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Lutero e l´Evangelo della grazia incondizionata

08-11-2016 22:18 - News
Un commento all´editoriale apparso su «La Repubblica» il 30 ottobre

Non è facile capire a quali fonti il fondatore de La Repubblica, dottor Scalfari, attinga le sue informazioni sulla Riforma protestante e in particolare su Lutero, che pure dichiara di «aver studiato abbastanza a fondo». Mi riferisco al suo editoriale di domenica 30 ottobre. Mi permetto qualche nota a margine.

1) Che Lutero, con le 95 Tesi del 31 ottobre 1517, abbia «inaugurato ufficialmente la religione luterana» è un´affermazione del tutto fuori della realtà storica: la «religione luterana» (ma sarebbe più corretto parlare di «confessione luterana» all´interno della «religione cristiana») comincerà a esistere solo 13 anni più tardi, nel 1530, con la presentazione alla Dieta di Augusta (presente l´imperatore Carlo V) di una Confessione di fede, redatta da Melantone, e nota come Confessione Augustana. È lì che il luteranesimo prende corpo.

2) Tra Lutero e Zwingli, contemporaneo di Lutero, riformatore di Zurigo, della Svizzera tedesca e della Germania meridionale, ci fu un forte contrasto dottrinale sull´interpretazione della presenza di Cristo nella Cena (o eucaristia), ma non ci fu nessuna guerra (se non di parole). Calvino poi, e gli Ugonotti, che appartengono alla seconda generazione della Riforma, qui non c´entrano nulla.

3) La critica di Lutero al mercato delle indulgenze ebbe indubbiamente una notevole risonanza, ma fu tutto sommato marginale nella riflessione di Lutero, che riguardava la vera natura della penitenza cristiana, che il commercio delle indulgenze rischiava seriamente di falsare. La Riforma non nacque dalla critica alla Chiesa, bensì da una prolungata e approfondita meditazione delle Sacre Scritture dell´Antico e del Nuovo Testamento, nelle quali Lutero scoprì l´Evangelo della grazia incondizionata, immeritata e gratuita di Dio. La critica non alla Chiesa in generale o al papa (che Lutero anzi difese proprio nelle 95 Tesi!), ma ai gravi abusi allora correnti, non fu la causa e neppure l´occasione, ma la conseguenza della scoperta dell´Evangelo.

4) L´affermazione secondo cui Lutero, dopo il 1520, «volle essere sovrano assoluto della sua Chiesa» sembra presupporre che esistesse, in quegli anni, una «Chiesa luterana». Ma questo non corrisponde alla realtà: c´erano delle «chiese luterane» (che non si chiamavano così!) dislocate in diversi territori, senza un governo centrale, tanto meno esercitato da Lutero, che era teologo e non vescovo.

5) Ha invece ragione il dottor Scalfari quando parla del superamento della «intermediazione dei sacerdoti tra i fedeli e Dio» e del «rapporto diretto» di ogni anima con Dio, caratteristica della Riforma luterana. Occorre solo precisare che questo «rapporto diretto» è in realtà anch´esso mediato, non però da un sacerdote o da un pastore, ma da Cristo stesso. Lutero parla infatti del «felice scambio» tra l´anima e Cristo: l´anima dà a Cristo ansie, colpe e ogni pena, e Cristo dà all´anima pace, perdono e grande serenità.


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 1-23

Sabato 4 Luglio

Il Signore dice: «Io mi volgerò verso di voi, vi renderò fecondi e vi moltiplicherò e manterrò il mio patto con voi» (Levitico 26, 9)
Tutte le promesse di Dio hanno il loro «sì» in lui; perciò pure per mezzo di lui noi pronunciamo l’Amen alla gloria di Dio (II Corinzi 1, 20)

Noi diciamo Amen. E ciò rimane vero per sempre, poiché in tutto e per tutto noi siamo consacrati/e al Nome che ci vince con l’amore; e perciò noi siamo uniti/e gli uni alle altre.
Ermuth Dorothea von Zinzendorf

Giona 3, 1-10; I Re 13,11-34




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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