24 Novembre 2020
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Lund. L´unità dei cristiani come priorità

03-11-2016 09:20 - Ecumenismo
"Ciò che sembrava impossibile è accaduto": sono le parole del pastore Martin Junge, segretario generale della Federazione luterana mondiale (FLM) pronunciate nella cattedrale di Lund (Svezia) lo scorso 31 ottobre, in occasione della Preghiera ecumenica, storico evento che ha visto gli esponenti della FLM – lo stesso Junge e il vescovo Munib Younan, presidente della FLM - e papa Francesco commemorare insieme, fianco a fianco, la Riforma avviata da Martin Lutero. Insieme hanno espresso gratitudine per i "doni spirituali e teologici" della Riforma protestante. E dopo 50 anni di dialogo cattolico-luterano, insieme hanno affermato che "attraverso il dialogo e la testimonianza condivisa non siamo più estranei. Anzi, abbiamo imparato che ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci divide". A 499 anni dall´affissione sul portone della chiesa di Wittenberg delle 95 tesi di Lutero contro le indulgenze, le due confessioni hanno voluto mettere al centro della loro testimonianza la riconciliazione, il superamento delle fratture storiche, il riconoscimento degli errori, l´accoglienza dello straniero. Tutti d´accordo nel dire che il cammino verso l´unità dei cristiani è una priorità.

"Insieme nella speranza" (Together in hope): questo il motto della commemorazione comune, che ha seguito le linee delineate nel 2013 dal rapporto della Commissione internazionale luterano-cattolica sull´unità, significativamente intitolato "Dal conflitto alla comunione". Nella sua omelia papa Francesco ha detto: "non possiamo rassegnarci alla divisione e alla distanza che la separazione ha prodotto in noi. Abbiamo la possibilità di riparare ad un momento cruciale della nostra storia, superando controversie e malintesi". Nel corso della celebrazione, tuttavia, si è fatto cenno anche al "desiderio" dell´ospitalità eucaristica: un desiderio che rimane reale, e che Junge ha sottolineato con queste parole: "Gesù Cristo ci chiama ad essere ambasciatori di riconciliazione. Ci chiama a costruire ponti, in modo da avvicinarci gli uni agli altri, riceverci vicendevolmente nelle nostre case, dove incontrarci e sederci insieme alla mensa – sì, alla mensa – dove poter condividere il pane e il vino, la presenza di Gesù Cristo, che non ci ha mai lasciati, e che ci chiama a stare con lui, affinché il mondo creda". Alla Preghiera ecumenica, allietata da canti multietnici e dalla partecipazione di tante bambine e bambini, luterani e cattolici, ha partecipato anche l´arcivescova della Chiesa di Svezia, Antje Jackélen, che di fatto ha ospitato la delegazione ecumenica.

Al termine della commemorazione comune Munib Younan e papa Francesco hanno firmato una dichiarazione congiunta: momento solenne a cui è seguito, nell´austerità della cattedrale medievale svedese, un lungo e accorato applauso. "Cinquant´anni di costante e fruttuoso dialogo ecumenico tra cattolici e luterani ci hanno aiutato a superare molte differenze e hanno approfondito la comprensione e la fiducia tra di noi", si legge nella dichiarazione che afferma: "Mentre il passato non può essere cambiato, la memoria e il modo di fare memoria possono essere trasformati. ...ci impegniamo a crescere ulteriormente nella comunione radicata nel battesimo, cercando di rimuovere i rimanenti ostacoli che ci impediscono di raggiungere la piena unità". La dichiarazione congiunta termina con un appello "a tutte le parrocchie e comunità luterane e cattoliche, perché siano coraggiose e creative, gioiose e piene di speranza nel loro impegno a continuare la grande avventura che ci aspetta".

La giornata di lunedì si è conclusa con un grande evento ecumenico di preghiera e lode nell´arena di Malmö, dove i leader religiosi, cattolici e luterani, hanno ascoltato diverse testimonianze provenienti da vari contesti di conflitto e povertà nel mondo. Grande attenzione è stata dedicata al dramma dei profughi. Qui è stata sottoscritta una dichiarazione d´intenti, quella tra il World Service della FLM (suo braccio umanitario) e la Caritas Internationalis, tesa a consolidare la collaborazione a favore dei bisognosi nel mondo intero.

La rubrica televisiva "Protestantesimo Rai2" il prossimo 6 novembre dopo l´una di notte manderà in onda un servizio specialmente dedicato.


Fonte: NEV - notizie evangeliche
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126


Martedì 24 Novembre

Tutte le estremità della terra hanno visto la salvezza del nostro Dio (Salmo 98,3)
Si prende forse la lampada per metterla sotto il vaso o sotto il letto? Non la si prende invece per metterla sul candeliere? (Marco 4,21)

Quando calano i raggi del sole, per portare luce a paesi lontani, là viene annunciata la tua misericordia, e la lode a te risuona mille volte. Perché, come la mattina va senza sosta per la terra a portare luce, così una preghiera ininterrotta in molteplici forme si schiude e risplende.
Raymund Weber



I Pietro, 13-21: II Pietro 2, 12-22


Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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