18 Ottobre 2021
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L´unicità di Gesù - commento a Romani 5, 18

03-03-2016 14:16 - Fede e spiritualità
Sono io, che parlo con giustizia, che sono potente a salvare
Isaia 63, 1

Come con una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così pure, con un solo atto di giustizia, la giustificazione che dà la vita si è estesa a tutti gli uomini
Romani 5, 18

«Tana libera tutti!» gridano i bambini accorti che, a nascondino, riescono a liberare i compagni di gioco. Questa semplice immagine può aiutarci a comprendere l’argomentazione di Paolo. Il «così come Adamo – tanto più Cristo» è una spiegazione profonda, gravida di significato e conseguenze, ma anche rischiosa (e non potrebbe essere altrimenti), che offre il fianco a parecchie critiche. Per esempio, se si insiste troppo sul paragone fra Adamo e Cristo, ci si può chiedere: «Perché peccato e morte si trasmettono automaticamente, come fossero geni ereditari, mentre giustificazione e salvezza no?». L’annuncio dell’Evangelo, che rivela la giustizia di Dio, è trasmesso: se non fosse così, non saremmo più qua da secoli. E può essere che la trasmissione sia ancora dai genitori ai figli, ma non è più da «carne a carne», ma «da fede a fede» (Rom. 1, 16-17). Nel ragionamento di Paolo, ciò che non dobbiamo perdere di vista è il senso generale di un discorso che tenta l’impossibile: comunicare l’unicità di Gesù, una parola e un evento inclassificabile, fuori scala. Solo in lui, proprio in quanto Cristo, Figlio di Dio, veramente e propriamente Dio e veramente e propriamente uomo, c’è salvezza. Se Adamo rappresenta la sorgente di un corso d’acqua che nei secoli diventa fiume, lago e mare aperto, un oceano di peccato e di morte, il Signore è colui che da solo, senza il benché minimo impulso “ecologista” da parte dell’umanità, bonifica e depura quest’acqua rendendola nuovamente potabile, fonte di vita. Qualunque illustrazione si usi, qualunque spiegazione si tenti, rimane un mistero della grazia di Dio. Ma in fondo, se ci pensiamo, nei momenti difficili, quando disperiamo di poter vincere le nostre sfide, cos’è che ci sostiene e ci dà la forza di andare avanti? La conoscenza razionale delle regole del gioco o la speranza fiduciosa che in ogni istante può risuonare il grido «Tana libera tutti!»?

Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
O T T O B R E
Versetto del mese:
Facciamo attenzione gli uni agli altri
per incitarci all’amore e alle buone opere

(Ebrei 10, 24)



Salmo della settimana: 62

Domenica 17 Ottobre
O uomo, egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; che altro richiede da te il Signore, se non che tu pratichi la giustixzia, che tu ami la misericordia e cammini umilmente con il tuo Dio? (Michea 6,8)


Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come l agnello condotto al mattatoio, egli non aprì la bocca (Isaia 53,7)
Oltraggiato, Gesù non rendeva gli oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva a colui che giudica giustamente (I Pietro 2,23)


Tu sai cosa è la sofferenza, tu sai cosa è il dolore, perché sei mio fratello, figlio dell uomo e di Dio
Otmar Schulz


Marco 10, 2-16; II Corinzi 3, 3-9; Genesi 8, 18-22; 9,12-17























































Preghiera



Rivelaci, o Dio,
l itinerario che ci hai preparato,
il cammino sul quale vuoi
che siamo in marcia.
Non lasciarci immobili,
ma scuotici e spingici avanti.
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di pace
affinché possiamo osare la pace.
Liberaci dalle false paure e dai
sospetti, rendici la semplicità
dell amore affinché sappiamo
forgiare gli strumenti della
giustizia, della dignità,
del cibo per tutti e
dell amore fraterno -
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di raddrizzarci e di
fortificarci affinché
gli zoppi camminino senza pena,
affinché i reietti siano accolti,
affinché gli esclusi siano reintegrati
nella famiglia umana,
ed affinché tu sia tutto in tutti
Amen

(Maurice Hammely)
dal quaderno della Cevaa
Riforma 20 agosto 2021
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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