26 Luglio 2021
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Lo spettacolare viaggio di padre Pio

08-02-2016 17:28 - News
Il cristianesimo può essere espresso in forme differenti, ma l´idolatria suscita imbarazzo Malvina La Rosa

Mi rendo conto che aprire una riflessione su questo tema sia delicato e, forse, poco politically correct, tuttavia è essenziale farlo, se si vuole salvaguardare la propria identità protestante all’alba del XXI secolo perché, nonostante i giusti sforzi ecumenici, non siamo tutti teologicamente uguali – e questo per me rimane un valore. Sono un po’ confusa per il fatto che da parte nostra si continuino a tessere lodi generiche e buonistiche sull’operato di papa Francesco, senza voler vedere le profonde differenze che marcano le distanze fra “noi” e “loro”: non siamo la stessa cosa e non condividiamo il medesimo orizzonte dottrinale, sebbene senza dubbio rimaniamo chiese “sorelle”.

La diversità ci ha diviso in modo violento nel corso dei secoli e, anche se il pontefice ha ammesso gli errori e le persecuzioni perpetrate contro i Valdesi, non si annullano come se niente fosse accaduto: la memoria deve essere rivendicata e tramandata, ci appartiene, pur nel riconoscimento razionale che molta strada è stata percorsa ed ora, finalmente, conviviamo nel rispetto reciproco. Il Cristianesimo può essere coniugato in forme dissimili, spesso discordanti, come è stato fin dalle origini, ma assistere all’idolatria che circonda il cadavere di un uomo (padre Pio) mi suscita imbarazzo ed indignazione: soprattutto se penso che tale idolatria è incentivata e promossa dall’attuale vescovo di Roma, che è descritto e celebrato dai principali organi di comunicazione e da numerosi intellettuali (o presunti tali, di qualsiasi orientamento essi siano) come un innovatore, un progressista, uno che sta riformando la chiesa cattolica. Non è così.

Certo i richiami alla povertà di santa madre chiesa ed il costante riferimento agli ultimi e agli emarginati sono stati dall’inizio del suo pontificato un preciso e calcolato segno distintivo (in fondo, siamo di fronte ad un gesuita, maestro di comunicazione politica) – però i ricorrenti rimandi al culto mariano ed a quello dei santi, il giubileo indetto per la remissione dei peccati e, in ordine di tempo, quest’ultima trovata mediatica del viaggio giubilare della mummia del santo di Pietralcina testimoniano una maniera di intendere la fede che nulla ha a che vedere con noi e con l’essenza del Cristianesimo. Ed è sorprendente che migliaia di persone, di tutti i livelli culturali e sociali, manifestino tanta devozione superstiziosa ancora oggi: in fondo, è vero che in Italia maghi ed astrologi prosperano, perché non dovrebbe prosperare anche una malintesa idea di religione che ha tenacemente rimosso le sue origini ebraiche e, sotterraneamente, si è legata agli antichi culti pagani nei quali, forse, la gente si riconosce più spontaneamente?

Io continuo a rimanere fedele a quello che con saggezza gli ebrei chiamano Il Nome, evitando di pronunciare l’impronunciabile, riconosco la mia salvezza nella sua grazia e nel suo amore – e mi auguro di trovare condivisione con i fratelli e le sorelle del mondo riformato, perché i nostri antenati hanno davvero prodotto quella Riforma che celebreremo l’anno prossimo, scrivendola con il sangue. E una buona memoria storica significa tenere vivo il passato nel presente, per indirizzare il nostro futuro: noi siamo protestanti e testimoniamo la buona Notizia in Cristo.

Fonte: NEV - notizie evangeliche
UN GIORNO UNA PAROLA
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L U G L I O
Versetto del mese
Affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo,
come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi

(Atti degli apostoli 17, 27)


Salmo della settimana: 11


Domenica 25 Luglio
Ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce, poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità (Efesini 5, 8-9)


Difendete la causa del debole e dell’orfano, fate giustizia all afflitto e al povero! (Salmo 82, 3)
Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità (I Giovanni 3, 18)

In primissimo ordine dovremmo volgere il nostro zelo all amore in sé, che è il fine di ogni comandamento divino e l adempimento di tutta la legge. La chiesa, gli ordinamenti, le opere esteriori di ogni genere, perfino tutte le sante disposizioni dell animo sono inferiori a esso, e crescono di valore solo a mano a mano che si avvicinano; questo è dunque il nobile oggetto dello zelo cristiano. Che ogni sincero credente lo dedichi al Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo con tutto il fervore dello spirito, affinché il suo cuore possa espandersi nell amore di Dio e per tutto il genere umano, e tutto il suo agire sia solo questo correre verso la meta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù.
John Wesley


Matteo 5, 13-16; Efesini 5, 8b-14; Isaia 2, 1-5














Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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