11 Luglio 2020
News

La vocazione che abbiamo ricevuto

24-05-2013 08:34 - Bibbia e attualità
Noi siamo chiamati dal Signore a essere un solo corpo che vive di un solo Spirito e di una sola speranza. Se ogni giorno realiz­zere­mo la vocazione che abbiamo ricevuto e accolto, anche le nostre comunità saranno davvero unite nella testimonianza della Parola
Eric Noffke

Chi si ricorda Il centro del fiume, una vecchia canzone di Pierangelo Bertoli? Inizia con queste parole: «Figure di carta che bevono nuovi pensieri e fragili miti creati dal mondo di ieri disperdono giovani forze sottratte al domani, lasciando distorte le menti e vuote le mani». Già questi pochi versi ci danno il senso della fragile condizione dell´uomo globalizzato, solo e bombardato da mille richiami per lo più illusori e tragicamente pericolosi. Le antiche aggregazioni identitarie si sgretolano sempre più e rimaniamo inermi davanti alle chimere del nostro tempo. È il lato oscuro della libertà di cui oggi (fortunatamente!) godiamo; un lato oscuro che solo una buona educazione e un´informazione onesta forse potrebbero dominare, ma senza rimediare al senso di solitudine che, ormai, ci caratterizza.

Soli, e quindi in cerca di aggregazione, perché in fondo siamo animali sociali

Soli, e quindi in cerca di aggregazione, perché in fondo siamo animali sociali. Un tempo il problema non si poneva, mentre oggi diventa impellente e di primaria importanza: le persone con le quali decidiamo di relazionare e i circoli che decidiamo di frequentare finiscono per segnare profondamente la nostra vita. In questo quadro la nostra chiesa appare alla donna e all´uomo moderni come una scelta tra le altre. Nonostante le nostre ampie pretese e le ambizioni ancora maggiori, allo sguardo superficiale di molte persone, siamo come il corso di ginnastica o il gruppo di meditazione zen; anzi, forse siamo meno appealing, perché richiediamo un impegno di pensiero e di azione, e non offriamo solo socializzazione e distrazione dalla quotidianità. A costo di sembrare presuntuoso, penso che le nostre comunità, di fronte all´offerta attuale, propongano a chi si avvicina un ambiente sano, dove si cerca sinceramente di offrire il meglio di noi stessi e di recuperare insieme il senso della nostra umanità in questo mondo superficiale e omologante, pur nell´apparente grande offerta di identità. Nelle nostre chiese il messaggio evangelico determina la vita di molte persone, la dialettica è ancora una scuola di democrazia, la predicazione offre spunti di riflessione che ci aiutano a crescere nella fede e nella coerenza cristiana. Per quanto possa avere incontrato persone litigiose nei miei 17 anni di pastorato, quando i problemi diventavano reali, le comunità sapevano stringersi intorno alle persone in difficoltà e trovavano il modo di aiutarsi a vicenda. Non lo dico con spirito di autocelebrazione, ma perché credo che dobbiamo essere più coscienti del nostro valore e di quale importanza possiamo avere per questa umanità sola e in cerca di relazioni costruttive.

La parola evangelica, in questo tempo di Pentecoste, ci ricorda che la nostra vocazione è alta

