26 Novembre 2020
News

L’omofobia nascosta - Federica Tourn

22-01-2016 10:10 - Bibbia e attualità
A una settimana dalla discussione del ddl Cirinnà, emergono i non detti e le contraddizioni di un Paese che si arena sui diritti civili

Ci risiamo. Ancora una volta ci tocca scendere in piazza per sostenere diritti civili che vorremmo dare per scontato, perché ribaditi da sentenze e raccomandazioni europee, e soprattutto perché conformi al più elementare senso di umanità. Stiamo parlando del ddl Cirinnà sulle unioni civili, ennesimo tentativo di rendere giustizia alle coppie che non si possono sposare e che chiedono almeno che il loro desiderio di stare insieme sia riconosciuto e tutelato dalla legge. Niente di più normale, appunto, se non fosse che stiamo parlando (anche e soprattutto) di gay. E qui emerge – negato e rimosso dagli stessi parlamentari che in questo momento si agitano nel tentativo di elucubrare emendamenti a una legge già smussata e levigata al massimo – lo stigma sessuale, la pietra d’inciampo su cui cadono in tanti in Italia, e non certo soltanto cattolici. Forse non è un caso che proprio l’Italia sia tra i Paesi con il più alto tasso di discriminazione in Europa in termini di politiche dei diritti Lgbt e che il 73% delle persone omosessuali e transgender dichiari di essere stata vittima di discriminazione; e ancora che l’omosessualità si annoveri tra le principali cause di aggressioni e discriminazioni, seconda solo al razzismo (dati Europe Annual Review 2013, Ilga Europe).

E così, dopo il classico “non sono razzista ma”, ecco emergere un altro classico del doroteismo italiano: il “non sono omofobo, ma”, che ha già fatto naufragare i precedenti tentativi di eliminare le disparità fra unioni etero e omosessuali. Dai Pacs ai Dico, il nostro Paese è lastricato di fallimenti sul fronte della parità dei diritti.

Per non parlare dei bambini: le polemiche sollevate sulla stepchild adoption sono un segno di come la genitorialità dei gay sia un tabù, anche se persino la Corte europea dei diritti umani, trattando questioni relative alle adozioni, ha affermato che due omosessuali possono svolgere il ruolo di genitori nell’interesse del figlio, né più né meno di una coppia eterosessuale. Si è dovuto sollevare lo spauracchio della gestazione surrogata per cercare di affondare una norma che prevede anche per i gay la possibilità di adottare il figlio del proprio partner, sempre nell’interesse del bambino, che in caso di morte del genitore biologico o di separazione non si vedrebbe così potenzialmente negata la relazione con l’altra persona che l’ha cresciuto, accudito, amato.

In Europa siamo gli ultimi a chiudere occhi, orecchi e bocca come le tre scimmie di fronte a una realtà sociale che parla di famiglie miste, allargate, arcobaleno, con un’ostinazione bipartisan che lascia allibiti: infatti solo i paesi ex sovietici e l´Italia sostanzialmente vietano o non normano la questione dei diritti delle coppie dello stesso sesso. Ma almeno loro lo dicono che sono contro, noi no. Noi non abbiamo niente contro, al massimo “i problemi sono ben altri”. Non abbiamo niente contro, però ci scandalizziamo per il bullismo e il sessismo a scuola, o per gli insulti machisti e omofobi su un campo di calcio. Ma l’immaginario collettivo è il riflesso dell’impegno (o del disimpegno) delle istituzioni: chiama froci i gay anche perché li vede discriminati nei fatti. Le disuguaglianze e i razzismi si nutrono dell’indifferenza e delle (mancate) prese di posizione politica.

Siamo un Paese fatto così, bravino a enunciare principi, bravissimo a tirarsi indietro quando si tratta di metterli in pratica con leggi, disposizioni, riforme. Allora anche rispolverare la Costituzione (peraltro disattesa per cento altri principi) per affermare che il matrimonio riguarda soltanto un uomo e una donna, può tornare utile. E così, mentre si cavilla su un ddl e si pensa a “ben altro”, il 30 gennaio a Roma sarà convocato il “Family Day”, con il sostegno delle gerarchie cattoliche e l’entusiasmo delle Sentinelle in piedi, per ribadire che l’unica famiglia accettabile è quella tradizionale. Le altre non hanno cittadinanza. Il terreno è stato ben preparato con anni di propaganda sulla fantomatica “ideologia gender” che si infilerebbe nelle scuole per pervertire i bambini, con l’erosione progressiva e inesorabile dei fondi per i consultori e i centri antiviolenza, con l’avallo silenzioso dei movimenti contro la 194, che trova ormai in Italia sempre più difficile applicazione. Abbiamo lasciato fare, abbiamo detto troppo poco, ed eccoci qui.

Sabato saranno ben 70 le piazze italiane ad ospitare manifestazioni in difesa di un disegno di legge che tenta di avvicinare con grande ritardo l´Italia al resto dell´Europa centroccidentale: le chiese valdesi di Parma e di Palermo sono state le prime ad aderire ufficialmente, altre probabilmente seguiranno. Speriamo sia anche un’occasione per smascherare i nostri pregiudizi e renderci capaci di una solidarietà chiara, che renda finalmente giustizia a chi ancora è costretto a vivere come un cittadino o una cittadina di serie b.

Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126



Giovedì 26 Novembre

Dio nostro, noi ti ringraziamo, e celebriamo il tuo nome glorioso (I Cronache 29,13)
Ringraziate continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore Nostro Gesù Cristo (Efesini 5,20)

Per ringraziare Dio dei suoi benefici bisogna investire almeno altrettanto tempo di quanto si è impiegato a chiederglieli.
Vincenzo de’ Paoli

I Tessalonicesi 5, 9-15; II Pietro 3, 10-18




Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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