28 Gennaio 2020

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La Riforma. 500 anni fa Lutero pubblicava le sue 95 Tesi. Ecco che cosa dicono

01-11-2017 09:14 - Ecumenismo
La questione delle indulgenze e le parole contro il Papa al centro delle Tesi di Lutero che danno inizio alla Riforma. Dall´anniversario «una nuova comprensione degli eventi del XVI secolo»

Sul portale della chiesa del castello di Wittenberg in Germania le 95 Tesi del monaco agostiniano Martin Lutero sono oggi incise nel bronzo delle due ante. È facile trovare gruppi di turisti o pellegrini che si fermano di fronte al cancello che protegge questo "simbolo" della Riforma. Già, perché soltanto di un segno si tratta nonostante la tradizione voglia che Lutero abbia affisso le Tesi all´ingresso della chiesa della cittadina tedesca che adesso viene considerata una sorta di capitale mondiale del luteranesimo. Proprio cinquecento anni fa, nella giornata di oggi, il 31 ottobre 1517, il religioso propose alla pubblica discussione la sua dichiarazione sull´efficacia delle indulgenze. E lo fece, come lui stesso scrisse, «per amore e desiderio di elucidare la verità».

Cattolici e luterani: una nuova comprensione della Riforma che portò alla separazione
Nelle celebrazioni per i 500 anni della Riforma, «tra le benedizioni sperimentate» c´è il fatto anche, «per la prima volta, luterani e cattolici hanno visto la Riforma da una prospettiva ecumenica». E «ciò ha reso possibile una nuova comprensione di quegli eventi del XVI secolo che condussero alla nostra separazione». È quanto si legge nel comunicato congiunto della Federazione luterana mondiale e del Pontificio Consiglio per la promozione dell´unità dei cristiani reso noto oggi a conclusione dell´anno di ricordo della Riforma. Nel testo si spiega che «si è trattato di una commemorazione condivisa non solo tra noi ma anche con i nostri partner ecumenici a livello mondiale. Allo stesso tempo, abbiamo chiesto perdono per le nostre colpe e per il modo in cui i cristiani hanno ferito il Corpo del Signore e si sono offesi reciprocamente nei cinquecento anni dall´inizio della Riforma ad oggi». I due organismi si dicono «profondamente riconoscenti per il cammino ecumenico che abbiamo intrapreso insieme negli ultimi cinquant´anni» che ha portato «al superamento dei pregiudizi, all´intensificazione della comprensione reciproca e al conseguimento di accordi teologici decisivi». Il comunicato ricorda come questi mesi siano stati segnati da «eventi ecumenici di incisiva importanza» che sono iniziati il 31 ottobre 2016 «con la preghiera congiunta luterana-cattolica celebrata a Lund, in Svezia» da papa Francesco e dal vescovo Munib A. Younan, allora presidente della Federazione luterana mondiale, durante la quale è stata firmata una dichiarazione comune «impegnandosi a proseguire insieme il cammino ecumenico verso l´unità per la quale Cristo ha pregato» ed è stato confermato «il nostro servizio comune a favore di coloro che sono bisognosi del nostro aiuto e della nostra solidarietà» rafforzato «grazie ad una lettera di intenti firmata dalla Caritas Internationalis e dalla Lutheran World Federation World Service». I due organismi chiariscono di essere «lieti» per «la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione» nel 1999 che oggi «viene accolta e recepita dalla Comunione Anglicana nel corso di una solenne cerimonia nell´Abbazia di Westminster». Infine l´impegno «a proseguire il nostro cammino comune» e a «discernere la nostra interpretazione di Chiesa, Eucaristia e Ministero, sforzandoci di giungere ad un consenso sostanziale al fine di superare le differenze che sono tuttora fonte di divisione tra di noi».


