21 Gennaio 2020

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L´essere prima del fare

26-08-2017 12:01 - Sinodo
Le difficoltà di gestire rapporti conflittuali all´interno delle chiese e fra queste e le opere diaconali sono state al centro della discussione sinodale sulla vita delle chiese

Come ogni anno, il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi ha affrontato il tema «vita delle chiese», concentrandosi quest´anno sulle conflittualità rispettivamente nei rapporti fra chiese e opere diaconali e all´interno delle comunità. Una questione certo non nuova, ma finora poco affrontata. A "portarla a galla", in primis la relazione della Tavola valdese, che esordiva proprio affrontando la spinosa questione, poi ripresa dalla Commissione d´esame che ne ha esaminato l´operato.

Rispetto ai rapporti tra chiese e opere si è ribadita la percezione di uno stacco fra le due realtà, mentre occorre renderne più visibile e fruibile la connessione, fare sì che la realtà diaconale sia maggiormente integrata nell´ambito delle chiese. In questa direzione, peraltro, va la proposta ribadita ancora una volta di unificare le due Commissioni d´esame, che attualmente si dividono l´operato di Tavola valdese, Opcemi e Facoltà da un lato e della diaconia dall´altro.

Il dibattito di martedì, dopo un inizio stentato, ha mostrato tutto l´interesse e la preoccupazione per il tema. Pur senza citare singoli casi, più volte si è fatto riferimento alle chiese del II distretto (nord Italia) nel cui territorio sono presenti diverse situazioni critiche, alcune risolte altre ancora in fieri.

Le cause di una conflittualità che appare ingestibile sembrano essere da un lato il contesto globale, che certo non aiuta, ma anche un «appannarsi della consapevolezza della nostra vocazione» (relazione Tavola valdese), una generale fragilità personale e comunitaria.

Gli strumenti elaborati nel passato, tra cui le discipline, non sono più sufficienti, perché fanno riferimento a un contesto diverso da quello odierno.

Da più parti si è chiesta quindi la (ri)definizione di norme deontologiche, la creazione di mansionari per meglio chiarire gli ambiti di competenza dei vari ministeri (pastori, diaconi, ma anche membri dei concistori o dei consigli di chiesa), insieme a uno sforzo maggiore per una comunicazione aperta e rispettosa dei pareri altrui, un maggiore ascolto reciproco.

Si è riscontrato infatti il venir meno dell´essenziale accordo fra membri dei consigli di chiesa o concistori, pastore, comunità, in un moltiplicarsi di tensioni e incomprensioni, fino a vere e proprie rotture. Come è stato detto più volte, i conflitti sono un sintomo, non la malattia. Più ancora che l´esistenza (peraltro fisiologica) di conflitti, preoccupa la crescente incapacità di affrontarli e risolverli prima che diventino ingestibili.

Il problema è assai più profondo del capire chi decide, chi gestisce che cosa: riguarda non soltanto il fare ma prima ancora l´essere delle nostre chiese: «C´è l´ossessione del fare, una visione troppo manageriale anche dei consigli di chiesa», ha rilevato il pastore Ruggero Marchetti, già presidente della Commissione esecutiva del II Distretto, che molto si è spesa in questi anni per fornire alle chiese degli strumenti per fare fronte a questa situazione.

Due in particolare, nati dalla consapevolezza che uno dei nuclei del problema è il significato stesso dei vari ministeri, sono stati presentati al Sinodo, trovando largo consenso: il corso Relazioni efficaci realizzato nell´ambito II distretto, di cui si è auspicata l´estensione a tutto il territorio nazionale (ne abbiamo parlato qui e qui) e il vademecum per i membri dei consigli di chiesa e concistori. Quest´ultimo, nato da un lavoro collegiale (circa sessanta le persone coinvolte), si ricollega a quelli già realizzati nel passato, e sarà presto disponibile sul sito della Chiesa valdese. Consiste in una serie di schede su temi di interesse generali affrontati pensando al contesto specifico: dall´organizzazione dei consigli di chiesa al rapporto con il pastore,dalle finanze all´ecumenismo e al dialogo interreligioso.

