23 Luglio 2021
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La Riforma vista da Roma

16-09-2017 12:17 - Fede e spiritualità
Lutero in una ricerca di archivio, nel libro dello storico Volker Reinhardt

Fra Roma e Wittenberg il dialogo non venne interrotto: non ebbe mai inizio. Al suo posto, solo scontri e accuse reciproche conditi con epiteti propri del tempo (e non già del solo «vulcanico» e «sanguigno» Sassone). Si tratta, allora, di mettere a confronto le rispettive posizioni al fine di una valutazione storica obiettiva; non inficiata, cioè, da pregiudizi confessionali. Una impostazione storiografica, questa, portata avanti da un modernista di Friburgo (Svizzera), Volker Reinhardt, che ha «scavato» in documenti vaticani finora trascurati; ne emerge una ricostruzione a tutt´oggi inedita degli incontri fra Lutero e il Papato con al centro Lutero, l´eretico. Appropriato del tutto, perciò, l´esplicativo sottotitolo redazionale La Riforma protestante vista da Roma*.

Ignorati, quali fonti, bolle papali e resoconti di nunzi apostolici e di legati pontifici con relative istruzioni. Dunque, sottolinea Reinhardt, «solo prendendo in esame le fonti romane si riuscirebbe a mettere a fuoco quel processo di distacco, separazione, divisione e demonizzazione i cui effetti sono evidenti ancora oggi». Un elemento di fondo è però chiaro: «Nella controversia tra Lutero e Roma erano in gioco questioni di fede, relative cioè a differenti interpretazioni dei testi sacri, della mediazione sacerdotale, e delle vie di "Salvezza"; questioni, cioè, sulle quali non si poteva né può essere formulato alcun giudizio oggettivo». Una analisi, in definitiva, non tesa a relativizzare figura e ruolo del Riformatore. «Al contrario – precisa l´autore –, la dimensione storica della sua azione risalterà ancor più allorché si siano adeguatamente valutate anche le risorse della controparte».

Corredato di una esaustiva Cronologia (oltreché di Indice dei nomi e Bibliografia), e chiuso da un interessante «Epilogo» (Conflitto di culture: «Gli eventi descritti in questo libro sono dunque davvero morti e sepolti?»), il volume è articolato in cinque capitoli «biografico-cronologici»: «Lutero, il monaco (1483-1517)», «Lutero, il critico (1517-1520)», «Lutero, il barbaro (1521-1523)», «Lutero, il dimenticato (1523-1534)», «Lutero, l´eretico (1534-1546)». Grazie a un accurato lavoro di archivio e a una «dimestichezza» con il movimento riformatore, Volker Reinhardt ricostruisce quel XVI secolo sin in dettagli attraverso intrecci di eventi circostanze protagonisti manovre politiche di Pontefici Curia Impero.

Nell´insieme, ai papi (da Leone X a Paolo III) le vicende tedesche venivano poste in secondo piano rispetto ai prevalenti interessi di famiglia (e di bottega) e alleanze; «il Professore di Wittenberg», invece, era considerato (insieme ai suoi connazionali) un «barbaro». Tuttavia, andavano repressi costumi e dissenso: «La concezione romana della riforma mirava agli standard di comportamento degli uomini, non alla dottrina della Chiesa [che] non abbisognava di miglioramenti». Quel barbaro ossessionato dalla figura pontificale dell´«Anticristo» andava pertanto considerato (oltreché combattuto e battuto) un vero presuntuoso eretico istigato dal diavolo banditore di una interpretazione arbitraria della Bibbia. Tuttavia, «Lutero era riuscito a toccare sentimenti nazionali molto profondi», né a Worms (1520) «avrebbe mai ritrattato, dal momento che stava solo annunciando la Parola di Dio». «Da entrambe le parti, oramai, non c´erano più le giuste misure nel descrivere i fatti». Nonostante l´attivismo di nunzi e legati in terra barbara dagli autentici sentimenti di spiritualità evangelica e idee riformistiche. Del resto, «in seno all´Impero, Roma fu relegata in una posizione marginale a causa dello scarso interesse del papa per la Riforma».

Alcune precisazioni. Nel corso del testo Lutero potrebbe essere confuso con un ossessionato dalla figura del pontefice. Egli riconosceva il papa quale Sovrano di uno Stato (Princeps) non già Vicario di Cristo. Circa, poi, la sua traduzione della Bibbia (messa nelle mani del popolo), con essa ha dato un primo fondamento unitario alla lingua tedesca (v. pp. 179-180). Infine, purtroppo, tre luoghi comuni (inaspettati) su Calvino predestinazionista, tiranno e iconoclasta (v. pp. 203, 249, 250).

* Volker Reinhardt, Lutero l´eretico. La Riforma protestante vista da Roma. Venezia, Marsilio, 2017, pp. 322, euro 28,00.


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
L U G L I O
Versetto del mese
Affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo,
come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi

(Atti degli apostoli 17, 27)


Salmo della settimana: 9


Venerdì 23 Luglio

Gli occhi miei prevengono le veglie della notte, per meditare la tua parola (Salmo 119, 148)
Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo (Luca 2,19)

La parola giusta viene dal silenzio e il silenzio giusto viene dalla Parola
Dietrich Bonhoeffer


Luca 22, 14-20; Atti degli apostoli 23, 1-11














Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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