25 Gennaio 2020

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15-09-2018 08:20 - News
Basilea: in corso l´Assemblea della Comunione di chiese protestanti in Europa

È suggestiva la collocazione della VIII Assemblea della Comunione di chiese protestanti in Europa (CcpE), che si è aperta ieri a Basilea: i partecipanti, in rappresentanza di diverse decine di chiese luterane e riformate d´Europa, lavorano all´interno della cattedrale (il Münster), che con le sue vetrate, in queste giornate di nubi e pioggia, richiede luci supplementari. Sono quelle delle candeline che illuminano il tavolo di ognuno e ognuna, magari affiancate dalla luce freddina del personal computer: una commistione di antico e ultramoderno che rimanda alle varie epoche di questa comunione di chiese: dall´epoca della Riforma, e delle controversie che essa portò con sé (fra le prime, quella sul libero/servo arbitrio, che oppose Lutero ed Erasmo da Rotterdam, peraltro qui sepolto) fino a oggi, quando la Comunione nata dalla Concordia di Leuenberg (1973, la località è nei pressi di Basilea) si trova a individuare le linee per presentarsi con una certa unitarietà nell´ambito ecumenico.

Qui sta proprio una delle prime e fondamentali domande, poste fin dall´inizio dei lavori in plenaria, aperti ieri con relazione del presidente Gottfried Locher: i documenti preparatori sono piuttosto densi, ma più di tutti ha rilevanza il documento teologico relativo alla «Comunione ecclesiale»: questa è, in effetti, la motivazione che ha portato le chiese riformate e luterane a sottoscrivere la Concordia: a partire dall´articolo 7 della Confessione di Augusta del 1530, «la comunione ecclesiale riposa sul consenso riguardo alla predicazione dell´evangelo e ai sacramenti, perché questi due sono gli elementi che costituiscono la chiesa» (cfr. F. Ferrario, introduzione al documento La chiesa di Gesù Cristo, Claudiana, 1996).

Ora, fino a che punto le singole chiese rappresentate nella Comunione riescono a ritenere come vincolanti i presupposti di un loro agire comune? Su questo documento ci si aspetta una discussione costruttiva, e ancor più ci si aspetta che le chiese ne prendano atto e ne considerino i contenuti, da qui fino alla prossima Assemblea. Il testo è molto ampio e complesso, e si struttura secondo una duplice sfida: da un lato l´attesa delle altre chiese, che si chiedono quale sia la «portata ecumenica» della CcpE in ambito ecumenico; d´altra parte, dall´interno, si ritiene che la comunione non possa essere legata solo al proprio «nocciolo duro» (la predicazione e l´amministrazione dei sacramenti, di cui sopra): si vorrebbe che il raggio d´azione si allargasse, anche con un maggiore sforzo organizzativo. Come essere chiese insieme, in Europa, dunque, con organizzazioni e ecclesiologie diverse?

Altro grande obiettivo però, per il prossimo Consiglio sarà quello del rapporto con le religioni non cristiane e il dialogo con le denominazioni evangeliche che non fanno capo alla Comunione. Udita nella mattina la relazione del segretario uscente Michael Bünker, a cui succede Mario Fischer, secondo un´organizzazione che cambierà anch´essa (dopo questa assemblea per la prima volta il lavoro del Consiglio sarà affiancato da un segretario generale a tempo pieno e senza alcun altro incarico ecclesiastico), il lavoro procede da questo pomeriggio in gruppi tematici che partono dai documenti preparatori; oltre al testo sulla «Comunione ecclesiale», saranno studiati quello su «Migrazione e comunione ecclesiale» e quello relativo alla «Teologia della diaspora», che prende le mosse dall´esigenza di fare i conti con una cultura e società europee ampiamente secolarizzate, dove i credenti cominciano a sentirsi minoranza.

