28 Settembre 2020
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L´aborto e il peccato

23-11-2016 14:00 - Bibbia e attualità
Anche dopo il Giubileo il "perdono" possibile anche per i parroci cattolici comuni, dice Papa Francesco

Nella lettera apostolica Misericordia et Misera che conclude il Giubileo, papa Francesco ha esteso la possibilità per i sacerdoti di assolvere il "peccato di aborto" anche fuori dal periodo giubilare. Una "colpa" che se c´è pentimento verrà perdonata non solo alle donne, ma anche ai medici che la rendono possibile. «Un passo avanti – sostiene la pastora valdese e teologa Letizia Tomassone – ma la chiesa, tutta maschile, si arroga ancora il diritto di dire cosa va bene e cosa no sul corpo delle donne: cosa vuol dire conversione se non c´è anche un accompagnamento alla consapevolezza, se non c´è un aiuto a trovare altri modi per evitare delle gravidanze indesiderate, a evitare la violenza nei rapporti di genere, a istituire delle relazioni diverse tra uomini e donne?».

Si tratta di un passo avanti?

«Sì, senz´altro un passo avanti. Durante tutto l´anno del giubileo era stata data questa dispensa ai parroci di poter valutare di volta in volta se concedere il perdono, ma nella lettera finale del giubileo è scritto che continua anche al di là dell´anno straordinario sulla Misericordia. La decisione è motivata nella misericordia di Dio, più grande di qualsiasi altro peccato: questa ragione teologica mi sembra bellissima perché sgancia un peccato per antonomasia legato alla sessualità, al femminile demoniaco e demonizzato, dall´idea di un peccato che non ci si può togliere di dosso, un peccato legato alle donne. Il perdono dei medici, poi, potrebbe preludere a una nuova fase, in una società come quella italiana nella quale l´obiezione di coscienza all´interruzione di gravidanza prevale per ragioni puramente sociali o interne all´organizzazione del lavoro degli ospedali. Forse si andrà verso una nuova consapevolezza da parte dei medici nell´approcciarsi a questo servizio».

Questa decisione cambia il paradigma dell´interpretazione cattolica di peccato?

«Nella lettera è detto contestualmente che non si vuole sminuire il peccato dell´aborto, tuttavia tutto il pontificato di Francesco punta sul primato della Grazia, sul fatto che è Dio che ci viene incontro, mentre noi viviamo tra le nostre contraddizioni, di cui fa parte anche il peccato, e l´amore di Dio supera ogni nostra mancanza. Una costante sempre più presente nella teologia del papa anche a seguito dell´incontro con la Riforma a Lund, dei documenti prodotti in quella occasione, e dello stesso anno della Misericordia che è stato un lancio di questa idea».

Cosa ci dice della concezione femminile il fatto che occorra passare attraverso il pentimento per una pratica come l´interruzione volontaria di gravidanza?

«Intanto è importante ricordare che su questo tema le donne chiedono di non essere giudicate da dei maschi. Di nuovo la chiesa cattolica, tutta maschile, si arroga il diritto di dire questo va bene e questo no sul corpo delle donne. Effettivamente questa è una grande contraddizione del mondo cattolico, e da un punto di vista protestante possiamo dire che la chiesa è fatta da donne e uomini e non siamo noi che diamo il perdono ma annunciamo un perdono che è più grande di noi. Dal punto di vista cattolico, invece, la chiesa è mediatrice del perdono, quindi resta questa difficoltà di una mediazione maschile per le donne: per ricevere il perdono non basta dunque che lo abbiano ricevuto nel rapporto diretto con Dio, ma devono passare attraverso il giudizio di un sacerdote. Questo è una mediazione maschile molto pesante: cosa vuol dire pentimento? Cosa vuol dire conversione se non c´è anche un accompagnamento alla consapevolezza, se non c´è un aiuto a trovare altri modi per evitare delle gravidanze indesiderate, per evitare la violenza nei rapporti di genere, per istituire delle relazioni diverse tra uomini e donne? Il pentimento riguarda entrambi i generi: i maschi non devono porsi dal lato del potere e le donne soltanto dal lato dell´umiliazione, oltre ad aver subito nel loro corpo questa sconfitta e questa sofferenza».

Si sta andando verso questa pratica di aiuto, secondo lei?

«Penso di si, più che altro perché guardo alla pratica di tante chiese nel mondo. In Argentina o in Brasile le religiose hanno già praticato questo perdono nei confronti delle donne, inteso come accompagnamento anche nell´interruzione di gravidanza, ma soprattutto nell´evitare queste situazioni. Alcune religiose sono state messe a tacere nei decenni passati, ma sicuramente Bergoglio ha conosciuto da vicino questi percorsi. Anche per questo lui non parla per una realtà italiana, ma per una realtà mondiale dove è diffuso questo tipo di sensibilità pastorale, che vede spesso nel peccato delle radici di ingiustizia sociale che sono ben più grandi del peccato morale che di solito viene stigmatizzato».


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

S E T T E M B R E
Versetto del mese:
“Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo”
(II Corinzi 5,19)




Salmo della settimana : 125


Domenica 27 Settembre
Cristo Gesù, ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita e l’immortalità mediante il vangelo (II Timoteo 1, 10)

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza, ha manifestato la sua giustizia davanti alle nazioni (Salmo 98, 2)
Giunti in Antiochia e riunita la chiesa Barnaba e Paolo riferirono tutte le cose che Dio aveva compiute per mezzo di loro, e come aveva aperto la porta della fede agli stranieri (Atti degli apostoli 14, 27)

Dio ha voluto che cerchiamo e troviamo la sua parola viva nella testimonianza del fratello, in bocca a uomini. Per questo il cristiano ha bisogno degli altri cristiani che dicano a lui la Parola di Dio, ne ha bisogno ogni volta che si trova incerto e scoraggiato; da solo infatti non può cavarsela, senza ingannare se stesso sulla verità
.
Dietrich Bonhoeffer

Lamentazioni 3, 22-26. 31-32; Giovanni 11, 1-3;17- 45



La Parola di Dio ci ha già raggiunto
commento a Colossesi 3, 16
La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza

La conclusione di questa settimana di preghiera e riflessione, che le Losungen ci hanno indotto a fare, è nell’esortazione e nella lode: «La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza, cantando di cuore a Dio, sotto l’impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali». Chi dunque ha saputo scegliere, chi ha saputo trovare in se stesso la Parola di Cristo, chi al di là del dolore e della fatica, che pur contraddistinguono la nostra stanca umanità, ha saputo accogliere l’amore di Dio, può vivere nella pace e nella gioia. La promessa del Signore è proprio questa: se sapremo amarci l’un l’altro come Gesù ha amato noi, se sapremo far crescere dentro di noi la fede e la speranza, nulla potrà farci cadere: né il dolore, né la fatica, non la stanchezza, non la depressione e il grigiore che hanno avvolto il mondo occidentale, non il Male, né la paura. Il Signore è già dentro di noi, la Sua Parola ci ha già raggiunto, altrimenti non saremmo qui, non cercheremmo un senso per la nostra vita e non proveremmo, giorno dopo giorno, a convertirci nuovamente al Signore. E dunque ascoltiamoci l’uno l’altro, accogliamoci, nonostante le molte differenze di cultura, di opinione, di convinzioni politiche e spirituali. Nei momenti bui e di sconforto permettiamo a chi ci è vicino di sollevarci, di riportarci alla luce e cerchiamo di vivere una vita davvero rinnovata, davvero trasformata, cercando di incarnare realmente quella umanità che Dio ha creato e di cui Gesù è stato esempio e modello. Amen!
Erica Sfredda



Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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