19 Maggio 2021
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L´essere prima del fare

26-08-2017 12:01 - Sinodo
Le difficoltà di gestire rapporti conflittuali all´interno delle chiese e fra queste e le opere diaconali sono state al centro della discussione sinodale sulla vita delle chiese

Come ogni anno, il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi ha affrontato il tema «vita delle chiese», concentrandosi quest´anno sulle conflittualità rispettivamente nei rapporti fra chiese e opere diaconali e all´interno delle comunità. Una questione certo non nuova, ma finora poco affrontata. A "portarla a galla", in primis la relazione della Tavola valdese, che esordiva proprio affrontando la spinosa questione, poi ripresa dalla Commissione d´esame che ne ha esaminato l´operato.

Rispetto ai rapporti tra chiese e opere si è ribadita la percezione di uno stacco fra le due realtà, mentre occorre renderne più visibile e fruibile la connessione, fare sì che la realtà diaconale sia maggiormente integrata nell´ambito delle chiese. In questa direzione, peraltro, va la proposta ribadita ancora una volta di unificare le due Commissioni d´esame, che attualmente si dividono l´operato di Tavola valdese, Opcemi e Facoltà da un lato e della diaconia dall´altro.

Il dibattito di martedì, dopo un inizio stentato, ha mostrato tutto l´interesse e la preoccupazione per il tema. Pur senza citare singoli casi, più volte si è fatto riferimento alle chiese del II distretto (nord Italia) nel cui territorio sono presenti diverse situazioni critiche, alcune risolte altre ancora in fieri.

Le cause di una conflittualità che appare ingestibile sembrano essere da un lato il contesto globale, che certo non aiuta, ma anche un «appannarsi della consapevolezza della nostra vocazione» (relazione Tavola valdese), una generale fragilità personale e comunitaria.

Gli strumenti elaborati nel passato, tra cui le discipline, non sono più sufficienti, perché fanno riferimento a un contesto diverso da quello odierno.

Da più parti si è chiesta quindi la (ri)definizione di norme deontologiche, la creazione di mansionari per meglio chiarire gli ambiti di competenza dei vari ministeri (pastori, diaconi, ma anche membri dei concistori o dei consigli di chiesa), insieme a uno sforzo maggiore per una comunicazione aperta e rispettosa dei pareri altrui, un maggiore ascolto reciproco.

Si è riscontrato infatti il venir meno dell´essenziale accordo fra membri dei consigli di chiesa o concistori, pastore, comunità, in un moltiplicarsi di tensioni e incomprensioni, fino a vere e proprie rotture. Come è stato detto più volte, i conflitti sono un sintomo, non la malattia. Più ancora che l´esistenza (peraltro fisiologica) di conflitti, preoccupa la crescente incapacità di affrontarli e risolverli prima che diventino ingestibili.

Il problema è assai più profondo del capire chi decide, chi gestisce che cosa: riguarda non soltanto il fare ma prima ancora l´essere delle nostre chiese: «C´è l´ossessione del fare, una visione troppo manageriale anche dei consigli di chiesa», ha rilevato il pastore Ruggero Marchetti, già presidente della Commissione esecutiva del II Distretto, che molto si è spesa in questi anni per fornire alle chiese degli strumenti per fare fronte a questa situazione.

Due in particolare, nati dalla consapevolezza che uno dei nuclei del problema è il significato stesso dei vari ministeri, sono stati presentati al Sinodo, trovando largo consenso: il corso Relazioni efficaci realizzato nell´ambito II distretto, di cui si è auspicata l´estensione a tutto il territorio nazionale (ne abbiamo parlato qui e qui) e il vademecum per i membri dei consigli di chiesa e concistori. Quest´ultimo, nato da un lavoro collegiale (circa sessanta le persone coinvolte), si ricollega a quelli già realizzati nel passato, e sarà presto disponibile sul sito della Chiesa valdese. Consiste in una serie di schede su temi di interesse generali affrontati pensando al contesto specifico: dall´organizzazione dei consigli di chiesa al rapporto con il pastore,dalle finanze all´ecumenismo e al dialogo interreligioso.

Attraverso questo strumento, accolto dal Sinodo che ne ha sollecitato lo studio e l´applicazione da parte delle chiese, si è colmata una lacuna, dando ai membri dei consigli di chiesa una maggiore chiarezza sui proprio compiti e sul modo più efficace per svolgerlo.

Infine, si è discusso sulla possibilità di adottare un «codice di disciplina» per i vari ministeri, peraltro già in uso nelle chiese battiste. L´assemblea si è divisa sul soggetto da incaricare per la stesura di tale documento: Tavola valdese? Un´apposita commissione? Il corpo pastorale o l´assemblea degli iscritti a ruolo, che riunisce pastori e diaconi? Si è fatto notare che un precedente tentativo in tale senso da parte del corpo pastorale era fallito, ma si è ribadita l´urgenza di uno strumento di questo tipo. La presentazione di un ordine del giorno, approntato da una commissione appositamente nominata, è stata rimandata ai recuperi di giovedì sera.


Fonte: Riforma.it
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Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

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Martedì 18 Maggio


Ha lasciato il ricordo dei suoi prodigi; il Signore è pietoso e misericordioso (Salmo 111, 4)
Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e diede loro. Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero (Luca 24, 30-31)


Signore Gesù Cristo, è una gioia mangiare e bere in silenzio alla tua mensa, dopo aver udito, capito e amato il senso di questa comunione. E’ una gioia non dover più parlare, spiegare, commentare, ma solo prendere e ricevere.
Andrè Dumas


I Giovanni 4, 1-6; Atti degli apostoli 1, 15-26


Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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