero de La Civiltà Cattolica sarà possibile leggere un saggio, a firma di padre Giancarlo Pani, sulla centralità della lettera di San Paolo ai Romani nel pensiero di Lutero.

Lutero insegnava a leggere e a commentare la Bibbia nella università di Wittenberg, recentemente fondata dal Principe di Sassonia Federico il Saggio. Dopo essersi dedicato alla spiegazione dei Salmi, le sue lezioni si incentrarono sulla Lettera ai Romani. La sua non fu una lettura meramente esegetica, ma esistenziale, trovando nelle parole di Paolo una risposta alla propria inquietudine.

Lutero, studiando l’opera di Paolo e i relativi commenti di Sant’Agostino, si avvicina ai temi della giustificazione, della grazia e della fede che diventeranno centrali nella riforma protestante.

Scrive padre Pani: “Lutero vuole mettere in evidenza quale sia il peccato più grande nell’uomo. Esso non consiste solo nella ribellione alla legge di Dio e nell’attaccamento ai beni temporali, bensì nel credere di poter divenire irreprensibili con le proprie forze: non è raro vedere che i giudei e gli eretici rinunciano ai beni mondani, ma pochi sanno rinunciare alle virtù, ai beni spirituali, ai meriti, che costituiscono un impedimento molto più grande per accogliere la grazia di Cristo. Questa infatti si riceve solo nella fede e per la misericordia di Dio. La salvezza non viene dallo sforzo dell’uomo, come ritengono gli “iustitiarii”: un termine, questo, forse inventato, certo valorizzato in modo straordinario da Lutero, per indicare coloro che pretendono di poter essere giusti con il proprio impegno spirituale. La conclusione è lapidaria: La santità è dono della misericordia”.

È interessante notare come, per Lutero, la Lettera ai Romani sia stata una sorta di porta per la comprensione dell’intera Scrittura. Scrive infatti ancora il religioso: “Il primo pregio di Lutero è proprio quello di aver messo in luce, sia pure attraverso tortuosi itinerari, l’evangelo di Paolo, il più antico scrittore nel Nuovo Testamento e il primo interprete del messaggio cristiano. Per lui la Lettera apre all’intelligenza dell’intera Sacra Scrittura, la quale deve intendersi tutta di Cristo”.

Come è già stato detto, la riflessione di Lutero sui temi della giustificazione, della grazia e della fede, segue quella di Paolo e di Agostino eppure questa volta ci troviamo dinnanzi a qualcosa di diverso se non addirittura rivoluzionario. Infatti, come sappiamo, la teologia luterana segnerà in qualche modo la fine del Medioevo e darà inizio all’età moderna, scardinando le basi della civiltà. Scrive infatti padre Pani: “Se l’esegesi data da Lutero della giustificazione per la sola fede aveva antichissime radici nella storia del cristianesimo, l’effetto che essa ebbe nel Cinquecento fu dirompente. L’interpretazione, infatti, escludendo nel modo più assoluto qualsiasi merito da parte dell’uomo per la salvezza, metteva in discussione la pietà cristiana che era alla base della vita della Chiesa, dell’impegno dei laici e degli appartenenti agli Ordini religiosi, delle opere di carità e di assistenza”.

Fonte: Zenit.org

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 73

Domenica 12 luglio

A te, o Signore, la giustizia; a noi la confusione della faccia in questo giorno (Daniele 9,7)
E’ per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio (Efesini 2,8)

Quanto è straordinaria la tua misericordia, Cristo mio, quanto è illimitata la tua condiscendenza, o Verbo! Perché tu sei venuto verso la mia povertà? Com’è che sei entrato nella mia casa sordida, Tu che abiti la luce inaccessibile, mio Dio? In che modo non la consumi con il fuoco, Tu che sei il fuoco insostenibile da una natura mortale? Che cosa farò di degno della tua gloria e che cosa troverò di commensurabile a un così grande amore? Che cosa offrirò a te che hai glorificato con una così grande gloria e un così grande onore me l’indegna/o?
Simeone il Nuovo Teologo

Genesi 12,1-4a; I Corinzi 1, 18-25



Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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