23 Luglio 2021
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La gioia di sentirsi parte di una comunità civile

10-07-2016 19:22 - Bibbia e attualità
Genova: le fedi religiose alla festa per la fine del Ramadan

Un passo sulla via del dialogo fra le religioni presenti a Genova: ha questo sapore l´incontro di festa che mercoledì 6 luglio alle 19, in corrispondenza della fine del digiuno del Ramadan e del riavvio del tempo ordinario per gli islamici della città, si è tenuto nel Chiostro di Palazzo Ducale. L´incontro, sostenuto dall´amministrazione comunale, si collocava a conclusione di una serie di iniziative prese dal quotidiano Il secolo XIX e dal Centro culturale Palazzo Ducale, che è da anni in collegamento con le iniziative culturali delle chiese battista, metodista e valdese. Per parte protestante era presente il pastore Massimo Marottoli.

«La festa – ci dice – concludeva il ciclo di iniziative, e l´aspetto che mi ha colpito di più è stato quello della gioia, da parte della comunità islamica cittadina, per un riconoscimento da parte di una istituzione, Palazzo Ducale, che è una sorta di "casa culturale" per i genovesi».

Il pastore Marottoli è intervenuto dopo il sindaco Marco Doria e dopo l´imam, e ha sottolineato nel proprio intervento la necessità di definire con precisione il concetto di tolleranza, che proprio l´imam aveva evocato. «Non si deve pensare a un atteggiamento di "sopportazione": l´idea di tolleranza ha una sua lunga storia e una sua genesi assai sofferta. In Europa ci siamo arrivati dopo quasi mille anni di guerre e crociate, come indagato dal medievista Christopher Tyerman (Le guerre di Dio, Einaudi 2012), dopo la conquista di Gerusalemme; e certamente anche la Riforma ha il suo peso lungo questo cammino, così come ce l´hanno l´affermazione degli Stati nazionali, lo sviluppo della laicità, la pace di Vestfalia del 1648. Dall´intervento del sindaco ho ripreso volentieri un altro concetto – prosegue il pastore – che è quello di "comunità civile": è molto importante il quadro d´insieme delle relazioni civili, nel rispetto delle leggi civili di uno Stato laico, che rende possibile la conoscenza reciproca fra le fedi (fra l´altro il rabbino Giuseppe Momigliano ha parlato dell´importanza del digiuno nella tradizione ebraica). È proprio in virtù di questa sensibilità laica che abbiamo potuto essere qui a festeggiare insieme alla comunità islamica, un evento importante soprattutto se pensiamo a quanto sta avvenendo nel mondo».

Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
L U G L I O
Versetto del mese
Affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo,
come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi

(Atti degli apostoli 17, 27)


Salmo della settimana: 9


Venerdì 23 Luglio

Gli occhi miei prevengono le veglie della notte, per meditare la tua parola (Salmo 119, 148)
Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo (Luca 2,19)

La parola giusta viene dal silenzio e il silenzio giusto viene dalla Parola
Dietrich Bonhoeffer


Luca 22, 14-20; Atti degli apostoli 23, 1-11














Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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