10 Aprile 2020
News
percorso: Home > News > News

Liberati – connessi – impegnati

15-09-2018 08:20 - News
Basilea: in corso l´Assemblea della Comunione di chiese protestanti in Europa

È suggestiva la collocazione della VIII Assemblea della Comunione di chiese protestanti in Europa (CcpE), che si è aperta ieri a Basilea: i partecipanti, in rappresentanza di diverse decine di chiese luterane e riformate d´Europa, lavorano all´interno della cattedrale (il Münster), che con le sue vetrate, in queste giornate di nubi e pioggia, richiede luci supplementari. Sono quelle delle candeline che illuminano il tavolo di ognuno e ognuna, magari affiancate dalla luce freddina del personal computer: una commistione di antico e ultramoderno che rimanda alle varie epoche di questa comunione di chiese: dall´epoca della Riforma, e delle controversie che essa portò con sé (fra le prime, quella sul libero/servo arbitrio, che oppose Lutero ed Erasmo da Rotterdam, peraltro qui sepolto) fino a oggi, quando la Comunione nata dalla Concordia di Leuenberg (1973, la località è nei pressi di Basilea) si trova a individuare le linee per presentarsi con una certa unitarietà nell´ambito ecumenico.

Qui sta proprio una delle prime e fondamentali domande, poste fin dall´inizio dei lavori in plenaria, aperti ieri con relazione del presidente Gottfried Locher: i documenti preparatori sono piuttosto densi, ma più di tutti ha rilevanza il documento teologico relativo alla «Comunione ecclesiale»: questa è, in effetti, la motivazione che ha portato le chiese riformate e luterane a sottoscrivere la Concordia: a partire dall´articolo 7 della Confessione di Augusta del 1530, «la comunione ecclesiale riposa sul consenso riguardo alla predicazione dell´evangelo e ai sacramenti, perché questi due sono gli elementi che costituiscono la chiesa» (cfr. F. Ferrario, introduzione al documento La chiesa di Gesù Cristo, Claudiana, 1996).

Ora, fino a che punto le singole chiese rappresentate nella Comunione riescono a ritenere come vincolanti i presupposti di un loro agire comune? Su questo documento ci si aspetta una discussione costruttiva, e ancor più ci si aspetta che le chiese ne prendano atto e ne considerino i contenuti, da qui fino alla prossima Assemblea. Il testo è molto ampio e complesso, e si struttura secondo una duplice sfida: da un lato l´attesa delle altre chiese, che si chiedono quale sia la «portata ecumenica» della CcpE in ambito ecumenico; d´altra parte, dall´interno, si ritiene che la comunione non possa essere legata solo al proprio «nocciolo duro» (la predicazione e l´amministrazione dei sacramenti, di cui sopra): si vorrebbe che il raggio d´azione si allargasse, anche con un maggiore sforzo organizzativo. Come essere chiese insieme, in Europa, dunque, con organizzazioni e ecclesiologie diverse?

Altro grande obiettivo però, per il prossimo Consiglio sarà quello del rapporto con le religioni non cristiane e il dialogo con le denominazioni evangeliche che non fanno capo alla Comunione. Udita nella mattina la relazione del segretario uscente Michael Bünker, a cui succede Mario Fischer, secondo un´organizzazione che cambierà anch´essa (dopo questa assemblea per la prima volta il lavoro del Consiglio sarà affiancato da un segretario generale a tempo pieno e senza alcun altro incarico ecclesiastico), il lavoro procede da questo pomeriggio in gruppi tematici che partono dai documenti preparatori; oltre al testo sulla «Comunione ecclesiale», saranno studiati quello su «Migrazione e comunione ecclesiale» e quello relativo alla «Teologia della diaspora», che prende le mosse dall´esigenza di fare i conti con una cultura e società europee ampiamente secolarizzate, dove i credenti cominciano a sentirsi minoranza.

In questo particolare ambito è abbastanza particolare l´esperienza della Chiesa valdese (e in effetti più di un riferimento alla storia valdese è presente nel testo di partenza), la quale, a fronte di Chiese di grandi dimensioni in Svizzera e Germania, si presenta con un nucleo «storico» nelle valli valdesi affiancate dalla presenza in varie città medio-grandi ma anche nella diaspora. Sono presenti per le chiese italiane il pastore Pawel A. Gajewski, membro supplente del Consiglio della CcpE; la pastora Mirella Manocchio, presidente del Comitato permanente dell´Opera per le chiese metodiste; Sabina Baral su invito del Consiglio CcpE e il pastore Heiner Bludau, decano della Chiesa evangelica luterana in Italia. I lavori proseguono fino alla mattina di martedì 18 settembre; nel pomeriggio della domenica avranno luogo le elezioni delle cariche istituzionali; la domenica mattina si terrà il culto nella cattedrale, a cui parteciperanno anche i membri della Chiesa evangelica valdese di Basilea e diaspora.