In questo particolare ambito è abbastanza particolare l´esperienza della Chiesa valdese (e in effetti più di un riferimento alla storia valdese è presente nel testo di partenza), la quale, a fronte di Chiese di grandi dimensioni in Svizzera e Germania, si presenta con un nucleo «storico» nelle valli valdesi affiancate dalla presenza in varie città medio-grandi ma anche nella diaspora. Sono presenti per le chiese italiane il pastore Pawel A. Gajewski, membro supplente del Consiglio della CcpE; la pastora Mirella Manocchio, presidente del Comitato permanente dell´Opera per le chiese metodiste; Sabina Baral su invito del Consiglio CcpE e il pastore Heiner Bludau, decano della Chiesa evangelica luterana in Italia. I lavori proseguono fino alla mattina di martedì 18 settembre; nel pomeriggio della domenica avranno luogo le elezioni delle cariche istituzionali; la domenica mattina si terrà il culto nella cattedrale, a cui parteciperanno anche i membri della Chiesa evangelica valdese di Basilea e diaspora.


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 133


Sabato 25 Gennaio

Non lo sai tu? Non l’hai mai udito? Il Signore è Dio eterno, il creatore degli estremi confini della terra; egli non si affatica e non si stanca; la sua intelligenza è imperscrutabile (Isaia 40, 28)
Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo (Romani 15, 30)

Non potremo mai comprendere a fondo il giorno, la vita, la morte, la notte, possiamo solo annunciare colui che su tutto vigila, possiamo solamente onorarlo raccontando le meraviglie compiute dal Signore del mondo e affidarci a colui che sorregge terra e cielo
Arno Pötzsch

Deuteronomio 33, 1-16; I Corinzi 2, 10-16


Il buon combattimento della fede
Commento a I Timoteo 6, 12
Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni

Questo versetto della prima epistola a Timoteo sembra essere scritto per noi: da giovani abbiamo fatto la confermazione, per la quale abbiamo scritto al Consiglio di Chiesa una bella confessione di fede, piena di forza e di entusiasmo. Oppure siamo entrati da adulti in una chiesa nuova, e ci hanno chiesto di motivare il nostro ingresso: e noi lo abbiamo fatto pieni di orgoglio per la scelta fatta, ma anche pieni di gioia e di fiducia. O ancora, abbiamo scoperto il Signore che da molto tempo non incontravamo più e abbiamo ripreso ad andare in chiesa e a pregare. Tutti momenti intensi, ricchi anche di emozioni e di convincimento. Spesso anche ricchi di fede, profonda, vera, genuina.
Ma poi? Poi la vita quotidiana riprende, ci sono le preoccupazioni sul lavoro, la famiglia e la casa da gestire, i momenti di svago da organizzare e da vivere. Le nostre vite sono mediamente pienissime di impegni, di “cose da fare”, di persone da incontrare e cosa resta della nostra fede? Cosa rimane della nostra bella confessione di fede? Probabilmente non abbiamo abbandonato la chiesa e se ce lo chiedono continuiamo ad affermare di essere uomini e donne di fede. Anzi spesso non ci viene neppure chiesto, perché tutti vedono che, sia pur con i limiti imposti dalla “vita moderna” siamo comunque presenti, a differenza di altri, che sono spariti. O addirittura abbiamo degli incarichi nella nostra chiesa. Incarichi a cui ci dedichiamo con impegno.
Ma se ci fermiamo per un momento a riflettere con serietà, stiamo combattendo sul serio il “buon combattimento”? Il faro della nostra esistenza, di ogni suo attimo, di ogni sua decisione, è davvero la fede in Dio? Conduciamo una vita trasformata e illuminata da questo? Abbiamo sul serio afferrato la vita eterna alla quale siamo stati chiamati e abbiamo costruito tutta la nostra esistenza intorno a questa speranza con fiducia sempre rinnovata e nutrita continuamente con la lettura della Parola, con il canto, con la preghiera?
Non è una riflessione facile, al Signore, ovviamente, la risposta, ma ognuno di noi potrebbe da oggi cominciare a interrogarsi sulla qualità del proprio combattimento e pregare il Signore di ricevere la forza e il coraggio per essere davvero fedeli servitori. Amen!
di Erica Sfredda


Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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