01 Agosto 2021
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LIBERARSI DALLA RABBIA di Sergio Manna

26-04-2013 09:41 - Bibbia e attualità
«Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sopra la vostra ira» (Efesini 4,26)

Mi è sempre piaciuto questo versetto, perché prende sul serio il fatto che è impossibile non adirarsi e che non è vero che "bravi cristiani" siano coloro che non si arrabbiano mai. Il problema non è arrabbiarsi. Il problema è cosa facciamo della nostra ira. Negarla non è mai salutare, poiché in tal modo si finisce per covarla a lungo giungendo magari ad esplosioni improvvise che possono nuocere tanto a chi è preda dell´ira quanto a chi ne diventa l´obiettivo.
L´autore della lettera agli Efesini distingue, con saggezza, tra l´ira (che non è di per se stessa un peccato) e le sue conseguenze (che invece possono davvero far male e, dunque, tradursi in peccato). L´invito sembra essere quello a non tenersi dentro la rabbia, a non negarla, a non covarla a lungo dentro di noi, ad ammetterla senza paura, cercando magari le forme e i modi per esprimerla costruttivamente, prima che il giorno finisca. Aiutare noi stessi e gli altri a comprendere le ragioni più profonde della propria ira e a parlarne è il primo passo verso la liberazione.

Al contrario l´ira negata, nascosta, repressa o alimentata nel silenzio, può diventare distruttiva non solo per gli altri, ma anche per la persona stessa che la prova. Talvolta la cosa migliore che possiamo fare per una persona arrabbiata è aiutarla a verbalizzare la propria ira, offrirle il nostro ascolto e accogliere il suo sfogo senza esprimere alcun giudizio. L´esperienza insegna che spesso basta già questo a far sì che la rabbia venga depotenziata dei suoi effetti deleteri. Perciò, se oggi o nei prossimi giorni ci imbatteremo in persone adirate, proviamo ad ascoltarle, donando loro un poco del nostro tempo. Se, invece, siamo noi ad essere adirati, allora, dopo aver pregato, cerchiamo una persona capace di ascoltare senza giudicare e apriamole il nostro cuore. Chissà che allora il sole non tramonti sopra la nostra calma ritrovata.

Fonte: Chiesavaldese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
A G O S T O
Versetto del mese
Signore, porgi l orecchio,e ascolta!
Signore, apri gli occhi e guarda!
(II Re 10,16)



Salmo della settimana: 14


Domenica 1° Agosto
A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà (Luca 12,48)

Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze (Deuteronomio 6,5)
Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo (I Giovanni 4,19)


E’ possibile amare Dio con mezzo cuore? E’ possibile provare un sentimento con solo un pezzo di cuore? Si può immaginare che il cuore sia composito. Effettivamente la tradizione rabbinica dà un suggerimento per certi versi sconcertante: si deve amare Dio sia con l isinto del bene, sia con l istinto del male. Infatti nell’uomo vi è una natura doppia, nel profondo, che lo costringere perennemente a scegliere. Ora, se è chiaro che cosa vuol dire amare Dio con la componente positiva, bisogna capire che cosa significhi amare Dio con quella negativa. Suggerisco che io pratico una forma di amore verso Dio nel momento in cui domino l’istinto del male, indirizzando verso Dio la capacità di dominare la tendenza malvagia.
Benedetto Carucci Viterbi


Matteo 13, 44-46; Filippesi 3, 4b-14; Geremia 1, 4-10









Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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