23 Luglio 2021
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L´unicità di Gesù - commento a Romani 5, 18

03-03-2016 14:16 - Fede e spiritualità
Sono io, che parlo con giustizia, che sono potente a salvare
Isaia 63, 1

Come con una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così pure, con un solo atto di giustizia, la giustificazione che dà la vita si è estesa a tutti gli uomini
Romani 5, 18

«Tana libera tutti!» gridano i bambini accorti che, a nascondino, riescono a liberare i compagni di gioco. Questa semplice immagine può aiutarci a comprendere l’argomentazione di Paolo. Il «così come Adamo – tanto più Cristo» è una spiegazione profonda, gravida di significato e conseguenze, ma anche rischiosa (e non potrebbe essere altrimenti), che offre il fianco a parecchie critiche. Per esempio, se si insiste troppo sul paragone fra Adamo e Cristo, ci si può chiedere: «Perché peccato e morte si trasmettono automaticamente, come fossero geni ereditari, mentre giustificazione e salvezza no?». L’annuncio dell’Evangelo, che rivela la giustizia di Dio, è trasmesso: se non fosse così, non saremmo più qua da secoli. E può essere che la trasmissione sia ancora dai genitori ai figli, ma non è più da «carne a carne», ma «da fede a fede» (Rom. 1, 16-17). Nel ragionamento di Paolo, ciò che non dobbiamo perdere di vista è il senso generale di un discorso che tenta l’impossibile: comunicare l’unicità di Gesù, una parola e un evento inclassificabile, fuori scala. Solo in lui, proprio in quanto Cristo, Figlio di Dio, veramente e propriamente Dio e veramente e propriamente uomo, c’è salvezza. Se Adamo rappresenta la sorgente di un corso d’acqua che nei secoli diventa fiume, lago e mare aperto, un oceano di peccato e di morte, il Signore è colui che da solo, senza il benché minimo impulso “ecologista” da parte dell’umanità, bonifica e depura quest’acqua rendendola nuovamente potabile, fonte di vita. Qualunque illustrazione si usi, qualunque spiegazione si tenti, rimane un mistero della grazia di Dio. Ma in fondo, se ci pensiamo, nei momenti difficili, quando disperiamo di poter vincere le nostre sfide, cos’è che ci sostiene e ci dà la forza di andare avanti? La conoscenza razionale delle regole del gioco o la speranza fiduciosa che in ogni istante può risuonare il grido «Tana libera tutti!»?

Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
L U G L I O
Versetto del mese
Affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo,
come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi

(Atti degli apostoli 17, 27)


Salmo della settimana: 9


Venerdì 23 Luglio

Gli occhi miei prevengono le veglie della notte, per meditare la tua parola (Salmo 119, 148)
Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo (Luca 2,19)

La parola giusta viene dal silenzio e il silenzio giusto viene dalla Parola
Dietrich Bonhoeffer


Luca 22, 14-20; Atti degli apostoli 23, 1-11














Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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