03 Luglio 2020
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L´aborto e il peccato

23-11-2016 14:00 - Bibbia e attualità
Anche dopo il Giubileo il "perdono" possibile anche per i parroci cattolici comuni, dice Papa Francesco

Nella lettera apostolica Misericordia et Misera che conclude il Giubileo, papa Francesco ha esteso la possibilità per i sacerdoti di assolvere il "peccato di aborto" anche fuori dal periodo giubilare. Una "colpa" che se c´è pentimento verrà perdonata non solo alle donne, ma anche ai medici che la rendono possibile. «Un passo avanti – sostiene la pastora valdese e teologa Letizia Tomassone – ma la chiesa, tutta maschile, si arroga ancora il diritto di dire cosa va bene e cosa no sul corpo delle donne: cosa vuol dire conversione se non c´è anche un accompagnamento alla consapevolezza, se non c´è un aiuto a trovare altri modi per evitare delle gravidanze indesiderate, a evitare la violenza nei rapporti di genere, a istituire delle relazioni diverse tra uomini e donne?».

Si tratta di un passo avanti?

«Sì, senz´altro un passo avanti. Durante tutto l´anno del giubileo era stata data questa dispensa ai parroci di poter valutare di volta in volta se concedere il perdono, ma nella lettera finale del giubileo è scritto che continua anche al di là dell´anno straordinario sulla Misericordia. La decisione è motivata nella misericordia di Dio, più grande di qualsiasi altro peccato: questa ragione teologica mi sembra bellissima perché sgancia un peccato per antonomasia legato alla sessualità, al femminile demoniaco e demonizzato, dall´idea di un peccato che non ci si può togliere di dosso, un peccato legato alle donne. Il perdono dei medici, poi, potrebbe preludere a una nuova fase, in una società come quella italiana nella quale l´obiezione di coscienza all´interruzione di gravidanza prevale per ragioni puramente sociali o interne all´organizzazione del lavoro degli ospedali. Forse si andrà verso una nuova consapevolezza da parte dei medici nell´approcciarsi a questo servizio».

Questa decisione cambia il paradigma dell´interpretazione cattolica di peccato?

«Nella lettera è detto contestualmente che non si vuole sminuire il peccato dell´aborto, tuttavia tutto il pontificato di Francesco punta sul primato della Grazia, sul fatto che è Dio che ci viene incontro, mentre noi viviamo tra le nostre contraddizioni, di cui fa parte anche il peccato, e l´amore di Dio supera ogni nostra mancanza. Una costante sempre più presente nella teologia del papa anche a seguito dell´incontro con la Riforma a Lund, dei documenti prodotti in quella occasione, e dello stesso anno della Misericordia che è stato un lancio di questa idea».

Cosa ci dice della concezione femminile il fatto che occorra passare attraverso il pentimento per una pratica come l´interruzione volontaria di gravidanza?

«Intanto è importante ricordare che su questo tema le donne chiedono di non essere giudicate da dei maschi. Di nuovo la chiesa cattolica, tutta maschile, si arroga il diritto di dire questo va bene e questo no sul corpo delle donne. Effettivamente questa è una grande contraddizione del mondo cattolico, e da un punto di vista protestante possiamo dire che la chiesa è fatta da donne e uomini e non siamo noi che diamo il perdono ma annunciamo un perdono che è più grande di noi. Dal punto di vista cattolico, invece, la chiesa è mediatrice del perdono, quindi resta questa difficoltà di una mediazione maschile per le donne: per ricevere il perdono non basta dunque che lo abbiano ricevuto nel rapporto diretto con Dio, ma devono passare attraverso il giudizio di un sacerdote. Questo è una mediazione maschile molto pesante: cosa vuol dire pentimento? Cosa vuol dire conversione se non c´è anche un accompagnamento alla consapevolezza, se non c´è un aiuto a trovare altri modi per evitare delle gravidanze indesiderate, per evitare la violenza nei rapporti di genere, per istituire delle relazioni diverse tra uomini e donne? Il pentimento riguarda entrambi i generi: i maschi non devono porsi dal lato del potere e le donne soltanto dal lato dell´umiliazione, oltre ad aver subito nel loro corpo questa sconfitta e questa sofferenza».

Si sta andando verso questa pratica di aiuto, secondo lei?

«Penso di si, più che altro perché guardo alla pratica di tante chiese nel mondo. In Argentina o in Brasile le religiose hanno già praticato questo perdono nei confronti delle donne, inteso come accompagnamento anche nell´interruzione di gravidanza, ma soprattutto nell´evitare queste situazioni. Alcune religiose sono state messe a tacere nei decenni passati, ma sicuramente Bergoglio ha conosciuto da vicino questi percorsi. Anche per questo lui non parla per una realtà italiana, ma per una realtà mondiale dove è diffuso questo tipo di sensibilità pastorale, che vede spesso nel peccato delle radici di ingiustizia sociale che sono ben più grandi del peccato morale che di solito viene stigmatizzato».


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 1-23

Venerdì 3 Luglio

Le tue mani mi hanno fatto e formato; dammi intelligenza e imparerò i tuoi comandamenti (Salmo 119, 73)
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo, Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri (I Giovanni 3,23)

Si può comandare di credere? Si può comandare di amare? A viste umane, la risposta è no a entrambe le domande. Nel primo caso, la fede deve essere una libera adesione a una parola che ci interpella e vogliamo con forza rivendicare la nostra possibilità di scelta, soprattutto quella di sottrarci e di dire no, la risposta che ci fa sentire autonomi e maggiorenni. Nel secondo caso, riteniamo forse ancora più assurdo ordinare di provare un sentimento, l’amore, il più alto dei sentimenti, che secondo noi sfugge addirittura al controllo della nostra razionalità, come il bambino capriccioso, Cupido, con cui lo rappresentavano gli antichi. Eppure la parola di Dio ci smentisce clamorosamente, riproponendoci sia il comandamento della fede in Cristo Gesù, sia il comandamento dell’amore per il prossimo. Quando Cristo Gesù ci afferra totalmente, saremo obbligati a divenire suoi schiavi, come successe fra tanti a Paolo di Tarso, servi suoi, privati del loro libero arbitrio, persone che non potranno non pregare quotidianamente «sia fatta la Tua volontà». E anche se il prossimo, magari ostile, o ributtante, antipatico, spregevole, odioso ci apparirà tutto meno che amabile, al nostro agire si imporrà perentorio l’ordine di amarlo, e non tanto a parole, ma a fatti, sull’esempio di Colui che fu capace di amare chi lo inchiodò sulla croce del Golgota.

Galati 3, 6-14; I Re 13, 1-10




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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