05 Agosto 2021
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La valenza politica di una confessione di fede - di Sergio Manna

13-04-2013 10:51 - Bibbia e attualità
Giovanni 20/26-28

«Otto giorni dopo, i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro, e disse: "Pace a voi!" Poi disse a Tommaso: "Porgi qua il dito e guarda le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente". Tommaso gli rispose: "Signor mio e Dio mio!"»

Quella di Tommaso è, senza dubbio, la confessione di fede in Gesù più importante del Nuovo Testamento. Quando finalmente quest´incredulo discepolo giunge alla fede, oltre a confessare che Cristo è veramente risorto (cosa troppo facile perché se lo ritrova davanti), arriva però a confessarne anche la divinità (cosa niente affatto scontata, perché non immediatamente visibile). Le sue parole «Signor mio e Dio mio!» sono tra le ultime che un discepolo pronunci nel quarto Vangelo e dunque sono particolarmente importanti. In buona sostanza, esse contengono quella che si vorrebbe fosse la confessione di ogni discepolo e di ogni discepola del Signore, in ogni epoca.

C´è, però, ancora di più nella confessione di fede di Tommaso. C´è una valenza politica che non andrebbe dimenticata. Dire che Cristo è «Signor mio e Dio mio!» è per certo, innanzitutto, una confessione di fede; ma pronunciare quella confessione di fede all´epoca in cui l´imperatore Domiziano pretende di essere chiamato "Dominus et Deus noster" (Signore nostro e Dio nostro), non ha un peso meno politico di quello che assumerà la Dichiarazione teologica di Barmen (1934), della quale l´anno prossimo ricorrerà l´ottantesimo anniversario, di fronte alle pretese di un altro "imperatore" (Adolf Hitler). Vale forse la pena di tener presente anche questo aspetto in un´epoca nella quale coloro che nella predicazione e nella riflessione teologica si preoccupano di mettere in luce le implicazioni politiche della fede in Gesù Cristo e nel suo Vangelo, vengono accusati, non di rado, di fare politica dal pulpito.

Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
A G O S T O
Versetto del mese
Signore, porgi l orecchio,e ascolta!
Signore, apri gli occhi e guarda!
(II Re 10,16)



Salmo della settimana: 14


Mercoledì 4 Agosto


Gioisco della tua parola, come chi trova un grande bottino (Salmo 119, 162)
Signore, da chi andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna (Giovanni 6, 68)


Signore, conserva per me la tua parola, il dono nobile, questo tesoro, perché io metto al di sopra di ogni bene e della più grande ricchezza. Se la tua parola non dovesse più essere applicata, su che cosa dovrebbe basarsi la fede? Io non mi occupo di mille cose, ma solo di mettere in pratica la tua parola.
Nikolaus Ludwig von Zinzendorf





I Corinzi 10, 23-31; Atti egli apostoli 28,17-31






Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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