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Lotta alla povertà, rapporto Caritas su sperimentazione Sia

27-10-2017 09:44 - News
Caritas italiana, nel Rapporto 2017 sulle politiche contro la povertà in Italia, prende in esame la sperimentazione del Sia (Sostegno all´inclusione attiva) in cinque regioni (Liguria, Toscana, Abruzzo, Molise e Sicilia) dal punto di vista degli stessi operatori Caritas, dei cittadini beneficiari della misura e degli assistenti sociali sul territorio.

«Caritas ritiene, sapendo di non essere la sola, che non possa esserci vero sviluppo senza inclusione e coesione sociale, dunque, senza giustizia e solidarietà». Lo scrive don Francesco Soddu, direttore della Caritas italiana, nella premessa che apre il Rapporto 2017 sulle politiche contro la povertà in Italia, che la stessa Caritas ha significativamente intitolato «Per uscire tutti dalla crisi. Reddito di inclusione: la sfida dell´attuazione».

«Qualunque crescita – scrive ancora don Soddu – va accompagnata e sostenuta con politiche sociali reali, efficaci, lungimiranti, che attivino la comunità, rifiutino l´assistenzialismo, contrastino la povertà, governino gli squilibri del mercato del lavoro e del rapporto tra domanda e offerta di servizi». In vista del prossimo avvio del Reddito d´inclusione, che don Soddu definisce «tappa fondamentale per il nostro Paese nella lotta alla povertà», diventa fondamentale che «l´incremento progressivo delle risorse, il carattere universalistico dell´intervento e lo sviluppo dei servizi alla persona sul territorio procedano ora di pari passo».

La riflessione del direttore della Caritas parte dal messaggio del Papa per la prima Giornata mondiale dei poveri, in programma il 19 novembre. I poveri, sottolinea ricollegandosi al magistero di Francesco, sono «persone da incontrare, accogliere, amare». E infatti «la povertà non è un entità astratta, ma ´ha il volto di donne, di uomini e di bambini sfruttati per vili interessi, calpestati dalle logiche perverse del potere e del denaro´. Davanti a questi scenari – ricorda don Soddu – il Papa ci chiede di non restare inerti e rassegnati, ma di ´rispondere con una nuova visione della vita e della società´».

«Oggi la sfida - afferma Francesco Marsico, responsabile dell´Area nazionale della Caritas italiana, nelle conclusioni del Rapporto 2017 - non è quella di segnalatori delle disfunzioni o di sperimentatori di risposte esemplari, ma soprattutto di attivatori e di manutentori di processi di cambiamento, che vanno nella direzione della costruzione di sistemi territoriali sempre più capaci di contrastare la povertà in maniera strutturale e multidimensionale. Costruire sistemi territoriali integrati è la sfida in cui inserirsi, allargando i margini dell´accesso alle condizioni più marginali ed escluse». Tra il bilancio dell´attuazione del Sia (Sostegno per l´inclusione attiva) e la prospettiva del Rei, il nuovo Reddito d´inclusione, Marsico scrive che «una riforma non cambia magicamente un Paese segnato da enormi differenziali regionali e da una crisi economica che ha lasciato cicatrici profonde nei territori». Per questo «si dovranno analizzare le difficoltà attuative tenendo sempre presente non il punto di arrivo della riforma, che è la sua piena attuazione operativa, ma il ragionevole e verificabile sviluppo incrementale delle prassi».

Gli obiettivi indicati da Marsico si collocano su tre livelli: «La garanzia di risorse incrementali, che assicurino l´adeguatezza degli importi e l´allargamento della platea»; «la costruzione, nello spazio residuo di questa legislatura, di un adeguato piano nazionale per la lotta alla povertà»; «una capacità di monitoraggio e valutazione che evidenzi i punti di forza e di difficoltà».

