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´Le Strade degli ugonotti e dei valdesi´ ora sono Itinerario culturale europeo

15-09-2013 16:57 - Documenti
La consegna dell´attestato del Consiglio d´Europa è avvenuta a Neu Isenburg (Germania)

Roma (NEV), 11 settembre 2013 - Il percorso storico-culturale di 1800 chilometri che traccia la lunga fuga attraverso le Alpi da parte di ugonotti e valdesi nel XVII secolo, ha ottenuto il riconoscimento "Itinerario culturale europeo" del Consiglio d´Europa. La consegna della pergamena è avvenuta lo scorso 10 settembre presso il museo cittadino di Neu Isenburg vicino a Francoforte sul Meno (Germania), alla presenza dei rappresentanti italiani, francesi, svizzeri e tedeschi de "Le strade degli ugonotti e dei valdesi".

La revoca dell´Editto di Nantes da parte del re di Francia nel 1685, e gli editti emanati dal duca di Savoia l´anno successivo, significarono per 200.000 ugonotti e circa 3000 valdesi l´inizio delle persecuzioni. Partirono dalla Francia e dall´Italia verso il nord Europa, attraversando la Svizzera raggiungendo la Germania e i Paesi Bassi. "Una storia che a 300 anni di distanza si riferisce a temi oggi strettamente attuali, come i diritti negati, la lotta per la libertà, l´incontro fra culture e religioni differenti, e l´intolleranza", ha dichiarato Davide Rosso, direttore del Centro culturale valdese (CCV) di Torre Pellice (TO), presente per l´occasione, aggiungendo: "è una tragedia frutto delle persecuzioni, ma allo stesso tempo una storia di accoglienza e di solidarietà europea".

"Questo progetto aiuta a ricordarci come i temi della fuga, dell´esilio, della tolleranza e dell´integrazione siano ancora oggi di ampia portata sociale e politica per l´Europa" ha invece sottolineato Penelope Denu, direttrice dell´Istituto Europeo Itinerari Culturali del Consiglio d´Europa che ha consegnato nella cittadina di Neu Isenburg, fondata nel 1699 dai rifugiati ugonotti, il prestigioso riconoscimento.

"Le strade degli ugonotti e dei valdesi" si possono oggi percorrere a piedi o in bicicletta alla scoperta del territorio dal punto di vista ambientale e storico. Il percorso segue gli antichi itinerari dell´esilio degli ugonotti e dei superstiti degli 8500 valdesi imprigionati nelle carceri sabaude, con l´unica colpa di essere protestanti (http://www.lestradedeivaldesi.it/).

UN GIORNO UNA PAROLA

A P R I L E
Versetto del mese:
“Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile”
I Corinzi 15, 42



Salmo della Settimana: 88

Giovedì 9 Aprile - Giovedì Santo
“Ha lasciato il ricordo dei suoi prodigi; il Signore è pietoso e misericordioso” (Salmo 111, 4)

Andiamo, andiamo a implorare il favore del Signore e a cercare il Signore degli eserciti! Anch’io voglio andare! (Zaccaria 8, 21)
Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi (Marco 14,26)

Ognuno di noi può venire, per avere la sua parte con te. Noi tutti qui riuniti, siamo stati tutti accolti, lieti e tristi, forti e deboli, tiepidi o vivi nella fede.
Detlev Block

Giovanni 13, 1-15; 34-35; I Corinzi 11, 17-34a; Marco15, 16-23


Il servizio vissuto nell’amore
commento a: Marco 14, 26
“Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi”

Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono. Così termina, in Matteo ed in Marco, il racconto della cena pasquale che Gesù consuma con i suoi amici nel giorno che noi chiamiamo il giovedì santo. L’ultima Cena, quando Gesù accennò alla sua morte offrendo il pane e il vino come simboli del suo corpo e del suo sangue.
“La notte in cui fu tradito” esordisce l’apostolo Paolo nel racconto di quella cena.
Che inno cantarono a conclusione della prima parte di quella notte che si svolse nel chiuso di una casa di Gerusalemme?
È il salmo di lode, il 136, il cosiddetto grande Hallel (Hallelu-Ja = Lode a Dio) che chiudeva il banchetto pasquale. Nel salmo ogni versetto consta di una prima parte che celebra un grande intervento di Dio e di una seconda parte che dice: “perché la sua bontà dura in eterno”.
Avete notato che quella drammatica notte inizia e finisce in modo simbolicamente forte con una semplice e comune bacinella piena d’acqua?
All’inizio – racconta Giovanni – Gesù, prima della cena, prese una bacinella e lavò i piedi ai suoi discepoli. Invitandoli al servizio, alla responsabilità esercitata nell’amore. Il mattino seguente, alla fine di quella notte, Matteo racconta che Pilato si fece portare una bacinella per lavarsi pubblicamente le mani, dichiarando di non sentirsi responsabile nell’abbandonare un uomo innocente alla violenza e alla morte.
Due gesti di grande significato. Il Messia, il Signore, si spoglia di se stesso, prendendo forma di servo – come scriverà Paolo ai Filippesi – indicando che questa è la salvezza dell’umanità: la responsabilità del servizio vissuta nell’amore. Pilato, il rappresentante di Cesare, della massima autorità terrena, bada solo alla salvezza di sé e del proprio potere: per questo è disposto a calpestare la verità con la violenza.
Nel corso della storia la Chiesa e i cristiani hanno spesso scelto Pilato e non Gesù. Oggi diciamo che è un momento cruciale per il nostro pianeta e per la vita su di esso. Gesù e non Pilato ci insegnano come affrontarlo.

Emmanuele Paschetto


Preghiera


Padre, fonte amoroso della vita e della speranza,
ti preghiamo per ogni fratello che geme e piange,
per quanti non riusciamo a confortare;
dona a tutta la gente che soffre, al tuo popolo di miseri e di poveri,
forza nella tribolazione e fiducia nei giorni dell’angoscia.
Concedi a loro e a tutti noi, rinvigoriti dalla tua parola di speranza,
di giungere all’alba della gioia e della resurrezione.

Ravasi



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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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