Wittenberg, la "città-santuario" della Riforma
Wittenberg, "paese-santuario" della Riforma che adesso conta 46mila abitanti e si trova nel Land della Sassonia-Anhalt, è invaso da striscioni, manifesti e stand riempiti di tazze, borse, gadget che celebrano il religioso agostiniano. Non serve fare la coda per entrare nella Schlosskirche (la chiesa del castello) in cui è sepolto Martin Lutero accanto al suo amico e primo collaboratore Filippo Melantone. L´antico portale delle 95 Tesi, andato perduto nell´incendio del 1760, fu sostituito nel 1858 da uno in bronzo, dono del re di Prussia Federico Guglielmo IV alla città. Nel 1997 Wittenberg è stata inserita nell´elenco dei patrimoni dell´umanità dell´Unesco insieme ad Eisleben, la città in cui Lutero nacque e morì. Nel cuore di Wittenberg si trova la chiesa di Sant´Andrea dove il "riformatore" predicava. E all´uscita ecco il Memoriale concepito come omaggio al popolo ebraico contro cui Lutero si era scagliato più volte.

Che cosa dicono le 95 Tesi di Martin Lutero
Le 95 Tesi di Lutero hanno al centro il tema delle indulgenze – o come scrive il religioso, «la scandalosa predicazione delle indulgenze» – e spesso fanno riferimento al Papa. Partendo da una concezione tipicamente agostiniana, Lutero spiega che «tutta la vita dei fedeli» è «una penitenza». Poi chiama in causa il Pontefice sostenendo che «non può né vuole rimettere altre pene, fuori di quelle che ha imposto o per volontà sua o delle leggi ecclesiastiche». E il Papa, aggiunge il religioso, «per remissione plenaria di tutte le pene, non intende senz´altro la remissione di tutte, ma solamente di quelle da lui imposte». Secondo Lutero, «errano dunque i predicatori di indulgenze che dicono che: "l´uomo può essere liberato e salvato da ogni pena mediante le indulgenze del Papa"». E il Pontefice «non rimette alle anime in purgatorio alcuna pena che avrebbero dovuto subire in questa vita secondo i canoni». Il monaco afferma che «la maggior parte del popolo» è «tratta in inganno dalla indiscriminata ed esorbitante promessa della liberazione dalla pena» e «qualunque cristiano, veramente pentito, ottiene la remissione plenaria della pena e della colpa che gli spetta, anche senza le lettere indulgenziali». Poi Lutero invita a non limitarsi all´«acquisto delle indulgenze» ma a compiere «opere di misericordia», a donare «al povero» o fare «un prestito al bisognoso» e dice che «un´opera di carità aumenta la carità e l´uomo diventa migliore». Nelle Tesi si trova anche la nota affermazione di Lutero: «Appena il soldino gettato nella cassa risuona, un´anima se ne vola via (dal purgatorio)». E pungola: «Se il Papa conoscesse le estorsioni dei predicatori di indulgenze, preferirebbe che la basilica di San Pietro finisse in cenere, piuttosto che vederla edificata con la pelle, la carne e le ossa delle sue pecorelle». Nella concezione dell´agostiniano le indulgenze «sono cosa minima», mentre il Vangelo «è la cosa più grande». E anticipa uno dei capisaldi della Riforma: la centralità della Scrittura. «Il vero tesoro della Chiesa è il sacrosanto Vangelo della gloria e della grazia di Dio», scrive nelle Tesi. E tutto ciò viene messo in contrapposizione con l´affermazione di san Lorenzo che definiva i poveri il tesoro della Chiesa. Per Lutero, quindi, «si devono esortare i cristiani a sforzarsi di seguire il loro capo, il Cristo».

Le indulgenze secondo la Chiesa cattolica
L´indulgenza fa parte della storia della Chiesa ed è uno degli elementi costitutivi dei Giubilei. In essa si manifesta la pienezza della misericordia del Padre che viene incontro a tutti con il suo amore. Nella Bolla di indizione dell´Anno Santo straordinario, papa Francesco spiega il senso dell´indulgenza. «Noi tutti – scrive il Pontefice – facciamo esperienza del peccato. Sappiamo di essere chiamati alla perfezione (cfr Mt 5,48), ma sentiamo forte il peso del peccato. (...) Nonostante il perdono, nella nostra vita portiamo le contraddizioni che sono la conseguenza dei nostri peccati». Il Papa ricorda che «nel sacramento della Riconciliazione Dio perdona i peccati, che sono davvero cancellati». Eppure «l´impronta negativa che i peccati hanno lasciato nei nostri comportamenti e nei nostri pensieri rimane. La misericordia di Dio però è più forte anche di questo. Essa diventa indulgenza del Padre che attraverso la Sposa di Cristo (la Chiesa, ndr) raggiunge il peccatore perdonato e lo libera da ogni residuo della conseguenza del peccato». Di fatto, con l´indulgenza, al peccatore pentito è condonata la pena temporale per i peccati già rimessi quanto alla colpa (con la Confessione).

