06 Maggio 2021
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L´arte della meditazione Non soltanto l´Oriente ha esplorato le vie della meditazione. Anche la Bibbia ci insegna a meditare sulla Parola di Dio e su come Dio agisce per noi nella storia Giampiero Comolli

26-06-2013 14:11 - Bibbia e attualità
Qualche anno fa, sull´isola di Gerba, in Tunisia, mi capitò di osservare alcuni anziani intenti a leggere la Bibbia nella Ghriba, la sinagoga dell´antica comunità ebraica. Avvolti in ampie e sdrucite zimarre, assisi su panconi in legno, questi pii ebrei se ne stavano a piedi scalzi, una gamba distesa, l´altra con un ginocchio comodamente piegato per reggere il Libro sacro. Ma quel che mi sorprendeva in loro - oltre alla postura così rilassata e al tempo stesso solenne, quasi regale - era l´intensità del raccoglimento con cui si dedicavano alla comprensione sempre rinnovata di pagine che pure conoscevano a memoria. Mi affascinava la concentrazione umile e serena dello sguardo che scorreva adagio riga dopo riga, la dolcezza trepidante delle labbra che pian piano sussurravano sillaba su sillaba, la tensione vibrante e delicata di tutto il corpo che con fiduciosa letizia si protendeva, si piegava per accogliere e assorbire tutta la delizia di un testo dal quale parole eterne di una Verità mai esaurita stillavano come goccia a goccia. Sembravano, quegli uomini di fede, la raffigurazione vivente del Salmo 1, dove si descrive la beatitudine, la gioia quieta e traboccante che inonda colui «il cui diletto è nella legge del Signore, e su quella legge medita giorno e notte».

Tali zelanti scrutatori del Libro esercitavano su di me un fascino profondo, perché testimoniavano la possibilità di un´arte della meditazione profondamente diversa da quella che avevo visto invece esercitata in Asia dai maestri dello yoga, del buddhismo, del taoismo. Quando noi pensiamo alla pratica della meditazione, subito ci viene in mente l´immagine di un asceta a gambe incrociate, immobile e in silenzio, gli occhi socchiusi, fermo nella postura canonica codificata dalle tradizioni spirituali dell´Oriente. Come se fosse soprattutto l´Oriente ad avere esplorato fino ai limiti estremi le vie della meditazione. Eppure, anche la Scrittura insegna a meditare. Per capirlo, chiediamoci innanzitutto che significhi meditazione. Potremmo definirla una concentrazione psicofisica, silenziosa e prolungata, su un unico oggetto di pensiero. Dunque un raccoglimento profondo della mente, del corpo, della sfera emotiva, tale per cui ci dedichiamo a contemplare, in uno stato di massima intensità e massima attenzione, un qualche cosa che a propria volta pervade la totalità di noi stessi. Tale oggetto di meditazione potrà essere un elemento del mondo interno, come il nostro stesso respiro, o del mondo esterno, come una candela accesa, un´opera d´arte, un paesaggio naturale, una poesia... Di conseguenza, si dà meditazione sia rimirando in silenzio un ramoscello di bambù, sia rimanendo assorti davanti a un versetto biblico.

Ma le tradizioni dell´Oriente pretendono di più: sostengono infatti che meditazione si dà solo se ci si concentra totalmente sul momento presente, sul qui e ora, in uno stato oltretutto di pura attenzione silenziosa, e cioè totalmente libera dall´interferenza delle parole, siano esse parole lette, pronunciate o anche solo pensate. Meditare dunque significa per l´Oriente entrare in una condizione di completo Silenzio, che a propria volta si manifesta nel tempo di un puro Presente, elevato a dimensione assoluta. È qui allora che s´incontra la divergenza profonda con la meditazione biblica. Quest´ultima infatti richiede sì silenzio interiore e raccoglimento, ma per ascoltare non certo un Silenzio assoluto, bensì una Parola assoluta, quella di Dio: una Parola che dalla Scrittura ci interpella per chiamarci a un impegno il quale, a propria volta, non si esaurisce nel puro presente, ma si dilata sia verso il passato (il ricordo, la memoria di quanto Dio ha fatto per noi) sia verso il futuro (la speranza, l´attesa di un Dio che viene, ci chiama, ci porta verso una salvezza a venire).

