19 Maggio 2021
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L´umanesimo alla prova della Riforma

19-10-2016 12:17 - appunti del moderatore
Dei due centenari uno è alle porte, l´altro quasi agli sgoccioli. Eppure il 1517 non si capisce (non del tutto, almeno) se non si tiene presente il 1516. Prima delle 95 tesi di Martin Lutero sulla legittimità delle indulgenze, infatti, l´anno precedente a Basilea c´era stata la pubblicazione del Novum Instrumentum Omne, ovvero l´edizione critica del testo greco del Nuovo Testamento allestita da Erasmo da Rotterdam con grande abbondanza di apparati e con una traduzione latina che deliberatamente prescindeva dal dettato della Vulgata. «Il Novum Instrumentum del 1516 è ben noto a Lutero – ricorda il prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano, monsignor Franco Buzzi –, che se ne serve nello stesso anno per il suo commento al capitolo 8 della Lettera ai Romani. Cinque anni più tardi, nel 1521, quando in poche settimane Lutero traduce in tedesco tutto il Nuovo Testamento, è ancora del lavoro di Erasmo che fa tesoro, e per l´esattezza della seconda edizione del Novum Instrumentum, apparsa nel 1519 in veste molto accresciuta».

È un intreccio che monsignor Buzzi conosce bene. Tra i fondatori dell´Accademia di studi luterani in Italia (Asli), ha dedicato contributi importanti alla stagione della Riforma, senza per questo disdegnare la divulgazione di alto profilo (recentissimo è il sintetico La Bibbia di Lutero, realizzato in coedizione dalla protestante Claudiana e dalla cattolica Emi, pagine 96, euro 9,50). Da qualche tempo lo studioso è impegnato nella riorganizzazione dei suoi saggi in un´opera complessiva, La porta della modernità, di cui Jaca Book ha pubblicato nel 2014 il primo volume, intitolato appunto a Erasmo e Lutero (pagine X+292, euro 22,00). Nei mesi scorsi è invece uscito, presso lo stesso editore, il secondo volume, Religione, cultura e scienza a Milano. Secoli XVI-XVIII (pagine XIV+546, euro 30,00), dove a giganteggiare sono i cardinali Carlo e Federigo Borromeo. Nel terzo, in preparazione, l´attenzione si sposterà sui temi cruciali della felicità e della libertà.

Torniamo per un momento all´incontro tra Lutero ed Erasmo?
«L´incontro, se vogliamo usare questo termine, avviene sul territorio dell´umanesimo, che riveste un ruolo importante nella formazione di Lutero – risponde monsignor Buzzi –. Penso in particolare ai contatti con i circoli umanistici di Erfurt e Wittemberg, dai quali discende l´interesse di Lutero per una strumentazione che permetta di accedere ai testi in lingua originale. Con un duplice esito: la correttezza filologica da una parte e, dall´altra, il costituirsi della moderna lingua tedesca, che attraverso la traduzione della Bibbia compiuta da Lutero diventa lingua nazionale».

E sul piano teologico, invece?
«Qui Lutero non può che prendere le distanze dall´umanesimo e, di conseguenza, dallo stesso Erasmo. Nulla è più lontano dalla sua visione del mondo di un antropocentrismo che rende l´uomo padrone del suo stesso destino, elevandolo ad artefice della propria felicità. Un piccolo dio dal quale tutto dipende, compresa l´organizzazione politica della società. Per Lutero questo è inaccettabile, perché rappresenta una diminuzione della gloria di Dio da parte di una creatura che ha tradito la propria vocazione originaria di servire e adorare Dio stesso nella fede».

