19 Maggio 2021
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La mangiatoia piena e la tomba vuota

21-12-2017 09:25 - Fede e spiritualità
Il Natale evangelico deve sopravvivere alla sua iconizzazione mediatico-commerciale. Una riflessione del professore di teologia pratica Enrico Benedetto

Il Natale è un Mutante, ammettiamolo.

C´era una volta l´archetipo natalizio. Ma doveva essere un archetipo darwiniano: si è evoluto (o involuto) con la duttilità di un avatar. Il bue e l´asinello hanno partorito renne, la Santa Famiglia agglutina sempre più famiglie distratte e concitate, volentieri sature, scomponibili e ricomponibili secondo geometrie talora indecifrabili (vedi Il Premio, con uno splendido Gigi Proietti, ove il nonno si presenta «fumato» con partner improbabili); al nascituro si preferisce la Rinascente che ha inaugurato con sfarzo da «Grande Bellezza» l´Avvento romano, e la mangiatoia lascia le stalle per farsi liturgia abbuffona vidimata da Master Chefs, mentre i mercatini di Natale germanici, adeguatamente stravolti, colonizzano allo zenzero CentrItalia e Meridione.

Per metterla su un piano più «paratrinitario», il Figlio genera con due millenni di ritardo il Padre ossia Babbo Natale, mentre lo Spirito del Natale – quello caro a Dickens – latita, aggirandosi come un fantasma sull´Italia se non sull´Europa: tutti lo invocano, ciascuno insegue il proprio e nessuno più lo trova, neanche denunciando come cinepanettoni – uno sport nazionale – i Natali altrui.

Già, lo spirito del Natale. Obama pensava di materializzarlo con un restyling non proprio lieve: periferizzare Gesù, immettere Hanukkah ma senza parlarne troppo e guarnire il tutto con «Buone Feste!», figura apicale dell´Inter-religioso, laddove Trump – che nelle Controriforme eccelle – ha ripiantato eroicamente l´Abete, conficcandolo nell´identità nazionale americana come la bandiera stellestrisce su Iwo Jima riconquistata, nel celebre cliché di Joe Rosenthal.

Li abbiamo provati un po´ tutti, i Natali in commercio, inclusi quelli dell´e-commerce. Natali a km zero, verdi, solidali, pauperistici, filopalestinesi, decenonizzati, casual, minimalisti, da crisi e da post-crisi, zen, eco-sostenibili (ma i parenti tendono a esserlo infinitamente meno), inviti a senso unico alternato per favorire la circolazione intergenerazionale... Da bene necessario, anzi da Summum Bonum, a male superfluo, scadenza fastidiosa e impicciona, cartina di tornasole per l´Inverno del nostro scontento. Come il Sinodo valdese – diranno i malvagi – in fondo il Natale è tanto più irriformabile quanto più fioccano le proposte per riformarlo. Va forse preso come un corpus antropologico (pallida eco dell´Incarnazione), un significante che si è perso nei significati dei suoi numerosi accaparratori, un campo elettrico instabile per eccellenza, un Mar dei Sargassi che catalizza il magma delle nostre proiezioni.

Eppure... Sì, c´è un «eppure», e non solo perché sarebbe carino che Riforma non usurpasse la qualifica di settimanale evangelico. L´«eppure» potrebbe essere una sostanziale irriducibilità del Natale, ossia il suo sopravvivere – ma in teologia si parla più volentieri, senza trionfalismi, del trionfare su – alla sua iconizzazione, cui pure i cristiani hanno passabilmente contribuito prima di perdere il controllo dell´icona (e lagnarsene senza moderazione).

Un Natale – se non Il Natale – evangelico attua semplicemente questo, diceva la pastora Lidia Maggi domenica scorsa ai cinquecentomila italiani sintonizzati su Radio1: i Cieli si lacerano come l´utero di una donna e nella storia, gravida di Dio, Dio stesso dà corpo al corpo per abitare il giardino del corpo, dargli sapore e sapienza facendosi mani, piedi, occhi... Sì, in una società senile e semi-sterile – non solo demograficamente – come quella italiana, l´apologia del Bambinello oggi può apparire strumentale e compensatoria.

È forse meglio che nel presepe figuri non solo il bebè Gesù o il futuro ometto Gesù che Maria reca in braccio, caro a tanta iconografia devozionale, ma il Signore Gesù che squarcia e traversa il tempo giacché – dice il Salmo 31 – «tutti i miei giorni sono nella Tua mano», e quelli del Dio fatto uomo con loro. La Natività è una porta o una finestra, più che una stalla. Inaugura i nuovi possibili di Dio nel mondo che ha tanto amato, possibili rimasti nuovi, e persino intatti, due millenni più tardi.

Tra Natale, Circoncisione di Gesù ed Epifania si gioca quel trattino, anzi quel trait d´union impagabile che fa di Gesù Bambino Gesù-Cristo e persino, in Paolo, Cristo-Gesù. Ci scorrono davanti agli occhi, come attraverso una Lanterna Magica natalizia in modalità random, le slide degli Evangeli: il Neonato, il Diacono, il Terapeuta, l´Incarnato, l´Adolescente che scappa, l´Asceso, il Cosmico, il Crocifisso, l´Amico, il Risorto, il Rifugiato (in Egitto), il Nomade, il Figlio: di Maria, dell´Uomo, di Dio... Figura antica, ma cavalcata con nuovo slancio dal post-moderno, la simultaneità (e la compenetrazione) potrebbe inscriversi proprio nel cuore del processo – l´Incarnazione – di cui Natale è pegno.

Natale è un innesto, Natale è un innesco. Trattarlo da Compleanno di Gesù avrebbe sorpreso non poco – suppongo – l´Interessato nonché apostoli e discepoli. La mangiatoia è piena perché la tomba sia vuota, e questi due limes costituiscono insieme un Orizzonte di Vita unico.

Quanto tutto ciò sia (in)solubile nell´Happening Natale ci riguarda solo in parte. Diceva Beniamino Franklin (sì, quello del parafulmine), intriso di cultura puritana della responsabilità: «È Natale ogni giorno, se hai la coscienza a posto». Dice Charlie Brown, insufflato dal suo disegnatore, Schulz, che non a caso fu predicatore locale evangelico: «Natale è saper dare». Ma si fa riprendere dalla sorellina Sally: «Non capisco quel che stai dicendo. Natale è ricevere un mucchio». Sia lecito non schierarsi solo con il buon vecchio Charlie Brown.


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 27



Martedì 18 Maggio


Ha lasciato il ricordo dei suoi prodigi; il Signore è pietoso e misericordioso (Salmo 111, 4)
Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e diede loro. Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero (Luca 24, 30-31)


Signore Gesù Cristo, è una gioia mangiare e bere in silenzio alla tua mensa, dopo aver udito, capito e amato il senso di questa comunione. E’ una gioia non dover più parlare, spiegare, commentare, ma solo prendere e ricevere.
Andrè Dumas


I Giovanni 4, 1-6; Atti degli apostoli 1, 15-26


Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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