Per ottenere l´indulgenza, è necessario essere in stato di grazia. Poi serve che il fedele abbia la disposizione interiore del completo distacco dal peccato; che si accosti al sacramento della Riconciliazione; che riceva l´Eucaristia; e che preghi secondo le intenzioni del Papa. Inoltre serve compiere un´«opera». Ci sono le opere di pietà, ossia fare un pellegrinaggio in un santuario o luogo giubilare. Oppure ci sono le opere di penitenza, cioè astenersi da consumi superflui (fumo, bevande alcoliche...), digiunare o astenersi dalle carni devolvendo una somma ai bisognosi. Ad esse si aggiungono le opere di misericordia. Esse sono corporali: dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi, accogliere i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti. E poi ci sono opere di misericordia spirituali: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti. Nessun riferimento, quindi, all´«acquisto» dell´indulgenza come aveva denunciato Lutero.

La riflessione del vescovo Spreafico sulla Riforma
Ricordare l´evento della pubblicazione delle 95 Tesi «significa ricomprenderlo nel suo significato al di là delle incrostazioni storiche e teologiche che hanno portato cattolici e luterani lontani per troppo tempo», spiega il vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino, Ambrogio Spreafico, presidente della Commissione episcopale Cei per l´ecumenismo e il dialogo. «La Riforma – osserva – si inserisce in uno spirito di rinnovamento che animava la Chiesa già dal XV secolo e che in Lutero trovò senza dubbio un impulso decisivo. Come dice il cardinale Walter Kasper, "Lutero era un uomo desideroso di rinnovamento, non un riformatore". E le sue 95 Tesi non furono anzitutto un programma di separazione dalla Chiesa cattolica, ma un´istanza di rinnovamento profondo. Poi la storia portò a una frattura che crebbe per diversi fattori fino ad apparire insanabile». Spreafico vede nell´anniversario che si celebra in questi mesi l´occasione per una «rilettura della Riforma». «Tutto ciò – afferma – può rafforzare un processo di riconciliazione tra di noi, riconoscendo le ferite della separazione, come ha sottolineato papa Francesco un anno fa a Lund. Inoltre riconciliarsi chiedendo perdono nella preghiera comune per il peccato della divisione rappresenta già un passo deciso verso l´unità».
Eppure su alcune questioni restano le distanze. «I punti non sono pochi – ricorda il presidente della Commissione Cei – e riguardano differenze dottrinali, tra cui ad esempio la questione ecclesiologica e quindi i ministeri, alcuni Sacramenti, in particolare l´Eucaristia, oltre al principio di autorità, strettamente legato alla dottrina sulla Chiesa e alla successione apostolica, oppure il culto della Vergine Maria e dei santi. Oggi tuttavia abbiamo creato un clima nuovo, frutto di tanti piccoli sforzi di molti gruppi e comunità cristiane da ambo le parti che ci hanno permesso di superare antiche diffidenze e pregiudizi, pur nel rispetto delle differenze. Credo che dobbiamo continuare a incontrarci, ad ascoltarci e a parlarci. Conoscere l´altro e costruire relazioni rimangono la via migliore per rispettarci e arricchirci reciprocamente. Bisognerà senza dubbio continuare la riflessione teologica, come si è fatto sulla dottrina della giustificazione. Ma ci vorranno tempo, molta preghiera e gesti di carità condivisi».

