21 Agosto 2019

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Leggere la Bibbia con Lutero

03-03-2017 09:38 - Bibbia e attualità
«CARLOSTADIO – Che cosa hai letto?/ LUTERO – La Bibbia. È un libro strano, quello!/ C. – Ah! Che cosa contiene?/ – L. Tutto! [...] C´è qualcosa di personale in quel libro, di personale per ogni persona. È un libro terribile e io vorrei non averlo visto mai! Mi immagino che non potrò più ridiventare felice». Per afferrare la paradossalità del dire del Lutero dello scrittore e drammaturgo svedese August Strindberg, L´Usignolo di Wittenberg, bisogna leggere la Bibbia con Lutero. Si scoprirà quella che Timothy John Wengert definisce «la debolezza della Scrittura [che] connota tutta la Bibbia»*.

Leggere la Bibbia con Lutero implica un muoversi su tre piani: quelli della autorità, del metodo e della interpretazione; un procedere lineare, compatto, che il maggior luterologo americano di origini tedesche illustra e sostanzia con una conoscenza degli scritti luterani acuta e profonda e che va a intrecciarsi organicamente con «divagazioni bibliche» e con «incursioni» da sermoni di colleghi correligionarie dalla realtà americana. Il lettore viene così invitato «magneticamente» a una lettura «critica» del principio riformato del sola Scriptura. Potrà scoprire, deluso, di aver corso dietro a luoghi comuni codificati rispetto alla comprensione propria di Lutero di quel principio; potrà scoprire un territorio in cui l´inerranza e l´infallibilità della Bibbia non ha diritto di cittadinanza. Al tempo stesso, però, gli è data anche una duplice possibilità: riflettere sull´etica di Lutero e di penetrare direttamente nel suo metodo esegetico con l´ausilio di due letture condotte in tempi diversi del passo-chiave di Galati 3, 6-14 (ultimi due capitoli).

Per Lutero, l´unico criterio con il quale si deve valutare l´autorità della Scrittura è l´apostolicità, la ragione che lo spinse a definire Giacomo «una lettera di paglia»: non è apostolica, perché «non promuove Cristo», per usare le sue stesse parole. «Questa chiave interpretativa della Scrittura, meglio compendiata nella formula solus Christus, è antitetica alla diffidenza che Lutero mostra nei confronti del principio del sola Scriptura». Per Lutero, il sola Scriptura «era di fatto un principio cristologico: si trattava solo di Scrittura perché solo questo libro promuoveva Cristo». Secondo lui, la Scrittura si autentica di per se stessa. «La Bibbia è la parola di Dio perché in Cristo fa esistere Dio per me, facendo morire l´uomo vecchio e nascere quello nuovo.» È il criterio dell´evangelo, dunque, a mettere in discussione la lettera di Giacomo e, con esso, «ogni forma di fondamentalismo biblico».

Il metodo di interpretazione della Scrittura di Lutero consiste nella netta distinzione fra legge ed evangelo: da un lato, la parola per l´uomo vecchio e, dall´altro, la parola per l´uomo nuovo; la Bibbia è parola di Dio segnatamente a ciò che essa opera su chi ascolta. «Dio con la sua parola non si limita a dare nome a cose; Dio agisce su di noi dando la morte e la vita – distruggendo tutti gli idoli con cui puntelliamo la nostra vita e facendo di noi creature nuove». Siamo, così, sul piano di due verità: sull´uomo (legge) e su Dio in Cristo (evangelo).

La chiave interpretativa della Scrittura è la teologia della croce, «la rivelazione di Dio sotto l´apparenza del contrario». «In Cristo crocifisso – scrive Lutero – è la vera teologia e la conoscenza di Dio». Con tale scoperta e teologica ed esistenziale del Riformatore si è nel cuore stesso della Scrittura. «Noi adoriamo un Dio insensato e debole rivelato in un libro insensato e debole». Ma «questo è ciò che ciascuno ha: la debolezza di Dio in Cristo è la forza del credente».

* Thimoty J. Wengert, Leggere la Bibbia con Lutero. Brescia, Paideia, 2016, pp. 186, euro 20,00.


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

A G O S T O
Versetto del mese:
Andando, predicate e dite: «Il regno dei cieli è vicino» (Matteo 10,7)


Salmo della settimana: 70

Mercoledì 21 Agosto

Io sopporterò lo sdegno del Signore, perché ho peccato contro di lui (Michea 7, 9)
Umiliatevi davanti al Signore,ed egli v’innalzerà (Giacomo 4, 10)

Siamo solo dei servi, Signore, dei servi inutili, cioè senza un utile, un interesse, un secondo fine nel servizio che la vita ci chiede di compiere. Facciamo il nostro dovere verso le persone e la comunità, per amore tuo e dei fratelli, per seguire il tuo esempio ed essere fedeli al compito che ci hai affidato. Aiutaci, Signore, a rimanere – con gioia e verità – servi inutili per il potere, ma preziosi per te e per il tuo regno. Amen.
Sergio Carrarini
I Corinzi 10, 23-31; Matteo 10, 34-42



Preghiera

Signore nostro, la tua Parola
ci cerca, la tua voce desidera il
nostro cuore per prendere dimora
in noi e da lì poter risuonare
nel mondo. Accogli la nostra
disponibilità, anche se fragile,
anche se piena di contraddizioni,
e vieni ad abitare in noi. Dona
la forza del tuo Spirito, respiro
di vita, che ci sostenga quando
la tua Parola brucia, che ci dia
il coraggio di andare avanti
quando nulla è chiaro, quando senza
te il nostro passo sarebbe troppo
incerto.
Ascoltaci, Signore nostro, nel
nome del tuo figlio Gesù, e donaci
il respiro del tuo spirito Santo.
Amen
da Riforma
del 29 marzo 2019



Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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