12 Dicembre 2019

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Lasciarsi ri-formare dall´Evangelo di Giorgio Tourn

18-10-2014 11:54 - Bibbia e attualità
Riflessioni in vista dell´anniversario della Riforma

È invalsa da tempo nelle chiese evangeliche l´abitudine di ricordare la data del 31 ottobre 1517, quando Lutero affisse le sue 95 tesi. Aveva l´idea di avviare un dibattito sulle indulgenze e invece cambiò la fisionomia della cristianità europea. Il movimento di opinione da lui scatenato si conosce ormai come la Riforma. In realtà questa espressione (scritta sempre con la maiuscola) nasce molto più tardi, nella storiografia tedesca ottocentesca che vedeva in quel periodo la nascita della sua identità storica. A questa stessa lettura della storia si devono le espressioni: «i Riformatori», ormai abituale per indicare i personaggi di quell´epoca, e quella altrettanto classica di «Controriforma» per indicare le misure prese dal papato per bloccare l´avanzata del movimento luterano.

Gli storici cattolici del XX secolo hanno obiettato che il profondo rinnovamento ad opera del concilio di Trento non era tanto una presa di distanza dalle posizioni evangeliche (anche se aveva sotto alcuni aspetti anche quel carattere) quanto l´attuazione di una vera riforma per cui, storicamente parlando, si deve usare l´espressione «riforma cattolica» più che Controriforma. E di fatto è così per due motivi.

Anzitutto perché la riforma della chiesa era un progetto coltivato da tempo in tutti gli ambienti del cattolicesimo dell´epoca. Alessandro VI aveva già nominato una commissione per questo, i camaldolesi la chiedevano al papa Leone X, la auspicano i cardinali al quinto concilio del Laterano, la prevede Paolo III, formando una apposita commissione con il fior fiore del collegio cardinalizio, e sarà lui che convocherà il concilio nel 1545.

Tutto questo è perfettamente coerente perché la riforma è un programma di lavoro che accompagna la cristianità dal Medioevo, la chiesa cattolica si è sempre riformata, aggiornata, riassestata, ha sempre revisionato le sue posizioni, non ci è forse accaduto di recente di udire un autorevole prelato usare l´espressione sempre reformanda», che appartiene in realtà alla tradizione calvinista?

Parlare di Riforma cattolica è pertinente per un secondo motivo, complementare. Né Lutero né i suoi amici dello schieramento evangelico avevano come progetto la riforma della chiesa, volevano altro, molto altro. Lo dice molto bene una immagine di Lutero: lo Spirito passa nella storia come un temporale d´estate, bisogna saperlo vedere, dopo è troppo tardi e non torna più.

Alla base di questo paradosso sta l´idea che il rinnovamento della chiesa non è opera del popolo credente e tanto meno dei suoi vertici, ma dello Spirito di Cristo, l´Evangelo che riforma la chiesa quando lo si lascia parlare, e quando non lo si ascolta c´è il rischio che sia come il temporale quando è passato, resti a zappare il campo ma non piove più.

Non è certo un caso che, proprio mentre il papa Paolo III affidava a quattro cardinali integerrimi il compito di mettere ordine nella Dataria (l´ufficio finanziario della curia), Lutero traducesse la Bibbia. Egli e i suoi amici però, in Sassonia, a Zurigo, a Ginevra, hanno dato alla comunità dei credenti una nuova forma; non era quella una ri-forma? Certo, ma in gioco non era la «forma», cioè il modo più rispondente per essere chiesa nel mondo, ma il «ri» cioè la richiesta di fedeltà formulata dall´Evangelo.

Come protestanti dovremo forse riflettere su tutto questo il 31 ottobre prossimo, specie in vista del 2017, anniversario di quel 1517.

Fonte: Riforma

UN GIORNO UNA PAROLA

D I C E M B R E
Versetto del mese:
““...chi di voi cammini nelle tenebre, privo di luce,confidi nel nome del Signore
e si appoggi al suo Dio”
(Isaia 50,10b)


Salmo della settimana: 80

Giovedì 12 Dicembre

Bada ai tuoi passi quando vai alla casa di Dio e avvicinati per ascoltare (Ecclesiaste 5,1)
Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole (Matteo 6, 7)

Fa’ che la tua bocca sia in silenzio, allora parlerà il tuo cuore. Sia in silenzio il tuo cuore, allora parlerà Dio.
Dalla Chiesa Copta

II Corinzi 5, 1-10; Isaia 45, 18-25


Preghiera


Signore, insegnaci a confessare il nostro
peccato. Dacci intelligenza, per comprendere
quanto esso sia divenuto parte di
un sistema economico e culturale che
genera miseria.
Dacci compassione per evitare di rimanere
prigionieri del risentimento e della
vendetta dei torti subiti.
Dacci creatività, per trovare i modi possibili
per rimediare ai nostri errori.
Dacci speranza, per scongiurare che il
nostro peccato ci getti nella tristezza e
nella depressione.
Dacci fede, per credere che per quanto
grande sia il nostro peccato,
la tua grazia è sempre e comunque
sovrabbondante, in Cristo Gesù, nostro
Signore.





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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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