La vita di Lutero in breve
1483: il 10 novembre Martin Lutero nasce a Eisleben (Germania)
1505: il 17 giugno entra nel convento agostiniano di Erfurt
1512: Lutero inizia a insegnare la Bibbia presso l´Università di Wittemberg
1517: Il 31 ottobre affige le 95 Tesi (anche se molti storici dubitano sulla ricostruzione della vicenda) sul portale della chiesa del castello di Wittenberg. Questa data viene convenzionalmene indicata come l´avvio della Riforma protestante
1520: Il1 5 giugno, con la bolla Exsurge Domine, papa Leone X intima a Lutero di ritrattare 41 "errori" contenuti nelle Tesi e in altri suoi scritti
1520: Il 10 dicembre Lutero brucia la bolla papale in pubblico
1521: Lutero viene scomunicato
1521: Convocato alla Dieta di Worms, davanti all´imperatore Carlo V Lutero rifiuta di ritrattare le sue posizioni con la frase: «Qui sto. Non posso altrimenti». Nel viaggio di ritorno dalla città tedesca Filippo di Sassonia simulando un rapimento mette in salvo Lutero al castello della Wartburg
1525: Lutero si sposa
1534: Lutero pubblica la Bibbia in lingua tedesca
1545: Il 13 dicembre si apre il Concilio di Trento
1546: il 17 febbraio Lutero muore a Eisleben


Fonte: Avvenire.it

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 86


Lunedì 27 Gennaio

Chi ha operato, chi ha fatto tutto questo? Colui che fin dal principio ha chiamato le generazioni alla vita. Io, il Signore, sono il primo; io sarò con gli ultimi (Isaia 41,4)
Questa è la parola ch’egli ha diretta ai figli d’Israele, portando il lieto messaggio di pace per mezzo di Gesù Cristo. Egli è il Signore di tutti (Atti degli apostoli 10,36)

Tu che ami tutti i popoli ed elargisci la tua bontà a tutti, aiuta ogni popolo e rendili liberi dalla schiavitù.
Philadelphia, 1849

Atti degli apostoli 16, 9-15; I Corinzi 3, 1-8


Il buon combattimento della fede
Commento a I Timoteo 6, 12
Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni

Questo versetto della prima epistola a Timoteo sembra essere scritto per noi: da giovani abbiamo fatto la confermazione, per la quale abbiamo scritto al Consiglio di Chiesa una bella confessione di fede, piena di forza e di entusiasmo. Oppure siamo entrati da adulti in una chiesa nuova, e ci hanno chiesto di motivare il nostro ingresso: e noi lo abbiamo fatto pieni di orgoglio per la scelta fatta, ma anche pieni di gioia e di fiducia. O ancora, abbiamo scoperto il Signore che da molto tempo non incontravamo più e abbiamo ripreso ad andare in chiesa e a pregare. Tutti momenti intensi, ricchi anche di emozioni e di convincimento. Spesso anche ricchi di fede, profonda, vera, genuina.
Ma poi? Poi la vita quotidiana riprende, ci sono le preoccupazioni sul lavoro, la famiglia e la casa da gestire, i momenti di svago da organizzare e da vivere. Le nostre vite sono mediamente pienissime di impegni, di “cose da fare”, di persone da incontrare e cosa resta della nostra fede? Cosa rimane della nostra bella confessione di fede? Probabilmente non abbiamo abbandonato la chiesa e se ce lo chiedono continuiamo ad affermare di essere uomini e donne di fede. Anzi spesso non ci viene neppure chiesto, perché tutti vedono che, sia pur con i limiti imposti dalla “vita moderna” siamo comunque presenti, a differenza di altri, che sono spariti. O addirittura abbiamo degli incarichi nella nostra chiesa. Incarichi a cui ci dedichiamo con impegno.
Ma se ci fermiamo per un momento a riflettere con serietà, stiamo combattendo sul serio il “buon combattimento”? Il faro della nostra esistenza, di ogni suo attimo, di ogni sua decisione, è davvero la fede in Dio? Conduciamo una vita trasformata e illuminata da questo? Abbiamo sul serio afferrato la vita eterna alla quale siamo stati chiamati e abbiamo costruito tutta la nostra esistenza intorno a questa speranza con fiducia sempre rinnovata e nutrita continuamente con la lettura della Parola, con il canto, con la preghiera?
Non è una riflessione facile, al Signore, ovviamente, la risposta, ma ognuno di noi potrebbe da oggi cominciare a interrogarsi sulla qualità del proprio combattimento e pregare il Signore di ricevere la forza e il coraggio per essere davvero fedeli servitori. Amen!
di Erica Sfredda


Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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