28 Settembre 2020
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Le confessioni religiose fra nuovi linguaggi e nuove generazioni

26-04-2018 08:01 - News
Una serie di video-interviste a cura del sito www.chiesavaldese.org

Sul sito www.chiesavaldese.org ha preso il via pochi giorni fa una serie di video-interviste dedicate al confronto con le altre confessioni cristiane presenti nel nostro Paese (https://www.chiesavaldese.org/aria_video_player.php?video_id=50): per capire di che cosa si tratta abbiamo posto alcune domande al pastore Pawel Gajewski, che fa parte del gruppo di redazione del sito stesso.

«Si tratta di un progetto – ci dice – che si colloca nel solco del convegno ecumenico tenutosi ad Assisi dal 20 al 22 novembre 2017. Il convegno si è chiuso con una dichiarazione congiunta in cui il punto centrale è l´istituzione della Consulta permanente delle chiese cristiane in Italia. Così il gruppo di lavoro che cura i contenuti del sito www.chiesavaldese.org ha pensato di "camminare insieme" con alcune persone appartenenti alle principali confessioni cristiane – ma non quelle riunite nella Federazione delle chiese evangeliche in Italia – per mettere in evidenza la bellezza e la forza del dialogo».

– Si può dire che questo tipo di dialogo sia un frutto (non l´unico, certamente, ma uno dei molti) dell´anno 2017, che ha visto ricordare la Riforma protestante anche in chiave ecumenica? In questo senso è giusto dire che il 2017 non è ancora finito...

«Senz´altro sì. Il 2017 è finito ma siamo nell´"anno 501" della Riforma. Credo che sia importante costruire sul fondamento che sicuramente è stato posto durante il Cinquecentenario della Riforma. Senza entrare nel campo di una speculazione futurologica, si può affermare che i tempi di oggi sono tarati su una velocità ben diversa rispetto a quella dei primi secoli successivi al 1517. Nel corso degli ultimi cinquant´anni abbiamo raggiunto nel campo ecumenico risultati che tra il 1918 e 1968 erano inimmaginabili. L´obiettivo dunque, reale e simbolico al tempo stesso, potrebbe essere l´anno 2067, vale a dire il 550° anniversario della Riforma. Credo che su questo obiettivo debbano orientarsi le cristiane e i cristiani nati nel 2000. La nostra rubrica infatti è pensata per catturare anche la loro attenzione».

– E in effetti, proprio parlando di nuove generazioni a cui riferirsi, la prima intervista, di Sabina Baral con Enzo Bianchi, fondatore e già priore della Comunità monastica di Bose in Piemonte, ha posto in rilievo la necessità che le chiese cristiane adeguino i propri linguaggi e i propri strumenti per «leggere» una società in evoluzione sempre più rapida. Potrà questo essere un tema che ritornerà nei prossimi appuntamenti?

«Più che di un tema si tratta di un filo rosso che unirà i prossimi appuntamenti. Enzo Bianchi è l´esempio di un credente che riesce a testimoniare la propria fede senza fare ricorso al gergo ecclesiastico. Non dimentichiamo che per chi non frequenta – o non ha mai frequentato – alcuna chiesa, certi termini come "grazia", "giustificazione", "sacramenti" dicono poco o niente. La questione del linguaggio nel suo rapporto con la religione, da anni al centro dell´attenzione degli intellettuali del calibro di Luisa Muraro o Gianni Vattimo, dovrebbe diventare l´oggetto di una comune riflessione di tutte le chiese cristiane».


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

S E T T E M B R E
Versetto del mese:
“Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo”
(II Corinzi 5,19)




Salmo della settimana : 125


Domenica 27 Settembre
Cristo Gesù, ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita e l’immortalità mediante il vangelo (II Timoteo 1, 10)

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza, ha manifestato la sua giustizia davanti alle nazioni (Salmo 98, 2)
Giunti in Antiochia e riunita la chiesa Barnaba e Paolo riferirono tutte le cose che Dio aveva compiute per mezzo di loro, e come aveva aperto la porta della fede agli stranieri (Atti degli apostoli 14, 27)

Dio ha voluto che cerchiamo e troviamo la sua parola viva nella testimonianza del fratello, in bocca a uomini. Per questo il cristiano ha bisogno degli altri cristiani che dicano a lui la Parola di Dio, ne ha bisogno ogni volta che si trova incerto e scoraggiato; da solo infatti non può cavarsela, senza ingannare se stesso sulla verità
.
Dietrich Bonhoeffer

Lamentazioni 3, 22-26. 31-32; Giovanni 11, 1-3;17- 45



La Parola di Dio ci ha già raggiunto
commento a Colossesi 3, 16
La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza

La conclusione di questa settimana di preghiera e riflessione, che le Losungen ci hanno indotto a fare, è nell’esortazione e nella lode: «La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza, cantando di cuore a Dio, sotto l’impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali». Chi dunque ha saputo scegliere, chi ha saputo trovare in se stesso la Parola di Cristo, chi al di là del dolore e della fatica, che pur contraddistinguono la nostra stanca umanità, ha saputo accogliere l’amore di Dio, può vivere nella pace e nella gioia. La promessa del Signore è proprio questa: se sapremo amarci l’un l’altro come Gesù ha amato noi, se sapremo far crescere dentro di noi la fede e la speranza, nulla potrà farci cadere: né il dolore, né la fatica, non la stanchezza, non la depressione e il grigiore che hanno avvolto il mondo occidentale, non il Male, né la paura. Il Signore è già dentro di noi, la Sua Parola ci ha già raggiunto, altrimenti non saremmo qui, non cercheremmo un senso per la nostra vita e non proveremmo, giorno dopo giorno, a convertirci nuovamente al Signore. E dunque ascoltiamoci l’uno l’altro, accogliamoci, nonostante le molte differenze di cultura, di opinione, di convinzioni politiche e spirituali. Nei momenti bui e di sconforto permettiamo a chi ci è vicino di sollevarci, di riportarci alla luce e cerchiamo di vivere una vita davvero rinnovata, davvero trasformata, cercando di incarnare realmente quella umanità che Dio ha creato e di cui Gesù è stato esempio e modello. Amen!
Erica Sfredda



Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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