26 Agosto 2019

News

Le pietre di Lund

02-11-2016 09:40 - appunti del moderatore
Lasciamo ad altri la ricerca degli aggettivi più eclatanti – "storico", "epocale", "eccezionale" – ma certamente l´evento di Lund del 31 ottobre 2016 non è di quelli che si esauriscono allo spegnere dei riflettori. La visita di papa Francesco alla famiglia luterana mondiale alla vigilia del Giubileo della Riforma meriterà una lunga e accurata riflessione: per ciò che è stato detto, per come è stato detto e per quando è stato detto.

Il "quando" è facile da interpretare: il vescovo di Roma ha scelto una data di grandissima rilevanza per il protestantesimo mondiale, intendendo così dare al suo gesto un´enfasi storica e programmatica. Lo ha fatto "prima" e non "dopo" le celebrazioni del 2017, assumendosi un doppio rischio: sul fronte interno ha fatto un passo coraggioso e temuto da chi denuncia la "protestantizzazione" del cattolicesimo post-ratzingeriano. Su quello esterno dei rapporti ecumenici, ha compiuto un gesto che qualcuno interpreta come il tentativo di "appropriarsi" della Riforma e così di depotenziarne la portata teologica ed ecclesiologica. In realtà, a nostro avviso, il papa ha semplicemente voluto dire che la Riforma non è una proprietà confessionale ma un patrimonio della cristianità e, se vogliamo, dell´intera umanità. Le frasi di Francesco sulla riscoperta luterana della Bibbia costituiscono l´architrave di una riabilitazione che oggi si esprime non con le formule dell´alta teologia ma in un linguaggio diretto e popolare.

E´ però importante anche "come" il papa ha parlato di Lutero e della Riforma. Lo ha fatto in una severa chiesa gotica e in un palazzo dello sport. Lo ha fatto con il linguaggio della preghiera e con quello della predicazione, citando l´Evangelo e rispondendo a testimoni delle grandi sfide che stanno di fronte ai cristiani del XXI secolo; tra un coro africano e un classico inno della Riforma; La cattedrale di Lund (Svezia)interrotto dalla solennità dell´organo e dal rullare dei tamburi africani. Insomma Bergoglio ha parlato ai protestanti di tutto il mondo guardando in faccia la cristianità globale, quella che in Europa diserta chiese e oratori ma che in Africa o in Asia determina una nuova ondata di spiritualità.

Infine il "che cosa". Avremo bisogno di rileggere le parole di papa Francesco e di valutarle con attenzione. Ma due messaggi sono arrivati: il primo è che i dialoghi teologici devono continuare, ma a un passo e con un´agenda assai diversi da quelli che abbiamo conosciuto sin qui. Per esempio si dovrà parlare di condivisione eucaristica, e con l´obiettivo di arrivare a qualche conclusione che dia risposte a cristiani che non capiscono più il senso di "mense", se non contrapposte, quanto meno distinte.

Il secondo messaggio è ormai una costante del ministero di Jorge Bergoglio. L´albero si vede dai frutti e la cristianità – cattolica, protestante, ortodossa – avrà futuro e credibilità solo se saprà rendere una testimonianza alla pace, alla giustizia e alla salvaguardia del creato.

Ogni parola e ogni gesto sono state come una pietra, una pietra usata per tracciare un cammino nuovo, percorribile non solo dagli addetti all´ecumenismo ma da ogni uomo e da ogni donna benedetti dalla grazia di Dio. Dopo tante pietre per distruggere, nuove pietre per costruire.

Speriamo che lo comprendano anche i giornalisti non specializzati, specie le Grandi Firme italiane, che, favorevoli o contrari all´impulso dato da papa Francesco, ne stanno dando una lettura solo "politicistica" infarcendola di considerazioni prive di fondamento storico e, naturalmente, teologico.


Fonte: Chiesavaldese.org

UN GIORNO UNA PAROLA

A G O S T O
Versetto del mese:
Andando, predicate e dite: «Il regno dei cieli è vicino» (Matteo 10,7)


Salmo della settimana: 101

Domenica 25 Agosto
Beata la nazione il cui Dio è il Signore; beato il popolo ch’egli ha scelto per sua eredità ( Salmo 33,12)

Il rimanente della casa di Giuda che sarà scampato, metterà ancora radici in basso e porterà frutto in alto (II Re 19,30)
Se la radice è santa, anche i rami sono santi (Romani 11,16)

Amici, se la radice del mandorlo torna a fiorire e germogliare, non è questo un segno che c’è ancora amore?
Schalom Ben-Chorin

Marco 12, 28-34; Romani 11, 25-32


Preghiera

Signore nostro, la tua Parola
ci cerca, la tua voce desidera il
nostro cuore per prendere dimora
in noi e da lì poter risuonare
nel mondo. Accogli la nostra
disponibilità, anche se fragile,
anche se piena di contraddizioni,
e vieni ad abitare in noi. Dona
la forza del tuo Spirito, respiro
di vita, che ci sostenga quando
la tua Parola brucia, che ci dia
il coraggio di andare avanti
quando nulla è chiaro, quando senza
te il nostro passo sarebbe troppo
incerto.
Ascoltaci, Signore nostro, nel
nome del tuo figlio Gesù, e donaci
il respiro del tuo spirito Santo.
Amen
da Riforma
del 29 marzo 2019



Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


Foto gallery


Chiesa Evangelica Valdese di Lucca
Via Galli Tassi, 50 - Lucca (Lucca)
C.F 92042770468

MONTE dei PASCHI di SIENA
IBAN IT20 U01030 13707 000001369792

info@luccavaldese.it