La parola evangelica, in questo tempo di Pentecoste, ci ricorda che la nostra vocazione è alta. Proprio per questo dobbiamo rivolgere grande cura alla qualità della vita ecclesiastica per affrontare con decisione i problemi. Uno di questi viene evidenziato dal confronto con questi versetti di Efesini ed è la carente unità del nostro corpo ecclesiastico. Lo vediamo nella disparità di impegno sia tra i singoli membri sia tra le singole comunità proprio quando, invece, dovremmo cercare sempre tutti e tutte di dare il massimo: dalla contribuzione al dono del nostro tempo e delle nostre energie. Noi siamo chiamati dal Signore a essere un solo corpo che vive di un solo Spirito e di una sola speranza. Quando abbiamo fatto la nostra ammissione in chiesa, abbiamo deciso di far parte di un unico organismo che aveva bisogno del nostro apporto per vivere. Se ogni giorno realizzeremo la vocazione che abbiamo ricevuto e accolto, anche le nostre comunità saranno davvero unite nella testimonianza della Parola. In questi versetti si esprime molto bene questa idea attraverso il concetto di ministero: il Signore, mediante lo Spirito, suscita i ministeri necessari alla vita della chiesa: qual è il nostro? Ce n´è per tutti e ciascuno deve vivere il suo nella massima dignità e responsabilità. Purtroppo sovente non è così e troppo pochi si trovano a dover tirare la carretta, innescando una spirale al ribasso che ci impoverisce sempre di più fino a rischiare di annientarci. Oppure si crea un piccolo gruppo di potere, una sorta di clero che guida una chiesa fatta di semplici utenti. In questo modo non solo le forze si esauriscono in fretta, ma si avvelena anche l´atmosfera. Un solo esempio per tutti. Da quando ho iniziato a lavorare come pastore, troppo sovente ho sentito ripetere critiche severe nei confronti dei pastori e delle pastore, come se tutti avessero tradito il loro ministero. Se è vero che il Corpo pastorale dovrebbe trovare il coraggio di parlare chiaramente dei propri problemi e di risolverli nelle sedi opportune, ho molta paura che la nostra chiesa finisca per vivere una dinamica devastante, simile a quella che agita la società italiana e che si manifesta quando il cittadino medio, magari evasore, refrattario alle più semplici regole della convivenza civile, forse perfino raccomandato nel suo posto di lavoro, attribuisce tutti i mali del Paese alla corruzione della classe politica, scaricandosi la coscienza. Invece di generalizzare e banalizzare il discorso, tutti dovrebbero riflettere sulle proprie mancanze e sulle proprie responsabilità, soprattutto nella chiesa.

Manchiamo di unità e questo dà una possibile risposta a domande oggi fondamentali:

Manchiamo di unità e questo dà una possibile risposta a domande oggi fondamentali: perché abbiamo tante difficoltà ad aggregare nuove persone? Perché i giovani si perdono così facilmente? Perché tutto questo avviene nonostante la vita comunitaria goda di una discreta salute? È anche la debole unità del corpo ecclesiale intorno al progetto comune a deprimerci, a scatenare dinamiche involutive che ci obbligano a perdere tempo prezioso dietro a cose secondarie, discussioni fittizie, portandoci ad arroccarci intorno a un´organizzazione dispendiosa e obsoleta, dietro a tante, troppe parole. In questo modo il rischio grave è di perdere di vista quanto sia necessaria la Chiesa per questa umanità tanto globalizzata quanto sola. Le «figure di carta» di cui parla Bertoli sono davvero le fragili vittime di un´impressionante mole di offerte che cerca di mercificare le persone, di strumentalizzarne i lati peggiori per i propri fini. Ci sono religiosità devianti che si offrono di appagare la frustrazione quotidiana della gente, sempre più vessata da una vita isterica o abbandonata dal mercato come oggetto inutile.

Il mondo ha bisogno della parola evangelica e per portarla servono tutte le nostre forze

Il mondo ha bisogno della parola evangelica e per portarla servono tutte le nostre forze, le forze di tutti quelli che un giorno hanno confessato la loro fede davanti alla Chiesa di Gesù Cristo. Ne ha bisogno il nostro prossimo. Ne hanno bisogno i nostri giovani, prima che finiscano fagocitati dal nulla che ci circonda, ritrovandosi a combattere da soli con forze più grandi di loro. Ne abbiamo bisogno pure noi, affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per l´astuzia loro nelle arti seduttrici dell´errore, ma, seguendo la verità nell´amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo.

Fonte: Riforma

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 24-48

Sabato 11 luglio

Il Signore darà forza al suo popolo (Salmo 29,11)
Essi, vista la franchezza di Pietro e di Giovanni, si meravigliavano, avendo capito che erano popolani senza istruzione; riconoscevano che erano stati con Gesù (Atti degli apostoli 4,13)

Il signore Gesù, mentre esteriormente appariva uomo umile, inerme, debole, disprezzato, interiormente era ricco di sapienza tanto grande che il mondo intero difficilmente poteva comprenderla. E quando cominciò a diffondere per tutta la terra la sua virtù divina, subito trasformò miracolosamente nella propria natura ogni genere di uomini: la sua linfa spirituale infusa in tutti i cristiani li trasformò in ciò che è egli stesso. Facendosi uomo nascosto nel mondo come il fermento nella massa di farina, ha fatto sì che ognuno che si unisce al lievito del Cristo divenga egli stesso lievito per il bene proprio e di tutti, acquisti la certezza della propria salvezza e sia scuro di conquistare gli altri.
Massimo di Torino

Giona 4, 1-11; I Re 18,25-46




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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