25 Novembre 2020
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Leggere la Bibbia con Lutero

03-03-2017 09:38 - Bibbia e attualità
«CARLOSTADIO – Che cosa hai letto?/ LUTERO – La Bibbia. È un libro strano, quello!/ C. – Ah! Che cosa contiene?/ – L. Tutto! [...] C´è qualcosa di personale in quel libro, di personale per ogni persona. È un libro terribile e io vorrei non averlo visto mai! Mi immagino che non potrò più ridiventare felice». Per afferrare la paradossalità del dire del Lutero dello scrittore e drammaturgo svedese August Strindberg, L´Usignolo di Wittenberg, bisogna leggere la Bibbia con Lutero. Si scoprirà quella che Timothy John Wengert definisce «la debolezza della Scrittura [che] connota tutta la Bibbia»*.

Leggere la Bibbia con Lutero implica un muoversi su tre piani: quelli della autorità, del metodo e della interpretazione; un procedere lineare, compatto, che il maggior luterologo americano di origini tedesche illustra e sostanzia con una conoscenza degli scritti luterani acuta e profonda e che va a intrecciarsi organicamente con «divagazioni bibliche» e con «incursioni» da sermoni di colleghi correligionarie dalla realtà americana. Il lettore viene così invitato «magneticamente» a una lettura «critica» del principio riformato del sola Scriptura. Potrà scoprire, deluso, di aver corso dietro a luoghi comuni codificati rispetto alla comprensione propria di Lutero di quel principio; potrà scoprire un territorio in cui l´inerranza e l´infallibilità della Bibbia non ha diritto di cittadinanza. Al tempo stesso, però, gli è data anche una duplice possibilità: riflettere sull´etica di Lutero e di penetrare direttamente nel suo metodo esegetico con l´ausilio di due letture condotte in tempi diversi del passo-chiave di Galati 3, 6-14 (ultimi due capitoli).

Per Lutero, l´unico criterio con il quale si deve valutare l´autorità della Scrittura è l´apostolicità, la ragione che lo spinse a definire Giacomo «una lettera di paglia»: non è apostolica, perché «non promuove Cristo», per usare le sue stesse parole. «Questa chiave interpretativa della Scrittura, meglio compendiata nella formula solus Christus, è antitetica alla diffidenza che Lutero mostra nei confronti del principio del sola Scriptura». Per Lutero, il sola Scriptura «era di fatto un principio cristologico: si trattava solo di Scrittura perché solo questo libro promuoveva Cristo». Secondo lui, la Scrittura si autentica di per se stessa. «La Bibbia è la parola di Dio perché in Cristo fa esistere Dio per me, facendo morire l´uomo vecchio e nascere quello nuovo.» È il criterio dell´evangelo, dunque, a mettere in discussione la lettera di Giacomo e, con esso, «ogni forma di fondamentalismo biblico».

Il metodo di interpretazione della Scrittura di Lutero consiste nella netta distinzione fra legge ed evangelo: da un lato, la parola per l´uomo vecchio e, dall´altro, la parola per l´uomo nuovo; la Bibbia è parola di Dio segnatamente a ciò che essa opera su chi ascolta. «Dio con la sua parola non si limita a dare nome a cose; Dio agisce su di noi dando la morte e la vita – distruggendo tutti gli idoli con cui puntelliamo la nostra vita e facendo di noi creature nuove». Siamo, così, sul piano di due verità: sull´uomo (legge) e su Dio in Cristo (evangelo).

La chiave interpretativa della Scrittura è la teologia della croce, «la rivelazione di Dio sotto l´apparenza del contrario». «In Cristo crocifisso – scrive Lutero – è la vera teologia e la conoscenza di Dio». Con tale scoperta e teologica ed esistenziale del Riformatore si è nel cuore stesso della Scrittura. «Noi adoriamo un Dio insensato e debole rivelato in un libro insensato e debole». Ma «questo è ciò che ciascuno ha: la debolezza di Dio in Cristo è la forza del credente».

* Thimoty J. Wengert, Leggere la Bibbia con Lutero. Brescia, Paideia, 2016, pp. 186, euro 20,00.


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126


Martedì 24 Novembre

Tutte le estremità della terra hanno visto la salvezza del nostro Dio (Salmo 98,3)
Si prende forse la lampada per metterla sotto il vaso o sotto il letto? Non la si prende invece per metterla sul candeliere? (Marco 4,21)

Quando calano i raggi del sole, per portare luce a paesi lontani, là viene annunciata la tua misericordia, e la lode a te risuona mille volte. Perché, come la mattina va senza sosta per la terra a portare luce, così una preghiera ininterrotta in molteplici forme si schiude e risplende.
Raymund Weber



I Pietro, 13-21: II Pietro 2, 12-22


Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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