01 Agosto 2021
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La Chiesa Valdese di Lucca, piange il suo Pastore

04-03-2016 22:05 - Fede e spiritualità
Cari fratelli e sorelle,
oggi la morte ci è venuta incontro per gridarci in faccia la sua prepotenza e la sua forza. Il fatto che anche il Fratello Domenico Maselli ci abbia lasciati è un ulteriore segno che la morte non è mai sazia e che gli anni nostri sono come l’erba che verdeggia la mattina; la mattina essa fiorisce e verdeggia, la sera è falciata e inaridisce. (Salmo 90,5-6)
Ma oggi anche il Signore ci vuole incontrare; non in modo visibile, ma con l’annuncio della sua Parola:
La morte è stata sommersa nella vittoria. O morte, dov’è la tua vittoria? ... Ringraziato sia Dio che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo. (1 Corinzi 15,54b - 55a.57)

(estratto dalla storia della Chiesa Valdese di Lucca) …. Nel settembre del 1980 cominciava un nuovo periodo nella storia di questa chiesa ultracentenaria. La Tavola Valdese approfittava del mio trasferimento a Lucca per incaricarmi della cura della chiesa avviando così l’ultimo periodo fino ad oggi.
Fin dall’inizio si cercò di seguire quattro direttrici; la prima fu l’evangelizzazione intesa non come proselitismo, ma come annuncio della buona notizia della liberazione di Gesù. La presenza di insegnanti evangeliche, cui si aggiunse mia moglie, permisero un contatto diretto con insegnanti ed allievi di scuole medie e superiori ed, in genere con persone del ceto medio, oltre, naturalmente i miei studenti lucchesi all’Università di Firenze. Fu presto possibile avere riunioni di studio biblico molto frequentate cui partecipavano anche anziani professori ed alcune suore. Assieme all’attività di studio biblico si cercò di aprire l’ambiente lucchese alla conoscenza della cultura protestante attraverso conferenze del pastore locale e di alcune personalità del mondo evangelico come gli storici Giovanni Goannet e Giorgio Sspioni, i pastori Giuseppe Platone, Luciano Deodato, i teologi Paolo Ricca, Sergio Rostagno, Daniele Garrone, il futuro moderatore Gianni GTenre, il giurista Giorgio Peyrot. Per molti anni vi fu una conferenza al mese.
La seconda direttrice fu l’ecumenismo, favorito dalla personalità del Vescovo Agresti e dall’apertura del responsabile per l’ecumenismo, don Piero Raffaelli. Fu possibile una intensa collaborazione sia nella settimana per l’unità dei cristiani che nella preparazione alla Pentecoste. Da una parte fu distribuito ai cattolici il commento di Lutero al Magnificat, dall’altra furono fatte collette per l’opera missionaria ed anche per l’Istituto Evangelico “Il Gignoro” di Firenze. Don Raffaelli ed il predicatore evangelico Franco Bono collaborarono intensamente per dotare gli alberghi di Lucca di Sacre Scritture. Si studiò la storia della Riforma a Lucca nel ‘500. Particolare intensità ebbe la collaborazione tra la chiesa valdese e la parrocchia di San Paolino sotto la guida di Sirio Valoriani, e di Giuseppe Andreozzi. Durante le missioni dei due preti in Brasile vi fu uno scambio di preghiere e di doni. Particolare valore assunse il dono al Vescovo Agresti della Bibbia Diodati. Intensa e continua fu anche la collaborazione e l’unità con la Chiesa Pentecostale di Altopascio con studi biblici in comune e che divenne anche collaborazione fattiva per l’opera svolta dalla chiesa di Altopascio a favore dei bambini ed adolescenti di Cernobyl. Nel corso degli anni si sono aggiunte altre chiese evangeliche con cui abbiamo rapporti fraterni.
La terza direttrice operativa è stata la prosecuzione della lotta per la laicità dello Stato, la libertà religiosa ed i diritti civili, con alcuni interventi, nel tempo, di persone esperte nei diversi settori, come Sergio Rostagno sulla bioetica, Peppino Englaro sulle direttive di fine vita, ecc. Dal giugno 2011 abbiamo aperto, come in altre chiese valdesi, uno sportello per il testamento biologico.
La quarta direttrice è stata l’accoglienza di comitive evangeliche in visita in Toscana con agapi in comune, o anche l’accoglienza di stranieri evangelici in passaggio a Lucca o immigrati per lavoro. Particolare importanza per la vita della comunità ha avuto l’abituale soggiorno estivo dell’ex ambasciatore olandese Eduardo Kortal Altes e signora che sono stati parte integrante della nostra chiesa e che hanno dedicato la vita alla battaglia per la pace, rinunciando, per questo, ad una grande carriera diplomatica.