Attraverso questo strumento, accolto dal Sinodo che ne ha sollecitato lo studio e l´applicazione da parte delle chiese, si è colmata una lacuna, dando ai membri dei consigli di chiesa una maggiore chiarezza sui proprio compiti e sul modo più efficace per svolgerlo.

Infine, si è discusso sulla possibilità di adottare un «codice di disciplina» per i vari ministeri, peraltro già in uso nelle chiese battiste. L´assemblea si è divisa sul soggetto da incaricare per la stesura di tale documento: Tavola valdese? Un´apposita commissione? Il corpo pastorale o l´assemblea degli iscritti a ruolo, che riunisce pastori e diaconi? Si è fatto notare che un precedente tentativo in tale senso da parte del corpo pastorale era fallito, ma si è ribadita l´urgenza di uno strumento di questo tipo. La presentazione di un ordine del giorno, approntato da una commissione appositamente nominata, è stata rimandata ai recuperi di giovedì sera.


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 133

Martedì 21 Gennaio

Io sono il Signore vostro Dio; vi ho fatto uscire dal paese di Egitto per liberarvi dalla schiavitù; ho spezzato il vostro giogo e vi ho fatto camminare a testa alta (Levitico 26, 13)
Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù (Galati 5, 1)

Così come Gesù Cristo è la promessa di Dio per il perdono di tutti i nostri peccati, allo stesso modo e con stessa serietà è anche la potente pretesa di Dio su tutta la nostra vita; attraverso di lui siamo resi partecipi di una gioiosa liberazioni dagli empi vincoli di questo mondo per un libero, riconoscente servizio alle sue creature.
Dichiarazione di Barmen

Romani 9, 31 – 10, 8; I Corinzi 1, 10-17



Liberi dal peccato
commento a Galati 5, 1
Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù

Mai come in questo periodo storico, l’uomo occidentale ha potuto godere di piena libertà: di pensiero, di parola, di stampa. Può vivere (o cercare di vivere) la vita che più lo attrae, senza dover superare troppi ostacoli esterni. Pur nella consapevolezza di tutte le problematiche politiche, sociali, legate alla comunicazione, ma anche interiori e psicologiche che rappresentano dei freni oggettivi per la nostra libertà, dobbiamo constatare che mai come ora, abbiamo, almeno potenzialmente, la possibilità di scegliere liberamente la nostra vita, di pensare con la nostra testa e di fare scelte ponderate.
E dunque Paolo non si rivolge a noi? Ha scritto per altri uomini e donne? E poi perché dice “state saldi”? Chi di noi vorrebbe rinunciare alla propria libertà? Non siamo forse diventati insofferenti a qualsiasi limite ci venga proposto o, peggio, imposto?
Ma quella che Dio ci offre, non è la libertà senza vincoli a cui oggi ambiamo, non è la libertà di diventare ricchi a spese di altri, di mangiare a sazietà dimenticando chi muore di fame a causa del nostro stile di vita, la libertà di distruggere il pianeta pur di avere qualche comfort in più, o di fare quello che desideriamo senza pensare alle conseguenze per gli altri esseri umani o per l’ambiente.
Quella che ci offre Dio è la libertà dal peccato, e dunque proprio la libertà dalla sopraffazione, dall’abuso, dalla corruzione nostra e del nostro ambiente naturale, ma a causa del nostro peccato, sempre riaffiorante, si tratta di una libertà che richiede disciplina, coraggio, senso di responsabilità.
Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi. Liberi di seguirlo, liberi di accogliere quel genere di umanità che Gesù stesso rappresenta: la libertà di darsi liberamente agli altri. Di essere servi. La libertà di essere liberi dai compromessi, dalla sudditanza al dio danaro, di amare incondizionatamente, senza se e senza ma. La libertà di essere, senza tentennamenti, figli e figlie di Dio.
E dunque stiamo saldi e non permettiamo che nulla e nessuno ci ponga nuovamente sotto il giogo della schiavitù. Amen!
di Erica Sfredda




Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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