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

A P R I L E
Versetto del mese:
“Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile”
I Corinzi 15, 42



Salmo della Settimana: 88

Giovedì 9 Aprile - Giovedì Santo
“Ha lasciato il ricordo dei suoi prodigi; il Signore è pietoso e misericordioso” (Salmo 111, 4)

Andiamo, andiamo a implorare il favore del Signore e a cercare il Signore degli eserciti! Anch’io voglio andare! (Zaccaria 8, 21)
Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi (Marco 14,26)

Ognuno di noi può venire, per avere la sua parte con te. Noi tutti qui riuniti, siamo stati tutti accolti, lieti e tristi, forti e deboli, tiepidi o vivi nella fede.
Detlev Block

Giovanni 13, 1-15; 34-35; I Corinzi 11, 17-34a; Marco15, 16-23


Il servizio vissuto nell’amore
commento a: Marco 14, 26
“Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi”

Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono. Così termina, in Matteo ed in Marco, il racconto della cena pasquale che Gesù consuma con i suoi amici nel giorno che noi chiamiamo il giovedì santo. L’ultima Cena, quando Gesù accennò alla sua morte offrendo il pane e il vino come simboli del suo corpo e del suo sangue.
“La notte in cui fu tradito” esordisce l’apostolo Paolo nel racconto di quella cena.
Che inno cantarono a conclusione della prima parte di quella notte che si svolse nel chiuso di una casa di Gerusalemme?
È il salmo di lode, il 136, il cosiddetto grande Hallel (Hallelu-Ja = Lode a Dio) che chiudeva il banchetto pasquale. Nel salmo ogni versetto consta di una prima parte che celebra un grande intervento di Dio e di una seconda parte che dice: “perché la sua bontà dura in eterno”.
Avete notato che quella drammatica notte inizia e finisce in modo simbolicamente forte con una semplice e comune bacinella piena d’acqua?
All’inizio – racconta Giovanni – Gesù, prima della cena, prese una bacinella e lavò i piedi ai suoi discepoli. Invitandoli al servizio, alla responsabilità esercitata nell’amore. Il mattino seguente, alla fine di quella notte, Matteo racconta che Pilato si fece portare una bacinella per lavarsi pubblicamente le mani, dichiarando di non sentirsi responsabile nell’abbandonare un uomo innocente alla violenza e alla morte.
Due gesti di grande significato. Il Messia, il Signore, si spoglia di se stesso, prendendo forma di servo – come scriverà Paolo ai Filippesi – indicando che questa è la salvezza dell’umanità: la responsabilità del servizio vissuta nell’amore. Pilato, il rappresentante di Cesare, della massima autorità terrena, bada solo alla salvezza di sé e del proprio potere: per questo è disposto a calpestare la verità con la violenza.
Nel corso della storia la Chiesa e i cristiani hanno spesso scelto Pilato e non Gesù. Oggi diciamo che è un momento cruciale per il nostro pianeta e per la vita su di esso. Gesù e non Pilato ci insegnano come affrontarlo.

Emmanuele Paschetto


Preghiera


Padre, fonte amoroso della vita e della speranza,
ti preghiamo per ogni fratello che geme e piange,
per quanti non riusciamo a confortare;
dona a tutta la gente che soffre, al tuo popolo di miseri e di poveri,
forza nella tribolazione e fiducia nei giorni dell’angoscia.
Concedi a loro e a tutti noi, rinvigoriti dalla tua parola di speranza,
di giungere all’alba della gioia e della resurrezione.

Ravasi



Eventi

[<<] [Aprile 2020] [>>]
LMMGVSD
  12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930   

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


Foto gallery


Chiesa Evangelica Valdese di Lucca
Via Galli Tassi, 50 - Lucca (Lucca)
C.F 92042770468

MONTE dei PASCHI di SIENA
IBAN IT20 U01030 13707 000001369792

info@luccavaldese.it