25 Settembre 2020
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La discussione sul sermone

19-06-2017 17:35 - News
Sono i giorni delle prove per gli aspiranti pastori, con un dibattito sulla predicazione che potrebbe venir esteso anche in altri momenti nel corso dell´anno

Si chiama " sermone di prova" ed è l´ultimo passo, insieme all´esame di fede , previsto dalle discipline vigenti nell´ordinamento valdese, prima della consacrazione dei nuovi pastori e pastore. Si tratta di un culto pubblico alla presenza di una delegazione del corpo pastorale. Non tutti sanno, però, che dopo il sermone vi è un momento per fare domande, commenti, osservazioni sia tecniche che di contenuto, aperto a tutti presenti: infine la delegazione pastorale esprime e comunica al candidato o candidata l´esito positivo o negativo della prova.

Vale la pena, almeno una volta, partecipare a questi culti, sia per conoscere chi si appresta alla consacrazione, sia per verificare come sarebbe possibile, nelle nostre chiese, alcune volte durante l´anno ecclesiastico, prevedere un approfondimento comunitario sulla riflessione che il predicatore ha presentato. Non si tratta di chiedere un generico, e perciò disordinato dibattito, come il più delle volte succede, dopo qualche " tavola rotonda" ; ma di affrontare questioni rilevanti dal punto di vista teologico, del nostro confessarci credenti in Gesù Cristo, oppure anche di osservazioni pratiche, spesso però decisive, sul modo in cui il sermone è stato pronunciato, con parole difficili o comprensibili, guardando in faccia le persone piuttosto che il foglio scritto, scandendo le parole in maniera chiara.

Il sermone di prova avviene in genere nell´ambito di una conferenza distrettuale, come è successo la settimana scorsa, nel tempio dei Coppieri e del Ciabas, con quattro sermoni di persone attualmente operanti nel 2° distretto. La liturgia è stata un po´abbreviata perché si sono uditi due sermoni e due discussioni. Forse una difficoltà per i candidati è costituita dal fatto che l´uditorio non è quello di una media parrocchia delle Valli. Nemmeno solo un consesso di persone competenti in teologia e pastori, per le quali molte riflessioni potrebbero essere scontate o fin troppo conosciute.

Avendo preso parte al culto dei Coppieri ricavo l´ impressione che, invece, proprio la partecipazione non solo specialistica ma di tutti, sia una risorsa positiva. Ad esempio, stimolata da uno dei sermoni, si è aperta una discussione, che meriterebbe di essere approfondita, sul tema della libertà: libertà data dalla presenza dello Spirito o liberazione che si conquista con la lotta?

Se i candidati pastori pastore devono esser approvati nel loro sermone di prova, tutti noi membri di chiesa possiamo provare a riflettere insieme sul sermone domenicale del pastore o della pastora. Molto meglio che mugugnare all´uscita del culto.
di Marco Rostan


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

S E T T E M B R E
Versetto del mese:
“Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo”
(II Corinzi 5,19)




Salmo della settimana : 127


Giovedì 24 Settembre

Dal più piccolo al più grande, sono tutti quanti avidi di guadagno; dal profeta al sacerdote, tutti praticano la menzogna. Essi curano alla leggera la piaga del popolo; dicono: «Pace, pace», mentre pace non c’è (Geremia 6,13-14)
Ogni albero si riconosce dal proprio frutto; infatti non si colgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva dai rovi. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore tira fuori il bene (Luca 6, 44,45)

Mi piace / sa ascoltare/ il vento / sulla propria pelle / sentire / gli odori delle cose / Catturare l’anima. / Quelli che hanno la carne / a contatto con la carne del mondo. / Perché lì c’è verità / lì c’è dolcezza / lì c’è sensibilità / lì c’è ancora amore.
Alda Merini

Luca 10, 38-42; II Corinzi 9, 1-9


Siamo stati creati per la vita
Commento a: II Corinzi 5, 4
Noi che siamo in questa tenda gemiamo, oppressi; e perciò desideriamo non già di essere spogliati, ma di essere rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita


Lunedì e martedì i testi del Lezionario Un giorno una Parola ci hanno indotto a riflettere sulla sofferenza e sul dolore che la vita spesso ci impone, su quel senso di abbandono che ci induce talvolta a pensare che persino il Signore si sia allontanato da noi.
Oggi l’apostolo Paolo, però, ci costringe ad elevare il nostro sguardo, ad aprire i nostri cuori e le nostre menti. Spesso i nostri occhi sono fissi sulla fatica, sul dolore nostro come singoli e singole o sulle tragedie a cui assistiamo come umanità, ma qui Paolo ci aiuta ad alzare i nostri volti e ci spinge ad andare oltre. L’apostolo è consapevole che ora siamo oppressi e gemiamo, ma ci ricorda che il nostro desiderio più profondo non può che essere quello di essere rivestiti di una nuova Vita. Cioè afferma che quello che ci appartiene davvero, come uomini e donne creati a immagine di Dio, come fratelli e sorelle di Gesù, non è l’immobilismo stagnante che spesso ci costringe a fermarci al nostro presente, più o meno travagliato. La nostra vocazione più vera è guardare verso la direzione che Gesù ci ha indicato, Gesù che ha vinto la morte, Gesù in tutto e per tutto uomo e dunque modello per ognuno e ognuna di noi.
Noi che viviamo in un mondo di morte, che ci sentiamo destinati alla morte e attratti da quello che ci circonda, che è mortale e mortifero, in realtà siamo stati creati per la Vita e ad essa siamo destinati e destinate. E dunque pur nel dolore, nella fatica, nell’angoscia, la nostra preghiera può salire forte e chiara al Signore che ci ha creati: resta con noi e donaci dei cuori di carne, che sappiano sentire la Tua presenza, impedisci che la nostra speranza si offuschi e donaci una fede che sappia essere salda e forte, gioiosa e colma di amore. Amen.

Erica Sfredda



Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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