29 Maggio 2020
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La confessione di fede di Tommaso - commento a Giovanni 20,29

27-11-2014 11:00 - Bibbia e attualità
Signore se ho trovato grazia agli occhi tuoi, dammi un segno che sei proprio tu che mi parli.
(Giudici 6, 17)

Gesù disse a Tommaso: «Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
(Giovanni 20, 29)

Le parole che Gesù dice a Tommaso dopo la risurrezione sono una beatitudine che si riversa direttamente su di noi, credenti di oggi in Gesù Cristo il Signore. Questo è corretto: ogni tanto la Bibbia ha per noi una parola di beatitudine. Non siamo come Tommaso, che chiede di toccare il Gesù risorto per credere nella sua risurrezione: per fare la stessa richiesta noi siamo ormai fuori tempo massimo. Anche se, qualche volta, vorremmo vedere dei segni più chiari ed evidenti della presenza del Signore fra di noi.

Prima considerazione: non siamo come Tommaso, che è diventato per antonomasia colui che, se non vede con i propri occhi e non tocca con le sue mani, non crede. Tutta l´iconografia religiosa di questa scena evangelica raffigura Tommaso che allunga la mano per toccare il fianco di Gesù con la ferita ancora aperta. I quadri presentano una lettura interpretativa del testo che condiziona da duemila anni i lettori della Bibbia. Ma è una lettura corretta del testo biblico? Tommaso è proprio il discepolo che non crede, se non tocca con mano la realtà?

In verità, il testo biblico narra di Tommaso che ha detto ai suoi condiscepoli di non credere se non avesse toccato con mano. Ma alla presenza del Gesù risorto riceve l´invito a toccarlo e un rimprovero indiretto. Il realtà il testo non dice che Tommaso ha toccato il risorto, ma che caduto in ginocchio esclama: Signore mio e Dio mio! Si tratta della più importante confessione di fede diretta ed esplicita con la quale si confessa Gesù come Dio, l´unica in tutto il Nuovo Testamento. Forse Tommaso va rivalutato.

Fonte: Riforma

UN GIORNO UNA PAROLA

M A G G I O
Versetto del mese:
“Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio,
ciascuno secondo il dono che ha ricevuto,
lo metta al servizio degli altri”
(I Pietro 4,10)


Salmo della Settimana 131

Venerdì 29 Maggio

La mia lingua celebrerà la tua giustizia, esprimerà la tua lode per sempre (Salmo 45, 28)
I discepoli tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio, benedicendo Dio (Luca 24, 52-53)

Non guardiamo noi stessi le nostre opere, la gioia che abbiamo in te, Signore, è la nostra forza. Non farci diventare oziosi nella nostra via: fa che condividiamo la nostra gioia con tanti.
Lindolfo Weingärtner

Efesini 1, 15-23; II Timoteo 2,1-13


















Preghiera


Signore non ti prego di avere una vita serena,
sazia e gradevole, priva di scosse e di affanni.

Ti prego invece di rimanere sulla mia barca.

> l'altra sponda si avvicina <
e con lei anche la tempesta e la paura.
Paul Roth





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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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