Ma se Lutero è antiumanista, come può essere che il protestantesimo sia considerato illuminista?
«Siamo davanti a un equivoco messo in circolo dalla sto- riografia del Novecento e già presente, almeno in parte, in alcuni autori dell´Ottocento, per i quali Lutero sarebbe stato il paladino di una libertà che, per adoperare la terminologia kantiana, consente all´uomo di uscire dallo stato di minorità. Lutero, in realtà, tutto è tranne che un anticipatore dell´illuminismo. Al contrario, nei suoi scritti si trova una chiara denuncia dei rischi derivanti dalla domina ratio, vale a dire da una ragione assolutizzata e trasformata in divinità. Per Lutero esiste una sola libertà, che deriva al cristiano dal dono della grazia, in virtù della quale l´uomo è affrancato da se stesso e dal male. Si tratta di un percorso spirituale, non di un proclama politico: per la fede l´uomo è libero da tutto e serve soltanto Dio, per la carità è servo di tutti in tutto».

L´umanesimo avrebbe potuto rappresentare una via per impedire lo scisma tra Lutero e la Chiesa?
«Nei primi anni della Riforma una ricomposizione era ancora possibile, ma non attraverso l´umanesimo. E non grazie ad Erasmo, potremmo aggiungere. Lutero ne riconosceva la superiorità in materia linguistica e filologica, ma non ne condivideva affatto le posizioni teologiche. Per quanto, su alcune questioni particolari, le loro convinzioni fossero molto simili».

A che cosa si riferisce?
«Alle critiche rivolte alla teologia dell´epoca e, nella fattispecie, a una predicazione che si accontentava di ripetere le formule vuote e astratte della tarda Scolastica, senza preoccuparsi minimamente di venire incontro alle autentiche esigenze spirituali dei fedeli. Erasmo è animato da un senso profondo del Vangelo, che per lui si pone in sintonia perfetta con la ragione. Lutero, al contrario, si colloca nella tradizione della teologia agostiniana, che assegna una funzione fondamentale all´azione della grazia. Ecco, l´agostinismo molto più dell´umanesimo avrebbe potuto impedire che si consumasse la rottura con Roma».

Vuol dire che in origine le posizioni non erano inconciliabili?
«No, in origine no. La sconfessione reciproca avrebbe potuto essere evitata, anche perché la posizione opposta a quella di Lutero, quella cioè che istituisce il primato delle opere rispetto alla grazia, era già stata condannata da tempo sotto forma dell´eresia pelagiana».

E allora da dove vengono questi cinque secoli di contrapposizione?
«In buona parte dagli sviluppi del pensiero di Lutero successivi allo scontro frontale con Roma. Il problema non è tanto la questione dei sacramenti, ma una visione ecclesiale che disconosce la successione apostolica e svaluta il sacerdozio ministeriale a tutto vantaggio dell´investitura sacerdotale derivante dal battesimo».

Papa Francesco ha parlato di Lutero come di un riformatore della Chiesa.
«Sì, lo ho fatto inserendosi giustamente in una linea storiografica ormai ben accertata. Oggi sappiamo che Lutero non aveva alcuna intenzione di fondare una nuova Chiesa. Il suo desiderio era semmai quello di riportare l´unica Chiesa alla purezza delle origini. Il resto, oltre che dell´ostinazione dei teologi, è il risultato dell´azione dei principi tedeschi, i quali da tempo aspettavano l´occasione per sottrarsi dalla sfera di influenza di Roma. Patrocinando Lutero, la nobiltà di Germania non ha fatto altro che favorire i propri interessi».


Fonte: Avvenire.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

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Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 27



Martedì 18 Maggio


Ha lasciato il ricordo dei suoi prodigi; il Signore è pietoso e misericordioso (Salmo 111, 4)
Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e diede loro. Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero (Luca 24, 30-31)


Signore Gesù Cristo, è una gioia mangiare e bere in silenzio alla tua mensa, dopo aver udito, capito e amato il senso di questa comunione. E’ una gioia non dover più parlare, spiegare, commentare, ma solo prendere e ricevere.
Andrè Dumas


I Giovanni 4, 1-6; Atti degli apostoli 1, 15-26


Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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