08 Luglio 2020
News

Le strumentalizzazioni della croce

30-06-2018 08:24 - Bibbia e attualità
Riflessioni sulla norma che in Baviera stabilisce l´obbligatorietà dell´esposizione del crocifisso negli uffici pubblici.

La società e le chiese tedesche hanno recentemente vissuto un interessante dibattito: la stampa nostrana non se n´è accorta, naturalmente, ma esso, a mio giudizio, è di notevole interesse anche per il nostro paese e per le cristiane e i cristiani italiane (su Riforma ne avevamo parlato qui a inizio di maggio, ndr.).

Il Presidente del Consiglio della Baviera, Markus Söder, esponente della Democrazia Cristiana bavarese (alleata, non sempre comoda, del partito di Angela Merkel nel governo nazionale), evangelico luterano e a suo tempo chiamato dalla Direzione ecclesiastica a far parte del Sinodo regionale (incarico lasciato poco prima della nomina a Presidente del Consiglio), vara un decreto nel quale si stabilisce l´obbligatorietà dell´esposizione del crocifisso negli uffici pubblici. Motivazione: esso sarebbe «una presa di posizione visibile a favore dei valori fondamentali dell´ordinamento giuridico e sociale in Baviera e in Germania», nonché «il simbolo fondamentale dell´identità culturale cristiano-occidentale». In un primo tempo, Söder si era spinto a dire che il crocifisso «non è il simbolo di una religione». Da tempo il partito di Söder è impegnato in una campagna identitaria, nazionalistica e favorevole a politiche di immigrazione restrittive. L´uscita sulla croce va ovviamente inquadrata in tale contesto. Così vanno le cose di questi tempi. In Baviera, si capisce...

Tra i primi a reagire, il vescovo cattolico di Bamberg, Ludwig Schick, il quale afferma che la croce «non è il simbolo identitario di alcuna regione né di alcuno stato». Alcuni giorni più tardi, il cardinale Marx, arcivescovo di Monaco e Freising, rilascia un´intervista alla Süddeutsche Zeitung, nella quale afferma tra l´altro: il decreto semina «agitazione e polemica; «Il contenuto del simbolo della croce non può essere definito dallo stato, bensì dal messaggio dell´evangelo e dalla testimonianza delle cristiane e dei cristiani»; «se la croce viene considerata solo come un simbolo culturale, non lo si è capito». Così alcuni (non tutti, come si vedrà) esponenti cattolici. E gli evangelici?

Il Presidente del Consiglio della Chiesa Evangelica in Germania è il vescovo luterano di Monaco, Heinrich Bedford-Strohm. Prima di diventare vescovo, era un professore noto come esponente della «teologia pubblica», cioè di un orientamento che si propone di evidenziare la ricaduta sociale e politica del messaggio cristiano nel mondo d´oggi. Così egli si esprime su un noto quotidiano tedesco: la croce «non può essere ridotta a simbolo di un´operazione culturale o di radicamento identitario coronata da successo; essa è almeno altrettanto (mindestens genauso) il simbolo di una messa in questione di tutti i valori mondani, che induce a riflettere». Insomma: la croce non è solo un simbolo identitario, ma «almeno altrettanto» uno spunto di riflessione. Quanto a incisività teologica ed efficacia pastorale, in confronto a questo vescovo evangelico e «teologo pubblico», il cardinale Marx sembra Karl Barth; ed è sintomatico che un teologo iperliberale e decisamente polemico nei confronti del cattolicesimo e di Barth, come Friedrich Wilhelm Graf, giunga alla stessa conclusione, definendo la dichiarazione di Bedford-Strohm «irritierend unklar» (irritantemente poco chiaro). Ancor peggio, comunque, fa il vescovo luterano di Regensburg, Martin Weiss, in una dichiarazione congiunta con il collega cattolico Rudolf Voderholzer: essi ritengono il decreto bavarese «utile» anche per coloro «che non condividono la fede». Anche qui, difficile non concordare con Graf, che parla di un´«arrogante, autoritaria messa sotto tutela».

Sulla rivista della Chiesa evangelica in Germania, Zeitzeichen, si possono per fortuna leggere, oltre a quelli di Graf, altri commenti condivisibili: «Così non va», afferma ad esempio il caporedattore Reinhard Mawick. Egli si riferisce anzitutto alla strumentalizzazione di Söder, ma per certi aspetti il modo di esprimersi di Bedford-Strohm è altrettanto preoccupante. La teologia «pubblica» accusa quella «tradizionale» di essere astratta e lontana dalla realtà. Al contrario, bisogna cercare di parlare, naturalmente in termini «concreti», di temi rilevanti per i mitici «uomini e donne di oggi», ecc. ecc. Se le dichiarazioni del vescovo dovevano costituire un esempio in tal senso, diciamo che ci sono ampi margini di miglioramento.

La verità, come ha ben mostrato il card. Marx, è che la teologia, se è buona, o anche solo decente, è pubblica di per sé. Proprio perché nasce dalla croce, essa non ha alcun bisogno di strumentalizzarla, né la riduce a stimolo alla riflessione. La considera, invece, grazia e giudizio di Dio. Lo so, sono parole «religiose». Chi però le ha ben ascoltate, sa anche dire la parola «politica» che serve, quando serve e con la chiarezza che serve.

di Fulvio Ferrario


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 24-48

Martedì 7 Luglio

Io, nel mio smarrimento, dicevo: «Sono respinto dalla tua presenza»; a tu hai udito la voce delle mie suppliche, quand’ho gridato a te (Salmo 31,22)
Il figlio di Timeo, Bartimeo, cieco mendicante, sedeva presso la strada. Udito che chi passava era Gesù il Nazareno, si mise a gridare e a dire: «Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!». E molti lo sgridavano perché tacesse. Gesù, fermatosi, disse: «Chiamatelo!» (Marco 10, 46-48.49)

Tu, solo e unico Dio, potente nella tua bontà, santo e ammirevole in tutte le tue iniziative! Noi veniamo ancora una volta a te, non avendo altro da chiederti che il permesso di vivere della tua grande misericordia. Ti ringraziamo perché ti degni di invitarci e ci esorti a darvi importanza. Tu non ci dimentichi: fa che non ti dimentichiamo! Tu non ti stanchi: impediscici di assopirci! Tu scegli e vuoi per ciascuno di noi ciò che è giusto e salutare: preservaci dalla nostra stessa volontà
E dalla nostra scelta! Noi deponiamo di fronte a te le preoccupazioni, i problemi, le angosce degli altri esseri umani. Ricordati di tutti quelli che qui o altrove, sono in difficoltà! Consola e conforta tutti i malati nel corpo e nell’anima, tutti i bisognosi e in particolare coloro che sono privi di amici e di soccorso umano! Vieni in aiuto ai rifugiati, agli esiliati e a quanti soffrono ingiustamente nel mondo! Concedi a tutti quelli che sperano in te di agire finché è tempo ed esaudisci quelli che hanno un cuore retto! Raddrizza il nostro cuore per poterci esaudire! Tu eri Dio da ogni eternità, lo sei e lo sarai. Noi siamo felici di poter costruire su di te e di riporre in te la nostra fiducia. Amen.
Karl Barth

II Corinzi 2, 5-11; I Re 16, 29-17,6




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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