25 Gennaio 2021
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Le pietre di Lund

02-11-2016 09:40 - appunti del moderatore
Lasciamo ad altri la ricerca degli aggettivi più eclatanti – "storico", "epocale", "eccezionale" – ma certamente l´evento di Lund del 31 ottobre 2016 non è di quelli che si esauriscono allo spegnere dei riflettori. La visita di papa Francesco alla famiglia luterana mondiale alla vigilia del Giubileo della Riforma meriterà una lunga e accurata riflessione: per ciò che è stato detto, per come è stato detto e per quando è stato detto.

Il "quando" è facile da interpretare: il vescovo di Roma ha scelto una data di grandissima rilevanza per il protestantesimo mondiale, intendendo così dare al suo gesto un´enfasi storica e programmatica. Lo ha fatto "prima" e non "dopo" le celebrazioni del 2017, assumendosi un doppio rischio: sul fronte interno ha fatto un passo coraggioso e temuto da chi denuncia la "protestantizzazione" del cattolicesimo post-ratzingeriano. Su quello esterno dei rapporti ecumenici, ha compiuto un gesto che qualcuno interpreta come il tentativo di "appropriarsi" della Riforma e così di depotenziarne la portata teologica ed ecclesiologica. In realtà, a nostro avviso, il papa ha semplicemente voluto dire che la Riforma non è una proprietà confessionale ma un patrimonio della cristianità e, se vogliamo, dell´intera umanità. Le frasi di Francesco sulla riscoperta luterana della Bibbia costituiscono l´architrave di una riabilitazione che oggi si esprime non con le formule dell´alta teologia ma in un linguaggio diretto e popolare.

E´ però importante anche "come" il papa ha parlato di Lutero e della Riforma. Lo ha fatto in una severa chiesa gotica e in un palazzo dello sport. Lo ha fatto con il linguaggio della preghiera e con quello della predicazione, citando l´Evangelo e rispondendo a testimoni delle grandi sfide che stanno di fronte ai cristiani del XXI secolo; tra un coro africano e un classico inno della Riforma; La cattedrale di Lund (Svezia)interrotto dalla solennità dell´organo e dal rullare dei tamburi africani. Insomma Bergoglio ha parlato ai protestanti di tutto il mondo guardando in faccia la cristianità globale, quella che in Europa diserta chiese e oratori ma che in Africa o in Asia determina una nuova ondata di spiritualità.

Infine il "che cosa". Avremo bisogno di rileggere le parole di papa Francesco e di valutarle con attenzione. Ma due messaggi sono arrivati: il primo è che i dialoghi teologici devono continuare, ma a un passo e con un´agenda assai diversi da quelli che abbiamo conosciuto sin qui. Per esempio si dovrà parlare di condivisione eucaristica, e con l´obiettivo di arrivare a qualche conclusione che dia risposte a cristiani che non capiscono più il senso di "mense", se non contrapposte, quanto meno distinte.

Il secondo messaggio è ormai una costante del ministero di Jorge Bergoglio. L´albero si vede dai frutti e la cristianità – cattolica, protestante, ortodossa – avrà futuro e credibilità solo se saprà rendere una testimonianza alla pace, alla giustizia e alla salvaguardia del creato.

Ogni parola e ogni gesto sono state come una pietra, una pietra usata per tracciare un cammino nuovo, percorribile non solo dagli addetti all´ecumenismo ma da ogni uomo e da ogni donna benedetti dalla grazia di Dio. Dopo tante pietre per distruggere, nuove pietre per costruire.

Speriamo che lo comprendano anche i giornalisti non specializzati, specie le Grandi Firme italiane, che, favorevoli o contrari all´impulso dato da papa Francesco, ne stanno dando una lettura solo "politicistica" infarcendola di considerazioni prive di fondamento storico e, naturalmente, teologico.


Fonte: Chiesavaldese.org
UN GIORNO E INA PAROLA
2021
VERSETTO DELL'ANNO
" Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro "
Luca ( 6 36 )

GENNAIO

Versetto del mese :
Molti van dicendo : " chi ci farà vedere il bene, se da noi , Signore, è fuggita la luce del tuo volto?"
Salmo ( 4 , 6

Salmo della settimana : 16

Lunedì 25 Gennaio


Dice il Signore: «Io non ti annienterò; però ti castigherò con giusta misura e non ti lascerò del tutto impunito» (Geremia 30,11)
Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi a suo tempo (I Pietro5,6)


Dovrei forse disperare, se mi ha dato da portare una croce e a questa si affiancano paura e angoscia? Chi l ha mandata, la modificherà; egli sa bene come porre fine a tutte le mie pene
.
Paul Gerhardt


Atti degli apostoli 16, 9-15; Luca 6, 36-42



Preghiera


Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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