12 Dicembre 2019

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L´umanesimo alla prova della Riforma

19-10-2016 12:17 - appunti del moderatore
Dei due centenari uno è alle porte, l´altro quasi agli sgoccioli. Eppure il 1517 non si capisce (non del tutto, almeno) se non si tiene presente il 1516. Prima delle 95 tesi di Martin Lutero sulla legittimità delle indulgenze, infatti, l´anno precedente a Basilea c´era stata la pubblicazione del Novum Instrumentum Omne, ovvero l´edizione critica del testo greco del Nuovo Testamento allestita da Erasmo da Rotterdam con grande abbondanza di apparati e con una traduzione latina che deliberatamente prescindeva dal dettato della Vulgata. «Il Novum Instrumentum del 1516 è ben noto a Lutero – ricorda il prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano, monsignor Franco Buzzi –, che se ne serve nello stesso anno per il suo commento al capitolo 8 della Lettera ai Romani. Cinque anni più tardi, nel 1521, quando in poche settimane Lutero traduce in tedesco tutto il Nuovo Testamento, è ancora del lavoro di Erasmo che fa tesoro, e per l´esattezza della seconda edizione del Novum Instrumentum, apparsa nel 1519 in veste molto accresciuta».

È un intreccio che monsignor Buzzi conosce bene. Tra i fondatori dell´Accademia di studi luterani in Italia (Asli), ha dedicato contributi importanti alla stagione della Riforma, senza per questo disdegnare la divulgazione di alto profilo (recentissimo è il sintetico La Bibbia di Lutero, realizzato in coedizione dalla protestante Claudiana e dalla cattolica Emi, pagine 96, euro 9,50). Da qualche tempo lo studioso è impegnato nella riorganizzazione dei suoi saggi in un´opera complessiva, La porta della modernità, di cui Jaca Book ha pubblicato nel 2014 il primo volume, intitolato appunto a Erasmo e Lutero (pagine X+292, euro 22,00). Nei mesi scorsi è invece uscito, presso lo stesso editore, il secondo volume, Religione, cultura e scienza a Milano. Secoli XVI-XVIII (pagine XIV+546, euro 30,00), dove a giganteggiare sono i cardinali Carlo e Federigo Borromeo. Nel terzo, in preparazione, l´attenzione si sposterà sui temi cruciali della felicità e della libertà.

Torniamo per un momento all´incontro tra Lutero ed Erasmo?
«L´incontro, se vogliamo usare questo termine, avviene sul territorio dell´umanesimo, che riveste un ruolo importante nella formazione di Lutero – risponde monsignor Buzzi –. Penso in particolare ai contatti con i circoli umanistici di Erfurt e Wittemberg, dai quali discende l´interesse di Lutero per una strumentazione che permetta di accedere ai testi in lingua originale. Con un duplice esito: la correttezza filologica da una parte e, dall´altra, il costituirsi della moderna lingua tedesca, che attraverso la traduzione della Bibbia compiuta da Lutero diventa lingua nazionale».

E sul piano teologico, invece?
«Qui Lutero non può che prendere le distanze dall´umanesimo e, di conseguenza, dallo stesso Erasmo. Nulla è più lontano dalla sua visione del mondo di un antropocentrismo che rende l´uomo padrone del suo stesso destino, elevandolo ad artefice della propria felicità. Un piccolo dio dal quale tutto dipende, compresa l´organizzazione politica della società. Per Lutero questo è inaccettabile, perché rappresenta una diminuzione della gloria di Dio da parte di una creatura che ha tradito la propria vocazione originaria di servire e adorare Dio stesso nella fede».

Ma se Lutero è antiumanista, come può essere che il protestantesimo sia considerato illuminista?
«Siamo davanti a un equivoco messo in circolo dalla sto- riografia del Novecento e già presente, almeno in parte, in alcuni autori dell´Ottocento, per i quali Lutero sarebbe stato il paladino di una libertà che, per adoperare la terminologia kantiana, consente all´uomo di uscire dallo stato di minorità. Lutero, in realtà, tutto è tranne che un anticipatore dell´illuminismo. Al contrario, nei suoi scritti si trova una chiara denuncia dei rischi derivanti dalla domina ratio, vale a dire da una ragione assolutizzata e trasformata in divinità. Per Lutero esiste una sola libertà, che deriva al cristiano dal dono della grazia, in virtù della quale l´uomo è affrancato da se stesso e dal male. Si tratta di un percorso spirituale, non di un proclama politico: per la fede l´uomo è libero da tutto e serve soltanto Dio, per la carità è servo di tutti in tutto».