Ebbene, una simile dilatazione temporale della meditazione biblica è possibile proprio perché essa è meditazione su una Parola, quella di Dio, la quale, pur essendo assoluta, si manifesta nel tempo, nella storia: diventa infatti meditazione su come Dio agisce per noi nella storia, nella biografia della nostra vita. Per converso, la meditazione orientale trascende il tempo, esce dalla storia, si concentra tutta su un unico istante presente, dilatato per così dire all´infinito. Ma se lo può fare, è perché essa si svolge fuori dalla parola, dal linguaggio verbale, in un silenzio tanto più definitivo, perché al di là di esso non c´è nient´altro che un ulteriore Silenzio: quello dell´Assoluto, quello del Vuoto. La meditazione biblica invece non ci fa incontrare il Silenzio del Vuoto, bensì la Parola di Dio, custodita nella Scrittura. Ed era proprio questa l´impressione che mi facevano gli zelanti ebrei di Gerba: mentre mormoravano le sillabe della Torah, infatti, riluceva sui loro visi una vibrazione luminosa, una beatitudine commossa. Si capiva che, in quella meditazione mormorata, ricevevano la grazia di avvertire la Presenza di Dio, di udire l´eco della sua Voce. E in questo modo la loro meditazione raggiungeva un culmine oltre il quale la mente umana non può andare: l´incontro benedetto con la gloria di Dio.

(26 giugno 2013)

Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 45

Giovedì 6 Maggio


Gli occhi di tutti sono rivolti a te, e tu dai loro cibo a suo tempo. Tu apri la tua mano, e dai cibo a volontà a tutti i viventi (Salmo 145, 15-16)
Non siate in ansia per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il corpo, di che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi: non seminano, non mietono; non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. E voi, quanto più degli uccelli valete!


O Creatore della vita, ti rendiamo grazie per tutto ciò che riceviamo, per ciò ciò che mangiamo e per ciò che beviamo. Noi abbiamo cibo non solo nel momento giusto, ma in ogni tempo; abbiamo nutrimento non solo per saziarci, ma oltre il necessario. Preservaci dunque dall essere insaziabili

I Corinzi 14, 6-19; Daniele 12, 1-13

Riprendere il messaggio della salvezza per ogni essere umano
commento a:
Non c è distinzione tra Giudeo e Greco, essendo esso lo stesso Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano (Romani 10,12)


La distinzione tra Giudeo e Greco riflette la mentalità ebraica che, nell’ambito dell Impero romano, vedeva negli Ebrei il popolo eletto e in tutti gli altri, definiti anche Gentili, coloro che non erano oggetto delle benedizioni di Dio.
L apostolo Paolo, dopo aver combattuto quei Giudei che avevano accettato Gesù come Messia di Israele, con la conversione sulla via di Damasco non solo lo riconosce come tale, ma comprende che la sua opera è in favore di tutta l’umanità.
“Gli stranieri sono eredi con noi, membra come noi di un medesimo corpo e con noi partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù mediante il Vangelo” è scritto in Efesini 3, 6.
Questa, nella chiesa della prima generazione, è la grande svolta che Paolo difende a spada tratta, allargando nella lettera ai Galati (3, 28), l abolizione delle categorie divisive che caratterizzano l umanità: “...non c è né schiavo né libero, non c è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo”.
La storia del Cristianesimo ci mostra che purtroppo la Chiesa ha quasi sempre disatteso questo messaggio.
Nell odierno mondo globalizzato è ancora più importante vivere e annunciare questo messaggio universalistico. “Il Signore è ricco verso tutti quelli che lo invocano”, dice Paolo. Ma giustamente aggiunge che, per invocare il Signore, occorre conoscerlo, e per conoscerlo bisogna che qualcuno lo presenti, lo annunci, spieghi chi è.
Tocca a noi dunque – se non vogliamo venir meno al mandato che il Signore Risorto ci ha lasciato – riprendere il messaggio dell accoglienza e della salvezza per ogni essere umano, per ogni popolo. E la chiesa non può limitarsi alla predicazione, ma – come dice Giacomo nella sua lettera (1, 22) - deve vivere coerentemente “mettendo in pratica la Parola e non ascoltandola soltanto.”
Emmanuele Paschetto




Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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