20 Marzo 2019

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15-09-2018 08:20 - News
Basilea: in corso l´Assemblea della Comunione di chiese protestanti in Europa

È suggestiva la collocazione della VIII Assemblea della Comunione di chiese protestanti in Europa (CcpE), che si è aperta ieri a Basilea: i partecipanti, in rappresentanza di diverse decine di chiese luterane e riformate d´Europa, lavorano all´interno della cattedrale (il Münster), che con le sue vetrate, in queste giornate di nubi e pioggia, richiede luci supplementari. Sono quelle delle candeline che illuminano il tavolo di ognuno e ognuna, magari affiancate dalla luce freddina del personal computer: una commistione di antico e ultramoderno che rimanda alle varie epoche di questa comunione di chiese: dall´epoca della Riforma, e delle controversie che essa portò con sé (fra le prime, quella sul libero/servo arbitrio, che oppose Lutero ed Erasmo da Rotterdam, peraltro qui sepolto) fino a oggi, quando la Comunione nata dalla Concordia di Leuenberg (1973, la località è nei pressi di Basilea) si trova a individuare le linee per presentarsi con una certa unitarietà nell´ambito ecumenico.

Qui sta proprio una delle prime e fondamentali domande, poste fin dall´inizio dei lavori in plenaria, aperti ieri con relazione del presidente Gottfried Locher: i documenti preparatori sono piuttosto densi, ma più di tutti ha rilevanza il documento teologico relativo alla «Comunione ecclesiale»: questa è, in effetti, la motivazione che ha portato le chiese riformate e luterane a sottoscrivere la Concordia: a partire dall´articolo 7 della Confessione di Augusta del 1530, «la comunione ecclesiale riposa sul consenso riguardo alla predicazione dell´evangelo e ai sacramenti, perché questi due sono gli elementi che costituiscono la chiesa» (cfr. F. Ferrario, introduzione al documento La chiesa di Gesù Cristo, Claudiana, 1996).

Ora, fino a che punto le singole chiese rappresentate nella Comunione riescono a ritenere come vincolanti i presupposti di un loro agire comune? Su questo documento ci si aspetta una discussione costruttiva, e ancor più ci si aspetta che le chiese ne prendano atto e ne considerino i contenuti, da qui fino alla prossima Assemblea. Il testo è molto ampio e complesso, e si struttura secondo una duplice sfida: da un lato l´attesa delle altre chiese, che si chiedono quale sia la «portata ecumenica» della CcpE in ambito ecumenico; d´altra parte, dall´interno, si ritiene che la comunione non possa essere legata solo al proprio «nocciolo duro» (la predicazione e l´amministrazione dei sacramenti, di cui sopra): si vorrebbe che il raggio d´azione si allargasse, anche con un maggiore sforzo organizzativo. Come essere chiese insieme, in Europa, dunque, con organizzazioni e ecclesiologie diverse?

Altro grande obiettivo però, per il prossimo Consiglio sarà quello del rapporto con le religioni non cristiane e il dialogo con le denominazioni evangeliche che non fanno capo alla Comunione. Udita nella mattina la relazione del segretario uscente Michael Bünker, a cui succede Mario Fischer, secondo un´organizzazione che cambierà anch´essa (dopo questa assemblea per la prima volta il lavoro del Consiglio sarà affiancato da un segretario generale a tempo pieno e senza alcun altro incarico ecclesiastico), il lavoro procede da questo pomeriggio in gruppi tematici che partono dai documenti preparatori; oltre al testo sulla «Comunione ecclesiale», saranno studiati quello su «Migrazione e comunione ecclesiale» e quello relativo alla «Teologia della diaspora», che prende le mosse dall´esigenza di fare i conti con una cultura e società europee ampiamente secolarizzate, dove i credenti cominciano a sentirsi minoranza.

In questo particolare ambito è abbastanza particolare l´esperienza della Chiesa valdese (e in effetti più di un riferimento alla storia valdese è presente nel testo di partenza), la quale, a fronte di Chiese di grandi dimensioni in Svizzera e Germania, si presenta con un nucleo «storico» nelle valli valdesi affiancate dalla presenza in varie città medio-grandi ma anche nella diaspora. Sono presenti per le chiese italiane il pastore Pawel A. Gajewski, membro supplente del Consiglio della CcpE; la pastora Mirella Manocchio, presidente del Comitato permanente dell´Opera per le chiese metodiste; Sabina Baral su invito del Consiglio CcpE e il pastore Heiner Bludau, decano della Chiesa evangelica luterana in Italia. I lavori proseguono fino alla mattina di martedì 18 settembre; nel pomeriggio della domenica avranno luogo le elezioni delle cariche istituzionali; la domenica mattina si terrà il culto nella cattedrale, a cui parteciperanno anche i membri della Chiesa evangelica valdese di Basilea e diaspora.


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

Salmo della settimana: 10

Mercoledì 20 Marzo

Noi faremo tutto quello che il Signore ha detto e ubbidiremo (Esodo 24, 7)
Gesù dice: « Chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello e sorella e madre» (Matteo 12, 50)

O Signore, inviami come hai fatto con i tuoi discepoli e tu stesso precedimi. Io ti voglio seguire, voglio stare con te ed esserti fedele. Dammi la forza.
Otmar Schulz

Giovanni 16, 29-33; I Samuele 16, 1-13






PREGHIERA

E’ buio, Signore, dentro di me, ma presso di te c’è la luce.
Sono solo, ma tu non mi abbandoni.
Sono impaurito, ma presso di te c’è l’ aiuto.
Sono inquieto, ma presso di te c’è la pace.
In me c’è amarezza, ma presso di te c’è pazienza.
Io non comprendo le tue vie, ma tu conosci la mia via.

Ravasi


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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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