Nell´estate del 2016 è partita la sperimentazione del Sia (Sostegno all´inclusione attiva) che rappresenta il precedente diretto del nuovo Reddito d´inclusione (Rei) che prenderà il via l´anno prossimo. Dal settembre dello scorso anno la Caritas italiana ha avviato in cinque regioni (Liguria, Toscana, Abruzzo, Molise e Sicilia) un percorso autonomo di valutazione del Sia, dal punto di vista degli stessi operatori Caritas, dei cittadini beneficiari della misura e degli assistenti sociali sul territorio. Questi ultimi hanno fornito risposte interlocutorie sull´efficacia del Sia, in quanto al momento della realizzazione dei «focus group» la fase progettuale dei Sia non era partita in nessuno dei territori considerati. Per questo motivo, si legge nel Rapporto 2017 sulle politiche contro la povertà in Italia, diffuso oggi dalla Caritas italiana, «il giudizio sull´impatto del Sia è stato dato relativamente alla sola componente economica, giudicata e definita nei termini di una ´boccata d´ossigeno´ che ha consentito alle famiglie di ´riprendere fiato´, ma che certamente non è in grado, per la sua esiguità quantitativa, di svolgere un ruolo risolutivo nel superamento delle situazioni di deprivazione sociale e materiale».

In generale, gli assistenti sociali esprimono una «valutazione positiva dell´idea culturale alla base del Sia». Allo stesso tempo, però, sottolineano uno scarto «tra contenuti legislativi e prassi operativa».

Nel Rapporto 2017 la valutazione sul Sia degli operatori Caritas è stata rilevata attraverso 6 «focus group» che hanno coinvolto 43 soggetti attivi presso 29 diocesi di Liguria, Toscana, Abruzzo, Molise e Sicilia. «Quasi mai la misura è stata occasione per sviluppare nuovi rapporti con le amministrazioni locali – si legge nel Rapporto – ma ha invece costituito l´occasione per rafforzare legami già esistenti, orientandoli a volte verso modelli di intervento diversi da quelli tradizionali». Infatti, la difficoltà dei servizi sociali di «lavorare in rete con altri attori» non è imputabile al Sia, dipende piuttosto «dalla tradizione di lavoro sociale tipica di un dato territorio». L´impatto del Sia si è invece fatto sentire nel rapporto con gli utenti, perché la Caritas ha modulato i suoi interventi in relazione alla presenza o meno della nuova forma di sostegno. Uno dei problemi segnalati è che quando l´erogazione del Sia è stata interrotta, «determinando situazioni di improvvisa emergenza», la Caritas «è stata costretta a riprendere il vecchio regime di aiuti». Per alcuni mesi, poi, «un numero rilevante di beneficiari del Sia ha riscosso l´aiuto economico senza aver ricevuto dai servizi nessuna proposta di impegno» e ciò ha indotto la convinzione che si trattasse di una delle tante forme di pubblica assistenza. Gli stessi beneficiari hanno invece manifestato un prevalente interesse per «forme di aiuto che possono garantire il superamento definitivo o di lungo periodo» della condizione di difficoltà: «La ricerca di un lavoro, l´alleggerimento per almeno un anno dal pagamento di utenze e spese abitative fisse, l´esenzione dal pagamento di tasse e tributi locali, ecc.».

Il Rapporto 2017 raccoglie anche le risposte fornite al questionario inviato nei primi mesi dell´anno a tutti i direttori delle Caritas diocesane per una prima valutazione della fase di avvio del Sia, in particolare nel periodo settembre 2016-giugno 2017. Ecco alcuni risultati. Il 74,1% delle persone che si rivolgono alla Caritas soddisfano i requisiti per accedere al Sia, le domande sono state accettate nel 73,2% dei casi, ma ben il 43,5% dei richiedenti non aveva ricevuto il contributo al momento in cui sono stati compilati i questionari.

Il Rapporto rileva che «le aree di intersezione tra beneficiari Caritas e Sia sono ampie» e «questo significa che le Caritas possono svolgere un´azione fondamentale nei confronti di una misura come il Sia» o come il futuro Reddito d´inclusione. Peraltro il quadro dei rapporti delle Caritas con i Comuni presenta luci e ombre. Con il Sia, le collaborazioni già esistenti nel 65,6% dei casi sono state per lo più confermate (86,8%) o ampliate (13,2%). Il Sia avrebbe potuto contribuire ad allargare la collaborazione attraverso i progetti relativi ai cosiddetti Ambiti territoriali di riferimento e le équipe multidisciplinari previste per alcuni aspetti specifici, ma nel primo caso il 67,7% delle Caritas non è stato coinvolto, addirittura l´86,4% nel secondo.

