25 Febbraio 2021
News

L´Italia come Labano

05-04-2013 10:46 - Bibbia e attualità
«Che mi hai fatto? Non è per Rachele che ti ho servito? Perché mi hai ingannato?»

(Genesi 29, 25)

La storia di Giacobbe e del suocero Labano è storia di fedeltà, pazienza, perseveranza e, all´opposto, di invidia, menzogna, ricatto, ma è soprattutto storia emblematica che mantenere la parola data ha un valore. Labano con il sotterfugio, giocando suoi sentimenti dell´interlocutore, riesce a portare a casa 14 anni di lavoro gratuito. Infrange i patti iniziali e vorrebbe continuare nella sua politica se non fosse che genero e figlie a un certo punto se ne vanno. È una storia da Far West, dove è facilmente identificabile il buono Giacobbe e il cattivo Labano, e che potrebbe sembrare addirittura banale, pur piacevole nella narrazione, se non fosse che tra i temi centrali, in particolare per noi credenti, tocca quello della promessa.

Qui il Signore sembra non c´entrare, fino a quando Giacobbe non prende da una parte Rachele e Lea e spiega loro che il Signore gli è di nuovo apparso in sogno dicendogli di andarsene. Prima di quel momento le trattative tra lui e Labano sono trattative laiche, di due uomini d´affari, uno dei quali innamorato, perciò più fragile, vulnerabile. Poi la svolta: il Signore del patto gli segnala che non c´è convivenza possibile tra chi rispetta gli accordi e chi non li rispetta, tra chi costruisce la propria vita, e le proprie fortune, sulla menzogna, magari diventando un grande imprenditore o governante, e chi, al contrario, le costruisce sulla verità, fatta di onestà, di trasparenza, di rispetto delle regole stabilite. Valori che Giacobbe non potrà insegnare ai suoi figli se accetta il compromesso con chi quell´onestà la calpesta.

E il Signore pensa ai suoi figli. A tutti i figli, sempre. Ma ancor più perché di lì a poco dovrà incontrare l´angelo a Peniel e sarà chiamato Israele, portando il peso di un nome che sarà Paese, nazione che non è ancora ma sarà, il peso di un futuro. E se è un Paese intero a far passare il principio che si può anche non mantenere la parola data, che ne sarà dei suoi figli? Ecco perché, a costo della sofferenza, lui non viola i patti, ma si sottrae e cerca un altro luogo in cui costruire relazioni di verità. Così, per esempio, quale altro Paese avrebbe potuto fidarsi dell´Italia-Labano se i marò non fossero rientrati in India? Come avrebbe giustificato di non mantenere la parola? Che ne sarebbe stato dei nostri figli e del futuro della nazione? Quale rinnovamento può essere mai possibile se manca l´ABC della lealtà? Non mantenere la parola data spezza i rapporti, semina la zizzania del sospetto, della sfiducia, dell´inganno. Relazioni tra persone e tra nazioni non sono più creative. Creative di pace.

Emmanuela Banfo


Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

F E B B R A I O
Versetto del mese:
Rallegratevi perché i vostri nomi
Sono scritti nei cieli
(Luca 10, 20)
Salmo della settimana:63


Giovedì 25 Febbraio

Tu sei il mio alto rifugio, il mio asilo. O mio salvatore, tu mi salvi dalla violenza (II Samuele 22,3)
Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né profondità, né alcun altra creatura potranno separarci dall amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Romani 8, 38-39)

Signore, Padre nei cieli, in cui è la pienezza della grazia e della saggezza, illumina i nostri cuori mediante il tuo santo Spirito e dacci la grazia di ricevere la tua parola con il rispetto e l umiltà senza i quali nessuno può comprendere la tua verità. Nel nome di Cristo, Signore nostro.
Giovanni Calvino


Giacomo 4, 1-10; Luca 11, 1-4





Preghiera

Quando il passato ci opprime,
quando il presente ci angustia,
quando il futuro ci spaventa,
alziamo gli occhi verso di te.

Donaci, Signore, i segni della tua presenza
in mezzo alla confusione del mondo e delle nostre vite!
Ti chiediamo di imprimere nei nostri cuori
le tue promesse per rafforzarci e guidarci ogni giorno
Helmut Gollwitzer



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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