Interessante fu anche la partecipazione agli studi biblici di un dottore ebreo, Sciloni, che portò un forte contributo alla comìnoscenza del primo testamento e che, dopo la mia improvvisa e non premeditata elezione alla Camera, continuò a collaborare agli studi biblici, spesso sostituendomi. La parentesi politica non causò nessuna assenza nel servizio domenicale ed ebbe il carattere di un servizio alla città-
La prontezza con cui le fondazioni bancarie lucchesi hanno aiutato i lavori per lo stabile ha mostrato come la chiesa evangelica Valdese di Lucca si sia era inserita nel tessuto della città.
Negli ultimi anni, mentre la collaborazione ecumenica è ancora aumentata grazie agli ultimi due vescovi ed al delegato per l’ecumenismo, don Mauro Lucchesi, ed anche con altre parrocchie, tra cui Sant’Anna, è diminuita molto l’affluenza agli studi biblici ed anche alle conferenze e si puo’ò pensare che la città si sia allontanata per colpa di una crisi che, prima che economica e politica, è morale ed è necessario che tutti i cristiani riprendano una autentica evangelizzazione, anche se è difficile individuare i mezzi che si dovranno e potranno usare.
Dopo avere ospitato una chiesa evangelica filippina per oltre cinque anni ed una apostolica, vediamo degli immigrati tornare alle loro case ed altri avere pochissimo tempo per una vita comunitaria. Tuttavia la chiesa è forse oggi più unita che nel passato.
Non abbiamo dimenticato i legami con i lucchesi di Ginevra anche se non abbiamo potuto realizzare il sogno cullato con il Vescovo Agresti, di un centro ecumenico Lucca-Ginevra, ma abbiamo partecipato alle varie attività legate alla cittadinanza conferita dal sindaco Lazzarini ad un Turrettini e ad un Micheli, ed ho avuto con don Piero Raffaelli, il piacere di celebrare il matrimonio del più giovane Turrettini. Quest’anno abbiamo ricevuto la visita dell’Associazione del Museo della Riforma di Ginevra. E’ stato un incontro fraterno ed affettuoso cui ha fatto seguito anche un rapporto epistolare ed un invito al Museo di Ginevra.
Prima di concludere, devo ringraziare il Signore per avermi dato tanti validi collaboratori. Alcuni ci hanno preceduto nel riposo con il Signore ed in particolare ricorderò i già citati Franco Bono ed Erina Ciafrei , ma l’attuale chiesa è costituita da un piccolo nucleo molto unito in cui ognuno ha il suo posto e la sua funzione. Sono rappresentate tutte le età e tutti gli strati sociali; è una comunità di diaspora perché costituita da persone provenienti da diverse località della lucchesia e non solo.
Desideriamo ricordare che la generosità delle Fondazioni della Banca del Monte, della Cassa di Risparmio e del Monte dei Paschi di Siena ci hanno permesso di mettere in sicurezza la sede, rinforzando la scala, mettendo un montacarichi, un adeguato riscaldamento ed il restauro della facciata. Questo ringraziamento si estende agli architetti Avanzinelli e Vecci.
Il periodo che attraversiamo appare molto oscuro per il tipo di crisi cui abbiamo fatto cenno prima. Riteniamo, pertanto, di dover partecipare con forza alla settimana di evangelizzazione indetta per maggio dalla Tavola Valdese, sapendo che solo un rinnovamento spirituale può salvare il nostro popolo, conviti che su questa strada potremo contare sulla vicinanza degli altri cristiani e degli uomini di buona volontà, convinti, come 150 anni fa, che “dove è lo Spirito del Signore, quivi è libertà” e se Cristo ci fa liberi, saremo veramente liberi.


UN GIORNO UNA PAROLA
2021
A G O S T O
Versetto del mese
Signore, porgi l orecchio,e ascolta!
Signore, apri gli occhi e guarda!
(II Re 10,16)



Salmo della settimana: 14


Domenica 1° Agosto
A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà (Luca 12,48)

Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze (Deuteronomio 6,5)
Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo (I Giovanni 4,19)


E’ possibile amare Dio con mezzo cuore? E’ possibile provare un sentimento con solo un pezzo di cuore? Si può immaginare che il cuore sia composito. Effettivamente la tradizione rabbinica dà un suggerimento per certi versi sconcertante: si deve amare Dio sia con l isinto del bene, sia con l istinto del male. Infatti nell’uomo vi è una natura doppia, nel profondo, che lo costringere perennemente a scegliere. Ora, se è chiaro che cosa vuol dire amare Dio con la componente positiva, bisogna capire che cosa significhi amare Dio con quella negativa. Suggerisco che io pratico una forma di amore verso Dio nel momento in cui domino l’istinto del male, indirizzando verso Dio la capacità di dominare la tendenza malvagia.
Benedetto Carucci Viterbi


Matteo 13, 44-46; Filippesi 3, 4b-14; Geremia 1, 4-10









Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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