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La Cena del Signore, un viatico per camminare insieme

18-11-2015 13:53 - Ecumenismo
Nel corso della recente visita alla Chiesa luterana di Roma papa Francesco esprime apertura sulla condivisione eucaristica per le coppie interconfessionali

Nella rubrica radiofonica "Il cammino verso l´unità", che curo una volta al mese per il programma "Culto evangelico" di Radio 1 Rai (e che viene pubblicata anche su Riforma), per due volte mi sono occupato del tema delle coppie "miste" - o meglio interconfessionali -, quelle dove un coniuge è cattolico e l´altro appartiene ad un´altra confessione cristiana. Ne abbiamo parlato in ottobre per dare voce alle speranze della Rete internazionale delle famiglie interconfessionali, che chiedevano al Sinodo dei vescovi sulla famiglia di smettere di considerarle come un "problema" e di riconoscerne invece la ricchezza e le potenzialità. Le famiglie interconfessionali chiedevano in particolare un passo in avanti nella possibilità, per i coniugi, di accostarsi insieme all´eucarestia o Cena del Signore che dir si voglia (cosa che di norma è possibile nelle chiese evangeliche, ma non in quella cattolica).

La seconda volta, in novembre, siamo tornati sull´argomento per lamentare la frustrazione di queste speranze: la relazione finale del Sinodo da poco concluso, infatti, su questo punto ribadisce quanto previsto dal Direttorio ecumenico del 1993, e cioè che "sebbene gli sposi di un matrimonio misto abbiano in comune i sacramenti del battesimo e del matrimonio, la condivisione dell´Eucaristia non può essere che eccezionale". Anche se nel dibattito sinodale c´erano state delle proposte di apertura, alla fine è prevalsa la posizione più prudente (o più conservatrice). Ma fino a quando sarà possibile fermare le pressioni della base delle chiese, che chiede da tempo di superare lo scandalo della divisione dei cristiani alla mensa eucaristica?

Un vecchio adagio latino dice: Roma locuta, causa finita. Cioè: quando Roma ha parlato, non c´è più niente da fare. Ma si tratta di un detto che forse, con l´attuale pontefice, va rivisto. Pochi giorni fa Francesco, infatti, ci ha riservato una nuova sorpresa, durante la visita alla Chiesa luterana di Roma (15 novembre). Alla domanda di Anke de Bernardinis, una luterana di Roma sposata con un cattolico, che diceva "ci duole assai l´essere divisi nella fede e non poter partecipare insieme alla Cena del Signore" e chiedeva "che cosa possiamo fare per raggiungere, finalmente, la comunione su questo punto?", papa Francesco ha fatto sua la domanda della signora de Bernardinis chiedendosi: "Condividere la Cena del Signore è il fine di un cammino o è il viatico per camminare insieme? Lascio la domanda ai teologi", ha aggiunto Francesco, ma poco più in là si è dato da solo la risposta: "´Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue´, ha detto il Signore, ´fate questo in memoria di me´, e questo è un viatico che ci aiuta a camminare". E ha consigliato di seguire la coscienza: "Vedete voi... E´ un problema a cui ognuno deve rispondere. Mi diceva un pastore amico: ´Noi crediamo che il Signore è presente lì. E´ presente. Voi credete che il Signore è presente. E qual è la differenza?´ ´Eh, sono le spiegazioni, le interpretazioni...´ La vita è più grande delle spiegazioni e interpretazioni. Sempre fate riferimento al battesimo: ´una fede, un battesimo, un Signore´, così ci dice Paolo, e di là prendete le conseguenze. Io non oserò mai dare permesso di fare questo perché non è mia competenza. Un battesimo, un Signore, una fede. Parlate col Signore e andate avanti. Non oso dire di più" (il testo completo delle risposte del papa alle domande rivolte durante l´incontro con i luterani di Roma è disponibile sul sito ufficiale del Vaticano)

Bergoglio, insomma, è molto più avanti dei vescovi. A me pare che il suo pensiero in materia sia chiarissimo: anzitutto, primato della coscienza. L´affermazione che non oserà mai dare un "permesso" di condividere la Cena "perché questo non è mia competenza" non va letta come un pilatesco "lavarsi le mani". Ci vedo piuttosto (ma forse sono i miei "occhiali protestanti"?) il riconoscimento del fatto che la Cena non è nostra bensì, appunto, del Signore: "Parlate col Signore e andate avanti". E poi, la Cena non come approdo finale di un cammino di unità, ma come viatico - cioè letteralmente "provvista per il viaggio" - che ci consente di camminare insieme verso l´unità.

Roma locuta, causa finita? Vedremo quale "Roma" prevarrà, se le parole di apertura del papa o la prudenza del Sinodo dei vescovi. Certo, è paradossale per un protestante, per una volta, "tifare" per il sommo pontefice e non per un organismo collegiale come il Sinodo. Grazie, comunque, al fratello Francesco che ci consente ancora una volta di sperare in una nuova primavera ecumenica.
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
N O V E M B R E
Versetto del mese:
Il Signore diriga i vostri cuori all amore di Dio
e alla paziente attesa di Cristo

(Tessalonicesi 3,5)



Salmo della settimana: 24


Martedì 30 Novembre




I miei giorni sono nelle tue mani ( Salmo 31, 15)
Chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un ora sola alla durata della sua vita? (Luca 12, 25)

Non ti preoccupare di ciò che verrà, non piangere per ciò che passa. Preoccupati piuttosto di non perderti, e piangi quando galleggi nel fiume del tempo senza portare in te il cielo.
Friedrich Schleiermacheer


Ebrei 10, 32-38; Zaccaria 1, 7-17








































































Preghiera



Rivelaci, o Dio,
l itinerario che ci hai preparato,
il cammino sul quale vuoi
che siamo in marcia.
Non lasciarci immobili,
ma scuotici e spingici avanti.
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di pace
affinché possiamo osare la pace.
Liberaci dalle false paure e dai
sospetti, rendici la semplicità
dell amore affinché sappiamo
forgiare gli strumenti della
giustizia, della dignità,
del cibo per tutti e
dell amore fraterno -
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di raddrizzarci e di
fortificarci affinché
gli zoppi camminino senza pena,
affinché i reietti siano accolti,
affinché gli esclusi siano reintegrati
nella famiglia umana,
ed affinché tu sia tutto in tutti
Amen

(Maurice Hammely)
dal quaderno della Cevaa
Riforma 20 agosto 2021
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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