23 Agosto 2019

News

LIBERARSI DALLA RABBIA di Sergio Manna

26-04-2013 09:41 - Bibbia e attualità
«Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sopra la vostra ira» (Efesini 4,26)

Mi è sempre piaciuto questo versetto, perché prende sul serio il fatto che è impossibile non adirarsi e che non è vero che "bravi cristiani" siano coloro che non si arrabbiano mai. Il problema non è arrabbiarsi. Il problema è cosa facciamo della nostra ira. Negarla non è mai salutare, poiché in tal modo si finisce per covarla a lungo giungendo magari ad esplosioni improvvise che possono nuocere tanto a chi è preda dell´ira quanto a chi ne diventa l´obiettivo.
L´autore della lettera agli Efesini distingue, con saggezza, tra l´ira (che non è di per se stessa un peccato) e le sue conseguenze (che invece possono davvero far male e, dunque, tradursi in peccato). L´invito sembra essere quello a non tenersi dentro la rabbia, a non negarla, a non covarla a lungo dentro di noi, ad ammetterla senza paura, cercando magari le forme e i modi per esprimerla costruttivamente, prima che il giorno finisca. Aiutare noi stessi e gli altri a comprendere le ragioni più profonde della propria ira e a parlarne è il primo passo verso la liberazione.

Al contrario l´ira negata, nascosta, repressa o alimentata nel silenzio, può diventare distruttiva non solo per gli altri, ma anche per la persona stessa che la prova. Talvolta la cosa migliore che possiamo fare per una persona arrabbiata è aiutarla a verbalizzare la propria ira, offrirle il nostro ascolto e accogliere il suo sfogo senza esprimere alcun giudizio. L´esperienza insegna che spesso basta già questo a far sì che la rabbia venga depotenziata dei suoi effetti deleteri. Perciò, se oggi o nei prossimi giorni ci imbatteremo in persone adirate, proviamo ad ascoltarle, donando loro un poco del nostro tempo. Se, invece, siamo noi ad essere adirati, allora, dopo aver pregato, cerchiamo una persona capace di ascoltare senza giudicare e apriamole il nostro cuore. Chissà che allora il sole non tramonti sopra la nostra calma ritrovata.

Fonte: Chiesavaldese.org

UN GIORNO UNA PAROLA

A G O S T O
Versetto del mese:
Andando, predicate e dite: «Il regno dei cieli è vicino» (Matteo 10,7)


Salmo della settimana: 70

Venerdì 23 Agosto

A te, Signore, la grandezza, la potenza e la gloria, lo splendore, la maestà, poiché tutto quello che sta in cielo e sulla terra è tuo. (I Cronache 29,11)
Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria l’onore e la potenza: perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono (Apocalisse 4,11)

Tu sei più d’ogni cosa / Come è possibile cantarti? / Potrà mai la parola celebrarti, se nessuna voce può esprimerti?/ Ogni cosa parla diTe / Ciò che ha voce e ciò che non ha voce / Ogni cosa onora Te / Ciò che ha intelletto e ciò che non ha intelletto / A Te si innalzano i desideri di tutti / A Te le sofferenze di tutti / Tutto il creato supplica Te / quanto comprende il Tuo universo / a Te eleva un inno silenzioso
Gregorio di Nazianzio

Geremia 1, 11-19; Matteo 11, 20-24


Preghiera

Signore nostro, la tua Parola
ci cerca, la tua voce desidera il
nostro cuore per prendere dimora
in noi e da lì poter risuonare
nel mondo. Accogli la nostra
disponibilità, anche se fragile,
anche se piena di contraddizioni,
e vieni ad abitare in noi. Dona
la forza del tuo Spirito, respiro
di vita, che ci sostenga quando
la tua Parola brucia, che ci dia
il coraggio di andare avanti
quando nulla è chiaro, quando senza
te il nostro passo sarebbe troppo
incerto.
Ascoltaci, Signore nostro, nel
nome del tuo figlio Gesù, e donaci
il respiro del tuo spirito Santo.
Amen
da Riforma
del 29 marzo 2019



Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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