L´umanesimo avrebbe potuto rappresentare una via per impedire lo scisma tra Lutero e la Chiesa?
«Nei primi anni della Riforma una ricomposizione era ancora possibile, ma non attraverso l´umanesimo. E non grazie ad Erasmo, potremmo aggiungere. Lutero ne riconosceva la superiorità in materia linguistica e filologica, ma non ne condivideva affatto le posizioni teologiche. Per quanto, su alcune questioni particolari, le loro convinzioni fossero molto simili».

A che cosa si riferisce?
«Alle critiche rivolte alla teologia dell´epoca e, nella fattispecie, a una predicazione che si accontentava di ripetere le formule vuote e astratte della tarda Scolastica, senza preoccuparsi minimamente di venire incontro alle autentiche esigenze spirituali dei fedeli. Erasmo è animato da un senso profondo del Vangelo, che per lui si pone in sintonia perfetta con la ragione. Lutero, al contrario, si colloca nella tradizione della teologia agostiniana, che assegna una funzione fondamentale all´azione della grazia. Ecco, l´agostinismo molto più dell´umanesimo avrebbe potuto impedire che si consumasse la rottura con Roma».

Vuol dire che in origine le posizioni non erano inconciliabili?
«No, in origine no. La sconfessione reciproca avrebbe potuto essere evitata, anche perché la posizione opposta a quella di Lutero, quella cioè che istituisce il primato delle opere rispetto alla grazia, era già stata condannata da tempo sotto forma dell´eresia pelagiana».

E allora da dove vengono questi cinque secoli di contrapposizione?
«In buona parte dagli sviluppi del pensiero di Lutero successivi allo scontro frontale con Roma. Il problema non è tanto la questione dei sacramenti, ma una visione ecclesiale che disconosce la successione apostolica e svaluta il sacerdozio ministeriale a tutto vantaggio dell´investitura sacerdotale derivante dal battesimo».

Papa Francesco ha parlato di Lutero come di un riformatore della Chiesa.
«Sì, lo ho fatto inserendosi giustamente in una linea storiografica ormai ben accertata. Oggi sappiamo che Lutero non aveva alcuna intenzione di fondare una nuova Chiesa. Il suo desiderio era semmai quello di riportare l´unica Chiesa alla purezza delle origini. Il resto, oltre che dell´ostinazione dei teologi, è il risultato dell´azione dei principi tedeschi, i quali da tempo aspettavano l´occasione per sottrarsi dalla sfera di influenza di Roma. Patrocinando Lutero, la nobiltà di Germania non ha fatto altro che favorire i propri interessi».


Fonte: Avvenire.it

UN GIORNO UNA PAROLA

D I C E M B R E
Versetto del mese:
““...chi di voi cammini nelle tenebre, privo di luce,confidi nel nome del Signore
e si appoggi al suo Dio”
(Isaia 50,10b)


Salmo della settimana: 80

Mercoledì 11 Dicembre

Noè trovò grazia agli occhi del Signore (Genesi 6, 8)
Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui radicati, edificati in lui e rafforzati dalla fede (Colossesi 2, 6-7)

Dio donaci un cuore che arda di amore per te fino alla fine della vita e che nulla mai ci separi da Te.
Charles Wesley

Apocalisse 2, 1-7; Isaia 45, 9-17


Preghiera


Signore, insegnaci a confessare il nostro
peccato. Dacci intelligenza, per comprendere
quanto esso sia divenuto parte di
un sistema economico e culturale che
genera miseria.
Dacci compassione per evitare di rimanere
prigionieri del risentimento e della
vendetta dei torti subiti.
Dacci creatività, per trovare i modi possibili
per rimediare ai nostri errori.
Dacci speranza, per scongiurare che il
nostro peccato ci getti nella tristezza e
nella depressione.
Dacci fede, per credere che per quanto
grande sia il nostro peccato,
la tua grazia è sempre e comunque
sovrabbondante, in Cristo Gesù, nostro
Signore.





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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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