02 Agosto 2021
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Leggere la Bibbia con Lutero

03-03-2017 09:38 - Bibbia e attualità
«CARLOSTADIO – Che cosa hai letto?/ LUTERO – La Bibbia. È un libro strano, quello!/ C. – Ah! Che cosa contiene?/ – L. Tutto! [...] C´è qualcosa di personale in quel libro, di personale per ogni persona. È un libro terribile e io vorrei non averlo visto mai! Mi immagino che non potrò più ridiventare felice». Per afferrare la paradossalità del dire del Lutero dello scrittore e drammaturgo svedese August Strindberg, L´Usignolo di Wittenberg, bisogna leggere la Bibbia con Lutero. Si scoprirà quella che Timothy John Wengert definisce «la debolezza della Scrittura [che] connota tutta la Bibbia»*.

Leggere la Bibbia con Lutero implica un muoversi su tre piani: quelli della autorità, del metodo e della interpretazione; un procedere lineare, compatto, che il maggior luterologo americano di origini tedesche illustra e sostanzia con una conoscenza degli scritti luterani acuta e profonda e che va a intrecciarsi organicamente con «divagazioni bibliche» e con «incursioni» da sermoni di colleghi correligionarie dalla realtà americana. Il lettore viene così invitato «magneticamente» a una lettura «critica» del principio riformato del sola Scriptura. Potrà scoprire, deluso, di aver corso dietro a luoghi comuni codificati rispetto alla comprensione propria di Lutero di quel principio; potrà scoprire un territorio in cui l´inerranza e l´infallibilità della Bibbia non ha diritto di cittadinanza. Al tempo stesso, però, gli è data anche una duplice possibilità: riflettere sull´etica di Lutero e di penetrare direttamente nel suo metodo esegetico con l´ausilio di due letture condotte in tempi diversi del passo-chiave di Galati 3, 6-14 (ultimi due capitoli).

Per Lutero, l´unico criterio con il quale si deve valutare l´autorità della Scrittura è l´apostolicità, la ragione che lo spinse a definire Giacomo «una lettera di paglia»: non è apostolica, perché «non promuove Cristo», per usare le sue stesse parole. «Questa chiave interpretativa della Scrittura, meglio compendiata nella formula solus Christus, è antitetica alla diffidenza che Lutero mostra nei confronti del principio del sola Scriptura». Per Lutero, il sola Scriptura «era di fatto un principio cristologico: si trattava solo di Scrittura perché solo questo libro promuoveva Cristo». Secondo lui, la Scrittura si autentica di per se stessa. «La Bibbia è la parola di Dio perché in Cristo fa esistere Dio per me, facendo morire l´uomo vecchio e nascere quello nuovo.» È il criterio dell´evangelo, dunque, a mettere in discussione la lettera di Giacomo e, con esso, «ogni forma di fondamentalismo biblico».

Il metodo di interpretazione della Scrittura di Lutero consiste nella netta distinzione fra legge ed evangelo: da un lato, la parola per l´uomo vecchio e, dall´altro, la parola per l´uomo nuovo; la Bibbia è parola di Dio segnatamente a ciò che essa opera su chi ascolta. «Dio con la sua parola non si limita a dare nome a cose; Dio agisce su di noi dando la morte e la vita – distruggendo tutti gli idoli con cui puntelliamo la nostra vita e facendo di noi creature nuove». Siamo, così, sul piano di due verità: sull´uomo (legge) e su Dio in Cristo (evangelo).

La chiave interpretativa della Scrittura è la teologia della croce, «la rivelazione di Dio sotto l´apparenza del contrario». «In Cristo crocifisso – scrive Lutero – è la vera teologia e la conoscenza di Dio». Con tale scoperta e teologica ed esistenziale del Riformatore si è nel cuore stesso della Scrittura. «Noi adoriamo un Dio insensato e debole rivelato in un libro insensato e debole». Ma «questo è ciò che ciascuno ha: la debolezza di Dio in Cristo è la forza del credente».

* Thimoty J. Wengert, Leggere la Bibbia con Lutero. Brescia, Paideia, 2016, pp. 186, euro 20,00.


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
A G O S T O
Versetto del mese
Signore, porgi l orecchio,e ascolta!
Signore, apri gli occhi e guarda!
(II Re 10,16)



Salmo della settimana: 14


Lunedì 2 Agosto

Non abbiate paura, state fermi e vedrete la salvezza che il Signore compirà oggi pere voi (Esodo 14,13)
Manteniamo ferma la confessione della nostra speranza, senza vacillare; perché fedele è colui che ha fatto le promesse (Ebrei 10,23)

Solleva sopra di noi, amato Signore, la luce della tua parola e mantienila alta, cosicchè brilli nei nostri cuori più alta e più forte quando tutte le tentazioni del diavolo, della morte e del peccato cercano di farci cadere nella disperazione, nello scoraggiamento e nella paura e tutto può diventare una sciagura Poichè, se tu non lo farai, allora il diavolo diventerà più forte e ci ottenebrerà e oscurerà la dolce e incipiente luce della tua parola e ci getterà in una tale disperazione che le cose per noi si metteranno peggio che mai. O Dio, rivolgi a noi il tuo volto e mantieni con forza nei nostri cuori la luce della tua valorosa parola contro l omicida, il mentitore, il diavolo, il quale vuole opprimere e soffocare in noi con l omicidio e la dottrina menzognera la medesima parola. Amen
Martin Lutero


I Re 3, 16-28; Atti degli apostoli 27, 13-44









Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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