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La dichiarazione di Marrakesh

30-01-2016 09:20 - News
Giunge dal Maroccco un documento unico nel suo genere, teso a promuovere la libertà religiosa nei paesi a maggioranza musulmana

Riunita a Marrakesh sotto gli auspici del Re del Marocco Mohammed VI e organizzata dal Ministero degli affari islamici in collaborazione con il Forum per la promozione della pace nelle società musulmane (un’organizzazione con sede negli Emirati Arabi), Mercoledì 27 gennaio un’assemblea di 250 membri tra leader religiosi, governanti e studiosi islamici ha emesso una “Dichiarazione sui diritti delle minoranze religiose nelle comunità a maggioranza musulmana”.

Preso atto che in diverse parti del mondo islamico le condizioni sono peggiorate pericolosamente a causa del ricorso alla violenza e ai conflitti armati come strumenti per risolvere le controversie imponendo il punto di vista di una parte sull’altra […] gli intellettuali e gli studiosi musulmani ivi convenuti dichiarano la loro ferma adesione ai principi della Carta di Medina, le cui disposizioni contengono una serie di principi conformi alla cittadinanza contrattuale costituzionale, come la libertà di movimento, la proprietà, la mutua solidarietà e la difesa, nonché la giustizia e l’uguaglianza di fronte alla legge.

Secondo il documento approvato dai convenuti marocchini, la Carta di Medina, stilata dal profeta Maometto attorno al 622 a fondamento di quello che fu la prima statualità islamica della Storia, prevedeva la libertà di culto; essa è dunque «in armonia» con la Carta delle Nazioni Unite e i documenti da essa derivati, come la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Secondo la Dichiarazione di Marrakesh, ogni utilizzo della religione islamica atto alla discriminazione o all’aggressione di minoranze religiose è dunque «inconcepibile» in qualsiasi paese a maggioranza musulmana.

Frutto di quattro anni di lavoro dietro le quinte, il summit è stato reso possibile dall’attivismo di Shaykh Abdullah bin Bayyah (presidente del Forum e co-moderatore di Religions for Peace con sede a New York) e si era aperto lunedì scorso alla presenza del Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-moon.

Oltre ad appellarsi agli studiosi e agli intellettuali islamici al fine di sviluppare un moderno concetto di cittadinanza nella giurisprudenza islamica, questa coraggiosa Dichiarazione si rivolge tanto alle istituzioni educative musulmane – per «una coraggiosa revisione dei programmi educativi, per eliminare ogni argomento che istighi all’aggressione e all’estremismo, portando alla guerra e al caos» – quanto ai politici, perché lavorino «a un contratto costituzionale tra i cittadini».

Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

S E T T E M B R E
Versetto del mese:
“Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo”
(II Corinzi 5,19)




Salmo della settimana : 125


Mercoledì 30 Settembre

Ho creduto, perciò ho parlato. Io ero molto afflitto (Salmo 116,10)
Beato l’uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano (Giacomo 1,12)

Le prove sono abbracci di Dio.
Martin Lutero

Genesi 16,5-14; II Corinzi 11,16-33




Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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