01 Agosto 2021
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LA RIFORMA E IL CRISTIANESIMO CONSAPEVOLE

28-07-2016 17:18 - Bibbia e attualità
Il contributo della Riforma protesatnte alla formazione del mondo moderno e di una società più giusta

(Fulvio Ferrario) Qualcuno sostiene che la Riforma del 16. secolo non sia mai esistita, nel senso che tale etichetta raccoglie movimenti spirituali assai diversi tra loro e, anche, ricchi di elementi contrastanti. Io ritengo invece che, pur con tutte le articolazioni - che effettivamente sono numerose e di grande rilievo - sia possibile individuare un denominatore comune dei progetti riformatori: si tratta di potenti tentativi di rivitalizzazione spirituale della chiesa.

Rivitalizzare la chiesa
Naturalmente essi sono stati anche molto altro, sul piano storico, politico e culturale: hanno trasformato l´Europa e contribuito in termini decisivi a determinare la storia mondiale. Tutto, però, è nato e si è alimentato dalla concentrazione sul nome di Gesù Cristo e sul suo significato nella vita quotidiana.
Si afferma spesso, e non senza ragione, che i Riformatori abbiano spostato il baricentro della vita cristiana dal convento al mondo. Ciò è avvenuto, tuttavia, partendo dalla chiesa, intesa anche e proprio come edificio, e da quello che in chiesa accade.

La Riforma e la predicazione
Anzitutto la predicazione. La Bibbia dei Riformatori è una Bibbia predicata. Naturalmente si predicava anche prima del 16. secolo, ma è un fatto che il grande rinnovamento della pratica cristiana che chiamiamo Riforma passi attraverso una grande scommessa sulla possibilità di trasformare la chiesa e la società mediante la parola orale. La diffusione di massa della Bibbia come libro risale all´Ottocento: nel Cinquecento la Scrittura era condivisa anzitutto mediante la predicazione.
Se leggiamo oggi le prediche dei Riformatori, le troviamo insopportabilmente lunghe, spesso piuttosto impegnative dal punto di vista dottrinale, ma riusciamo ancora a coglierne la chiarezza e la volontà di "inculcare" il centro del messaggio scritturale, cioè Cristo stesso. L´italiano "inculcare" traduce qui il verbo treiben, importantissimo per Lutero e che le traduzioni tedesche moderne rendono con einprägen: l´evangelo non è un teorema complicato. È dono di Dio, che passa attraverso un discorso umano.

Rinnovamento della liturgia
La predicazione si inquadra nel culto della comunità e per questo la Riforma ha profondamente rinnovato la liturgia e, in particolare, il canto. Il canto della Riforma (menzioniamo solo le due espressioni più significative: il corale luterano e il salterio ugonotto) costituisce un fenomeno spirituale e culturale di importanza paragonabile alle grandi opere teologiche del 16. secolo. Mediante melodie e testi semplici e profondi, la bellezza dell´evangelo risuona sulle labbra di uomini e donne che, in tal modo, la interiorizzano.

Diffusione dell´insegnamento
La terza dimensione della concentrazione riformatrice sul nome di Gesù è la catechesi: la Riforma produce molti e buoni catechismi, perché ritiene che la fede generi intelligenza e comprensione. Nemmeno questa è una novità: credo per poter comprendere è un celebre motto medievale. La Riforma, infatti, non nasce dal nulla: in essa vive la chiesa apostolica, nel quadro della grande tradizione cristiana. La riforma è un evento di catechesi perché vuole accompagnare la crescita di discepole e discepoli adulti, in grado di testimoniare in parole e gesti maturati in una coscienza consapevole.

Contributo alla costruzione del mondo
La grande convinzione dei Riformatori, dunque, è che un cristianesimo consapevole trasforma il mondo, anche e proprio quello "laico". La cosiddetta Europa cristiana è oggi in grande difficoltà: lo scossone dell´ondata migratoria riporta a galla i più meschini particolarismi e il cinismo (oggi chiamato "populismo") che nel Novecento ha prodotto tragedie. La Riforma richiama le chiese al loro compito specifico: non saper altro se non Cristo e questi crocifisso. Se esse lo svolgeranno, potranno anche, come ha fatto la Riforma, rendere un servizio significativo alla costruzione di una società meno disumana.

Fonte: Voce Evangelica
UN GIORNO UNA PAROLA
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A G O S T O
Versetto del mese
Signore, porgi l orecchio,e ascolta!
Signore, apri gli occhi e guarda!
(II Re 10,16)



Salmo della settimana: 14


Domenica 1° Agosto
A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà (Luca 12,48)

Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze (Deuteronomio 6,5)
Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo (I Giovanni 4,19)


E’ possibile amare Dio con mezzo cuore? E’ possibile provare un sentimento con solo un pezzo di cuore? Si può immaginare che il cuore sia composito. Effettivamente la tradizione rabbinica dà un suggerimento per certi versi sconcertante: si deve amare Dio sia con l isinto del bene, sia con l istinto del male. Infatti nell’uomo vi è una natura doppia, nel profondo, che lo costringere perennemente a scegliere. Ora, se è chiaro che cosa vuol dire amare Dio con la componente positiva, bisogna capire che cosa significhi amare Dio con quella negativa. Suggerisco che io pratico una forma di amore verso Dio nel momento in cui domino l’istinto del male, indirizzando verso Dio la capacità di dominare la tendenza malvagia.
Benedetto Carucci Viterbi


Matteo 13, 44-46; Filippesi 3, 4b-14; Geremia 1, 4-10









Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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