Ai potenziali beneficiari del Sia le Caritas hanno fornito informazioni attraverso contatti diretti nel 77,8% dei casi. Per quanto riguarda la comunicazione istituzionale, il 78% delle Caritas dichiara che i Comuni hanno informato pubblicamente i cittadini, in modo abbastanza efficace nel 48,3% dei casi.


Fonte: Toascana Oggi

UN GIORNO UNA PAROLA

F E B B R A I O
Versetto del mese:
“Siete stati riscattati a caro prezzo; non diventate schiavi degli uomini”
(I Corinzi 7, 23)


Salmo della Settimana: 128

Venerdì 21 Febbraio

Dio, il Signore, avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli del cielo, li condusse all’uomo per vedere come li avrebbe chiamati. L’uomo diede dei nomi a tutto il bestiame (Genesi2, 19-20)
Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono,, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto di più di loro? (Matteo 6, 26)

Ci hai fatti tu così, di questa terra anima e cuore. Mantienici nella grazia, fedeli al tuo creato. Fa’ che con gratitudine, con esultanza riconosciamo sempre che tutto è buono ciò che tu hai fatto.
Huub Oosterhuis


II Timoteo 3, 10-17; I Corinzi 10,23 – 11,1


Ascoltare e mettere in pratica la Parola di Dio
commento a Luca 11, 28
“Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica!”

Ricordo che dalle mie parti, vicino a Milano, si usava dire dei figli disubbidienti, riprendendo direttamente dal dialetto: “Non ascolta!”. In effetti quei monelli sentivano, ma non ascoltavano; la parola della mamma o del papà li lasciava come li aveva trovati. Inutile precisare che ciabatta e/o battipanni colmavano il vuoto educativo lasciato da quelle esortazioni e da quei rimproveri inascoltati. Spesso anche noi, a prescindere dall’età siamo, un po’ come quei monelli, impermeabili alla Parola di Dio; leggiamo la Bibbia o ascoltiamo la predicazione, senza metterci, però, veramente in ascolto. Ma cosa vuol dire ascoltare e mettere in pratica la Parola di Dio? Il pensiero corre subito al comandamento e al criterio fondante, dato da Gesù, per un agire coerente e rispettoso del precetto o del divieto in questione: amare Dio con tutto se stesso, amare il prossimo come se stesso. A questo aggiunge una massima di valore universale: essere e agire verso gli altri, come si vorrebbe che gli altri fossero e agissero verso di noi; è la regola aurea. La Bibbia, però, non è solo comandamento, ci offre anche una prospettiva sulla realtà saldamente fondata sulla consapevolezza che Dio c’è e non è spettatore passivo di quanto accade nel mondo. Ascoltare e mettere in pratica la Parola di Dio è, quindi, orientare il nostro atteggiamento e la nostra visione della vita e del mondo a partire da ciò che la Bibbia ci svela di Dio, della vita, di noi stessi. Si tratta di riconoscere, come prima cosa, che Dio, come ci testimonia la Scrittura, ha giudicato, è intervenuto nella storia, per punire e per salvare, di essere fermamente consapevoli che Dio non è lontano né indifferente alla storia del mondo e a quella, pur piccola, di ognuno e ognuna di noi. Dio ha fatto, Dio farà; secondo il suo giudizio, certo, non secondo il nostro! Viviamo, allora, come persone che si nutrono di ciò che la Parola di Dio, letta e meditata, predicata ed ascoltata può dare alla nostra esistenza. Ascoltare e mettere in pratica la Parola di Dio è, in fondo, lasciare che essa ci trasformi e trasformi il nostro sguardo sul mondo, sulla storia, sugli altri e su noi stessi. Amen
Stanislao Calati




Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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